Bankitalia, le polemiche dopo la mozione anti-Visco

Bankitalia, le polemiche dopo la mozione anti-Visco

18 Ottobre 2017 12.35
Like me!

La mozione presentata dal Partito democratico contro il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, per chiedere discontinuità al vertice dell'istituto e contemporaneamente indicare nel successore di Mario Draghi il principale responsabile della «mancanza di un'efficace attività di vigilanza» sul settore bancario (copyright Matteo Renzi), non è piaciuta proprio a nessuno (leggi anche: Banca d'Italia, come si nomina il governatore).

RENZI COSTRETTO SULLA DIFENSIVA. Dopo il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che già il 17 ottobre aveva difeso l'autonomia di Palazzo Koch, è stato il turno dell'ex segretario dem Walter Veltroni, che ha definito la sortita contro Visco una mossa «incomprensibile e ingiustificabile». Ma quella di Veltroni non è affatto una voce isolata, tanto da indurre lo stesso Matteo Renzi a passare sulla difensiva (leggi anche: L'agguato a Visco dimostra che Renzi è eterodiretto).

«Confesso che faccio un po' fatica a seguire da qui le ragioni reali dello scontro», ha detto il fiorentino, partito in treno per la campagna elettorale, «una mozione che riguarda Bankitalia è stata votata dal Pd ed è stata riformulata dal governo. Non c'è nessuno scontro, abbiamo cambiato la mozione in una logica di collaborazione». Dopo la difesa, la stoccata dal sapore propagandistico: «Se qualcuno vuole raccontare che in questi anni nel settore bancario non è successo nulla, quel qualcuno non siamo noi. Perché è successo di tutto. È mancata evidentemente una vigilanza efficace, c'è bisogno di scrivere una pagina nuova».

CALENDA SFERZANTE. Sarà. Eppure un ministro importante del governo Gentiloni, il titolare dello Sviluppo economico Carlo Calenda, c'è andato giù pesante: «Non commento per carità di patria», ha detto, lasciando trasparire tutta la sua irritazione.

BERLUSCONI LA BUTTA SULLA LOTTIZZAZIONE. A Calenda ha fatto eco il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: «La mozione non mi meraviglia. È proprio della sinistra voler occupare tutti i posti di potere dopo le elezioni. Ora fanno passi avanti e vogliono occuparli anche prima».

ANCHE ZANDA PRENDE LE DISTANZE. Persino il capogruppo dem al Senato, Luigi Zanda, ha voluto in qualche modo prendere le distanze: «Quando si tratta di questioni che hanno a che fare con il risparmio dei cittadini e con la stabilità del sistema bancario, bisogna sempre usare il massimo della prudenza possibile. E questo significa che mozioni di questo tipo meno se ne fanno e meglio è», ha detto Zanda, conversando con i cronisti a Palazzo Madama.

BOLDRINI SI ALLINEA A MATTARELLA. Sulla sessa linea la presidente della Camera Laura Bolrini: «La Banca d'Italia è un'istituzione che va tenuta fuori dalle polemiche, perché è nell'interesse dello Stato farlo. Mi allineo a quanto detto dal presidente della Repubblica».

MONTI NON SI SORPRENDE. «Non sono stato tanto sorpreso del fatto che il capo del Pd abbia promosso questa mozione, viceversa mi ha molto sorpreso il fatto che 213 deputati si siano sentiti di approvarla», ha detto invece l'ex premier Mario Monti, «ci rendiamo conto, senza entrare nel merito delle persone, che sono temi che riguardano inestricabilmente anche l'Europa, perché la nostra Banca d'Italia fa parte del sistema europeo delle banche centrali?».

LA CONDANNA GELIDA DI NAPOLITANO. Infine, il commento tranchant dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Mi occupo in verità di altre cose. Non devo occuparmi di quelle che capitano ogni giorno e che sono deplorevoli».

Visco in Commissione d'inchiesta

Mentre su di lui infuriano le polemiche, Visco è arrivato a Palazzo San Macuto, sede della Commissione bicamerale d'inchiesta sul settore bancario, per un incontro propedeutico alla sua audizione. Il mandato di Visco scade il 31 ottobre e anche per questo il presidente della Commissione, Pier Ferdinando Casini, ha deciso di convocarlo tra i primi.

CONSEGNATO L'ELENCO DEI DOCUMENTI RICHIESTI. Casini, assieme ai vice presidenti Mauro Maria Marino e Renato Brunetta, ha fatto sapere che il governatore «in spirito di collaborazione istituzionale ha fornito l'elenco dei documenti richiesti, che saranno messi a disposizione non appena ultimata la classificazione di segretezza in corso da parte degli uffici della Banca d'Italia».

INCONTRO DURATO UN'ORA. L'incontro è durato circa un'ora. Nelle parole di Brunetta: «Abbiamo molto apprezzato la sensibilità del governatore che non si è limitato a una risposta formale, ma è venuto personalmente a parlarci». Di diverso avviso il Movimento 5 stelle, che ha parlato di un gesto «irrituale e gravissimo».

PRIMA DI VISCO TOCCA A BARBAGALLO. Prima di Visco, in ogni caso, davanti alla Commissione dovrà essere ascoltato il capo della vigilanza di Via Nazionale, Carmelo Barbagallo. Si parla già della settimana che inizia il 23 ottobre. Secondo Palazzo Koch, in ogni caso, i lavori della Commissione rappresentano un'occasione in più per fare chiarezza sul proprio operato. Più volte a livello informale si è sottolineato come i documenti sulle azioni di vigilanza svolte in questi anni fossero coperti dal segreto d'ufficio, segreto che l'organismo guidato da Casini può finalmente rimuovere.

BANCHIERI IN SILENZIO STAMPA. Nel frattempo il mondo bancario assiste senza intervenire allo scontro politico-istituzionale. Negli ambienti finanziari c'è preoccupazione per eventuali ripercussioni sulla credibilità dell'Italia. Preme poi la partita delle nuove regole europee sui crediti deteriorati, giudicate dannose. Ufficialmente quindi la bagarre non viene discussa. I banchieri, riuniti a Roma per il comitato esecutivo dell'Abi, hanno evitato ogni commento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *