I guai del Barcellona tra debito monstre, scandali e gestioni scriteriate

Pippo Russo
11/02/2024

Non solo il pasticcio Superlega, la presunta corruzione arbitrale, le macchie sul passato del presidente Laporta. Sulla squadra della Catalogna pesa un rosso da 1 miliardo e 350 milioni di euro. Che ha obbligato a vendere il 25 per cento dei diritti tivù dei prossimi 25 anni. Mentre il nuovo ds Deco ha affari promiscui col super agente Mendes. Il declino di un club spacciato per esempio di democrazia calcistica.

I guai del Barcellona tra debito monstre, scandali e gestioni scriteriate

Nonostante tutto continuano a raccontarlo per ciò che non è. Il Barcellona vive uno dei momenti più drammatici della sua storia, certamente il più difficile sul piano economico-finanziario. Eppure s’insiste a narrarlo come un esempio di democrazia calcistica, di partecipazione. E c’è imperterrito chi alimenta l’equivoco per cui il club blaugrana sarebbe un emblema di azionariato popolare, quanto di più distante dalla realtà: i soci (non azionisti) del Barcellona possono eleggere il presidente, ma fra una tornata elettorale e l’altra hanno scarsissimo margine per incidere sul modo in cui il club viene governato. E ciò è dimostrato dalla sequenza di scandali che hanno macchiato gli anni più recenti e trascinato nel fango gli ultimi due presidenti (Sandro Rosell e Josep Maria Bartomeu) in carica prima del ritornante Joan Laporta, che a sua volta presenta un curriculum non impeccabile.

La squadra simbolo della catalanità è stata inghiottita nel business globale

Ma soprattutto c’è che, da quando questo degrado finanziario e morale è iniziato, non vi è stato il minimo cenno di controtendenza: tutti coloro che si sono alternati alla guida del club hanno fatto peggio dei predecessori. E intanto la società veniva associata, di volta in volta, al pasticcio della Superlega come alle presunte corruzioni arbitrali (il caso dei finanziamenti alla società dell’ex vice-capo degli arbitri spagnoli, Enriquez Negreira, è estremamente imbarazzante), a casi di spionaggio privato, come a rapporti troppo promiscui coi super agenti. Così la squadra che un tempo era simbolo della catalanità si è trasformata sempre più in un marchio sganciato dalla comunità di riferimento e proiettato verso il business globale. Pronta a vendersi il futuro per pagare gli sprechi del presente.

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La demolizione e ricostruzione dello stadio del Barcellona, il Camp Nou (Getty).

Debito spaventoso, costi fuori controllo e mentalità da too big to fail

Si deve partire da un dato: 1 miliardo e 350 milioni di euro. È il debito cumulato dal Barcellona alla data di giugno 2023. A darne notizia è stato Eduard Romeu, vicepresidente del club con delega agli affari economici. Questa montagna debitoria è frutto di una spesa fuori controllo, tipica di un’azienda entrata in una mentalità da too big to fail. Purtroppo per loro, adesso è il debito a essere diventato too big e basta. Talmente esorbitante da non fare intravedere vie d’uscita. A questa massa debitoria contribuisce un foglio salariale che alla voce “calciatori” registra cifre da corporation globale: 625 milioni di euro.

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Il presidente del Barcellona Joan Laporta (Getty).

Il club non perde occasione per scatenarsi sul calciomercato

Nonostante ciò il club non perde occasione per scatenarsi sul mercato dei trasferimenti, pretendendo di competere per l’acquisizione dei calciatori più costosi e di garantire loro salari competitivi con quelli della Premier League e del Real Madrid. Ovvio che un debito così imponente non sia stato privo di conseguenze. In Spagna le operazioni sul mercato dei trasferimento in entrata sono vincolate al rispetto di parametri economici molto severi, controllati dalla Liga. Per stare entro quei parametri il Barça deve sempre fare degli aggiustamenti che costringono i calciatori in entrata a rimanere nel limbo per qualche giorno o settimana. Né è stata sufficiente una revisione dei parametri favorevole al club catalano. Una situazione destinata a durare.

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Robert Lewandowski e Joan Laporta durante la presentazione del giocatore polacco nell’agosto del 2022 (Getty).

Futuro venduto per sanare la spesa corrente: una gestione suicida

Nel mezzo di una situazione così malferma il club guidato da Laporta ha presentato, nel mese di giugno del 2023, conti di previsione per la stagione 2023-24 che parlano di ricavi da oltre 850 milioni di euro e di un utile da oltre 300 milioni di euro. Come è possibile una performance così in controtendenza rispetto ai numeri già descritti? Semplice: trattasi di numeri “geneticamente modificati”, condizionati da vendite straordinarie che di fatto impiccano il club per il futuro. Nell’estate del 2022 il Barcellona ha infatti ceduto al fondo statunitense Sixth Street il 25 per cento dei diritti televisivi dei prossimi 25 anni in cambio di oltre 500 milioni di euro. Tutto ciò per finanziare debito e spesa correnti e senza curarsi di quanto possa incrementare il valore di mercato di quel 25 per cento nel prossimo quarto di secolo. Una gestione suicida dal punto di vista imprenditoriale, ma presentata come se si trattasse di raffinata ingegneria finanziaria.

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Deco, ex giocatore del Barça e nuovo direttore sportivo (Getty).

Il ruolo del ds Deco e quel conflitto di interessi con Mendes

Dall’inizio della stagione il Barça ha un nuovo direttore sportivo. Si tratta di Deco, ex stella di Porto, Barcellona e Chelsea, brasiliano naturalizzato portoghese. Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che ancora nel momento di assumere l’incarico Deco era agente di calciatori. Di più: tramite la sua agenzia D20 risultava pure proprietario di quote di diritti economici di giocatori, cosa messa al bando dalla Fifa nel 2014. E come se ancora non bastasse, fra i calciatori di cui la D20 controlla i diritti economici c’è anche Raphinha, tesserato del Barcellona. Per assumere il ruolo dirigenziale nel club blaugrana Deco ha formalmente lasciato il ruolo di agente e ha sciolto ogni vincolo ufficiale con D20. Forme salve, ma la sostanza? Inoltre il nuovo direttore sportivo si è formato come agente presso la Gestifute del super agente portoghese Jorge Mendes, che adesso è fra i soggetti più influenti sul calciomercato barcellonista. Un grumo di esagerata promiscuità, insomma. Ma il Barcellona continua a essere narrato come un esempio di democrazia calcistica. Che mondo meraviglioso, quello del calcio globale.