In Florida l’IA sta aiutando a salvare le barriere coralline

Fabrizio Grasso
18/12/2023

Il progetto CeruleanAI sfrutta l’intelligenza artificiale per mappare gli esemplari a rischio per la crisi climatica e prevenire così lo sbiancamento. Gli esperti: «Ci alleggerisce il lavoro e ci permette di stare più tempo in acqua». Preoccupa però il costo ambientale per l’uso dei computer.

In Florida l’IA sta aiutando a salvare le barriere coralline

Il tempo per salvare le barriere coralline si sta esaurendo. La crisi climatica in atto sta surriscaldando l’acqua e cambiando l’habitat naturale delle specie marine, mettendone a serio rischio la sopravvivenza. L’aumento della temperatura negli abissi, infatti, spinge gli animali a espellere le alghe che conferiscono loro il calore e origina il fenomeno dello sbiancamento. Solamente in Florida, dagli Anni 70 si è assistito a una diminuzione del 90 per cento, spinta anche dalla pesca intensiva, dall’inquinamento e dai danni provocati dal passaggio delle navi mercantili e commerciali. «Il restauro non riesce a stare al passo della perdita», hanno spiegato a The Verge gli esperti della Coral Restoration Foundation, organizzazione no profit che ha sede a Key Largo, nella contea di Monroe. «Passiamo più tempo a monitorare i lavori che a operare effettivamente in acqua». Per questo hanno deciso di chiedere aiuto all’intelligenza artificiale.

La crisi climatica sta devastando le barriere coralline. In Florida, gli esperti ricorrono all'IA per monitorare e salvare le specie.
Un sub nuota in mezzo ai coralli colpiti dalla crisi climatica in Florida (Getty Images).

L’IA permette ai sub di passare più tempo in acqua sulle barriere coralline

L’organizzazione ha avviato il progetto CeruleanAI che, sfruttando il potenzia dell’intelligenza artificiale, può mappare rapidamente le barriere coralline. «Non è fantastico che, invece di stare seduto per ore davanti a un pc e monitorare i coralli manualmente, l’IA eseguisse i calcoli al posto tuo?», ha sottolineato Alexander Neufeld, responsabile del programma per la Coral Restoration Foundation. «In questo modo noi possiamo trascorrere molto più tempo in acqua e lavorare a stretto contatto con gli esemplari a rischio». Come funziona però il software IA? Grazie a strumenti all’avanguardia, già in uso per la modellazione 3D dei relitti navali e dei reperti archeologici sottomarini, gli scienziati realizzano immagini in tre dimensioni delle barriere coralline dette fotomosaici. L’IA a questo punto analizza i dati in tempi rapidissimi, fornendo così informazioni sulle specie presenti, la loro esatta ubicazione e quali sono i rischi più imminenti.

«Possiamo implementare con efficienza le modifiche necessarie in base a ciò che vediamo nei dati», ha affermato Neufeld. «L’intelligenza artificiale permette anche di seguire gli eventuali progressi del nostro operato sui fondali o di intervenire per potenziali difetti». Per ricostruire le barriere coralline, gli esperti della fondazione in Florida in prima battuta allevano nuovi coralli sulla terraferma. Artificialmente infatti ricreano l’atmosfera ideale per la riproduzione spontanea oppure per indurli a clonarsi. Solo a questo punto si procede con la “piantumazione” in mare, l’ultima fase del programma di recupero. L’intelligenza artificiale ne segue la crescita giorno dopo giorno e aiuta gli scienziati a monitorare la ricomposizione delle colonia sui fondali marini.

Il costo ambientale per alimentare i software potrebbe essere molto elevato

A fronte di un importante aiuto nella lotta allo sbiancamento delle barriere coralline, l’uso dell’IA potrebbe però avere un ingente costo ambientale. Come ha sottolineato The Verge, per alimentare i computer che consentono agli esperti di ricorrere all’intelligenza artificiale occorrono elevate emissioni di gas serra che, a loro volta, impattano sulla salute del pianeta. Sebbene alcuni sostenitori del programma abbiano espresso preoccupazioni, è ancora troppo presto per poter quantificare le conseguenze sull’ecosistema. I ricercatori dunque sono propensi a supportare l’IA e accettare il rischio, soprattutto se apporta gli enormi benefici che ha già mostrato nei primi mesi di utilizzo. «Non abbiamo ancora perso tutto», ha concluso il dottor Neufeld. «Abbiamo molto lavoro da fare».

La crisi climatica sta devastando le barriere coralline. In Florida, gli esperti ricorrono all'IA per monitorare e salvare le specie.
Un sub “pianta” nuovi coralli sul fondo del mare in Florida (Getty Images).