Battaglia continua

Silvia Zingaropoli
04/02/2011

La Procura chiederà al Gip di processare Berlusconi.

Battaglia continua

Lo schiaffo, tutto sommato, non ha provocato grossi contraccolpi alla Procura di Milano. Con 315 sì e 298 voti contrari, il 3 febbraio 2011 la Camera ha rispedito al mittente, cioè agli uffici giudiziari milanesi, gli atti dell’inchiesta su Ruby e Silvio Berlusconi (leggi l’articolo).
E ha stabilito che la competenza delle indagini sul presidente del Consiglio, accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, è del Tribunale dei ministri, in quanto il premier, quando telefonò alla Questura di Milano per far rilasciare Karima El Mahroug (leggi l’articolo), fermata dalla polizia perché accusata dalla sua coinquilina di furto, agì «nell’esercizio delle sue funzioni».
LA NIPOTE DI MUBARAK. Questo in base al postulato secondo cui Berlusconi era davvero convinto «che Ruby fosse la nipote di un capo di Stato, Mubarak». Da faccenda privata, dunque, gli uomini del Cavaliere hanno “elevato” il caso Ruby a questione di rilievo internazionale.

Il voto della Camera non blocca l’inchiesta

Ma l’esito della votazione era quasi scontato. E, alla luce dei dati già acquisiti, anche abbastanza irrilevante. In realtà quando “l’avvocatissimo” di Berlusconi, Niccolò Ghedini, dice che «i magistrati non possono ignorare questa scelta», sa bene che lo faranno. Di fatto quella di giovedì 3 febbraio 2011 è stata solo una vittoria politica, e il voto della Camera non blocca affatto l’inchiesta di Milano.
D’altronde data la mole delle prove già acquisite, la perquisizione dell’ufficio di Giuseppe Spinelli, il “cassiere” di Berlusconi (leggi l’articolo), non è più così determinante per il proseguimento delle indagini. L’ipotesi più accreditata, al momento, è che i pubblici ministeri rinuncino a questa perquisizione: opzione tra l’altro confermata dall’imminente richiesta di giudizio immediato nei confronti del premier.
LA RICHIESTA DI GIUDIZIO IMMEDIATO. Nei prossimi giorni, infatti, i magistrati inquirenti presenteranno una richiesta in questo senso al Gip Cristina Di Censo per il reato di concussione, accusa legata alla telefonata alla Questura grazie alla quale la minorenne fu affidata a Nicole Minetti. In questo contesto, secondo i pm, Berlusconi agì «in qualità» e non «nella funzione di presidente del Consiglio». Ed è proprio per questo che i giudici ritengono di avere la cosiddetta “competenza funzionale”.
Oltre a ciò, i magistrati starebbero valutando l’opportunità di seguire la stessa strada, quella del giudizio immediato nei confronti del premier, per il reato di prostituzione minorile (leggi l’articolo).

La parola al Gip di Milano Cristina Di Censo

La parola passa dunque a Di Censo, che dovrà stabilire se la competenza sulle accuse a carico di Silvio Berlusconi è del Tribunale dei ministri o del Tribunale ordinario di Milano.
Se dovesse realizzarsi la seconda ipotesi, ovvero se l’azione penale venisse esercitata nonostante il parere negativo della Camera e del Tribunale dei ministri, a quel punto la questione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (leggi l’articolo) verrebbe sollevata di fronte alla Corte Costituzionale. Anzi, questo potrebbe accadere addirittura prima della decisione del giudice per le indagini preliminari: ne è convinto lo stesso Ghedini, secondo il quale «così prevede la norma costituzionale».
IN ATTESA DEL PARERE DELLA CONSULTA. Comunque sia, il ricorso alla Consulta in questo caso non comporterebbe la sospensione obbligatoria del processo (come accade invece per i quesiti di legittimità costituzionale), anche se in genere si preferisce attendere il parere della Corte Costituzionale.
E mentre lo stesso Ghedini afferma che «la leale collaborazione tra poteri comporterebbe, ora, che gli atti vadano al Tribunale dei ministri», l’opposizione tuona: «Berlusconi vuole il Tribunale dei ministri perché punta a evitare il processo facendosi scudo delle autorizzazioni a procedere».
In questa chiave è facile comprendere ora cosa intendesse Pierluigi Castagnetti, presidente della Giunta delle autorizzazioni, con quel «presto dovremmo occuparci di nuovo di questa vicenda» pronunciato pochi attimi dopo la votazione in Aula. Insomma, il caso non è affatto chiuso. E questa, per ora, è l’unica certezza.