Battista il futurista

Bruno Giurato
14/12/2010

L'editorialista del Corriere è stracitato da Fli.

Battista il futurista

È la grande sensibilità di Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della sera, che orienta la delicata fase politica. La strappo di Futuro e Libertà si gioca sui rami sottili di una dialettica iper-bizantina, perciò serve qualcuno che di delicatezza e sensibilità sia maestro. Dunque, Pigi Battista (gli amici lo chiamano così ma se qualcuno lo fa in pubblico lui puntualizza: «Pierluigi») è stato citato dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, a Bastia Umbra, alla convention di Fli, e poi dal coordinatore Italo Bocchino nel discorso del 14 dicembre 2010 alla Camera.
Battista, nel suo commento dell’8 novembre alla Convention umbra e in quello del 14 dicembre al voto di (s)fiducia, aveva, con acuta sensibilità, messo in evidenza la situazione di rischio in cui Fini si trova.

Pigi il “cerchiobattista”

Ma allo stesso tempo aveva dato legittimità e riconosciuto la portata della proposta (e anche dell’azzardo di Fli). Il metodo “cerchiobattista” (evoluzione tutta italiana della dialettica hegeliana, altro che Don Benedetto Croce), quello dello sdoganamento con cautela, dell’affettuosità severa è quello che nella temperie funziona meglio. È quasi un fatto dawiniano, sono gli eventi a selezionare le specie che sopravvivono, e soprapensano; ma con appiombo istituzionale. Battista fu anche il candidato finiano alla guida del Tg 1, ma la partita la perse contro l’ ex reporter di buone suole all’epoca di Tangentopoli, Augusto Minzolini.
Poi l’uomo Battista è un bel contrasto con l’immagine e la funzione. Straordinario battutaro in privato, capace di imitazioni di amici e colleghi che scatenano risate in qualsiasi tavola nel quadrato magico Trastevere- piazza di Spagna-piazza del Popolo- piazza Venezia, si dice preferisca le amatriciane ai piatti di pesce: le indiscrezioni riferiscono di paura delle spine.
Fratello di latte di Paolo Mieli, che se lo portò dietro dalla Stampa al Corriere, amico fraterno di Giuliano Ferrara, che seguì a Panorama, al contrario dell’Elefantino ha giocato la sua carriera sull’understatement. Ferrara ha accumulato vari incidenti di percorso e uscite di strada, cicatrici sulle squame di vecchio drago. Lui, Battista, no. Dal ’68 al liceo Mamiani di Roma alla redazione del Manifesto, alla scoperta dei Radicali, poche cicatrici.  E niente spine di pesce.