Bavaglio d’Ungheria

Redazione
22/12/2010

da Berlino Pierluigi Mennitti È intervenuto ufficialmente il governo tedesco nella polemica che agita l’Ungheria, dopo l’approvazione della legge che...

Bavaglio d’Ungheria

da Berlino
Pierluigi Mennitti

È intervenuto ufficialmente il governo tedesco nella polemica che agita l’Ungheria, dopo l’approvazione della legge che dal prossimo gennaio metterà sotto il controllo di un apposito comitato statale tutte le attività dei media ungheresi. La Süddeutsche Zeitung ha riportato nell’edizione del 23 dicembre le dichiarazioni di Christoph Steegmans, vice-portavoce dell’esecutivo di Berlino, secondo il quale «il fatto che l’Ungheria per i prossimi sei mesi assumerà la presidenza dell’Unione europea significa che il Paese rivestirà una responsabilità particolare per l’immagine dell’intera Europa nel mondo».
STAMPA SOTTO ASSEDIO. La decisione del premier Viktor Orban, corroborata dal voto maggioritario dei due terzi del Parlamento, non può dunque riguardare solo fatti interni all’Ungheria, ma coinvolge tutti i paesi membri dell’Unione. «E il governo tedesco», ha aggiunto Steegmans «osserverà non casualmente ma espressamente e con attenzione le circostanze e i retroscena». Parte male, prima ancora di cominciare, l’avventura ungherese alla guida dell’Unione.
BUDAPEST VERSO LA PRESIDENZA UE. Dal 2004, anno di ingresso di dieci nuovi Stati membri dell’Est e del Sud nel club di Bruxelles (completato poi tre anni dopo con l’aggiunta di Romania e Bulgaria), è la prima volta che un Paese all’esordio pone problemi legati alla libertà di stampa e di espressione. Finora, tale responsabilità è stata ricoperta dalla Slovenia (prima metà del 2008) e dalla Repubblica Ceca (prima metà del 2009), mentre il 2011 si prospetta come un vero e proprio banco di prova per le giovani democrazie centro-orientali: ai sei mesi di Budapest seguirà, infatti, il semestre di Varsavia. 

Berlino chiede il ritiro della legge

Ma il governo tedesco, pur nella prudenza di una dichiarazione diplomatica, è andato oltre le osservazioni critiche e ha chiesto un vero e proprio ritiro della legge: «Credo che questa ammissione di chiarezza», ha proseguito Steegmans, «non lasci dubbi circa i nostri desideri e siamo certi che il governo ungherese possa restare fedele ai doveri imposti dal diritto europeo e voglia tirare le conseguenze delle critiche mosse alla legge anche dall’Ocse».
UN APPELLO PRECISO. Chiara dunque la richiesta a Orban di rivedere o, meglio, ritirare le nuove norme varate martedì 21 dicembre. Non è un passo consueto, quello di Angela Merkel, non capita certo spesso che i governi di Paesi membri intervengano direttamente nelle decisioni di politica interna di altri Paesi membri. Ma secondo Berlino, proprio il fatto che la stretta sulla stampa avvenga in concomitanza con l’inizio della presidenza ungherese dell’Ue, apre l’opportunità a ingerenze esterne.
IL MONITO DELL’OSCE. Oltre alla Germania, aspre critiche sono piovute su Budapest dall’Osce, l’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione in Europa cui anche l’Ungheria aderisce, per la quale «la legge viola gli standard che l’organizzazione si è data sui media». Dunja Mijatovic, responsabile del settore stampa dell’Osce, ha affermato che «la legge può costringere al silenzio i media critici e il dibattito generale nel Paese». A rischio sarebbero i capisaldi del diritto europeo come l’indipendenza degli editori e la pluralità dell’informazione, tanto più «che la formazione del comitato di controllo sarà composta da esponenti del partito di governo».

Un Consiglio per monitorare l’attività di stampa

La Süddeutsche ha ricordato che la guerra intrapresa dal governo conservatore di Orban contro la stampa è iniziata al momento dell’insediamento del nuovo esecutivo e «fin dall’estate un comitato di funzionari dello Stato, cui è stato dato il complicato acronimo di Nmhh, controlla l’attività dei media pubblici ungheresi, radio e televisione». La nuova legge estende adesso quel controllo a tutte le imprese d’informazione private, dalle tivù alle radio, dai giornali ai portali internet. Il direttivo del comitato è strettamente politico e composto esclusivamente da membri del partito conservatore Fidez. Orban ha nominato al vertice l’attuale presidente del Fidez, Annamaria Szalai. Il suo incarico durerà nove anni. 
BRUXELLES ASPETTA. «La reazione della Commissione europea è al momento contenuta», ha concluso il quotidiano bavarese, «si vuol prima verificare che la nuova legge leda espressamente diritti dell’Unione». Un modo come un altro per prendere tempo. Ma se Bruxelles tentenna, Berlino ha deciso di scendere in campo con tutto il suo peso.