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Il bollettino della Bce, tra richiami sul debito e timori per la Brexit

Il bollettino della Bce, tra richiami sul debito e timori per la Brexit

L’Eurotower vede una crescita in calo. E si dice pronto a varare «misure correttive». Sui conti, un messaggio indiretto all’Italia.

20 Giugno 2019 11.03

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La Banca centrale europea (Bce) si dice pronta a «manovre correttive» per fare fronte al «perdurare delle incertezze» nell’area euro. Nel bollettino economico pubblicato il 20 giugno, l’istituto guidato da Mario Draghi spiega: «Circostanze avverse di carattere internazionale continuano a gravare sulle prospettive per l’area dell’euro. Il perdurare delle incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti incide sul clima di fiducia». La Bce aggiunge che «il Consiglio direttivo continuerà a monitorare attentamente il canale bancario di trasmissione della politica monetaria e a valutare la necessità di eventuali misure correttive». Nel bollettino, anche un richiamo indiretto all’Italia: «I Paesi dal debito pubblico elevato devono condurre il rapporto fra quest’ultimo e il Pil su una traiettoria discendente».

LE PREOCCUPAZIONI LEGATE ALLA BREXIT E ALLE TENSIONI USA-CINA

A livello mondiale, secondo la Bce, «la crescita dovrebbe ridursi nel corso dell’anno, per poi stabilizzarsi nel medio termine». L’istituto parla di «una protratta debolezza dell’attività manifatturiera su scala internazionale» e di «un deterioramento, negli ultimi tempi, dell’attività nel settore dei servizi». A pesare, «un elevato e crescente livello di incertezza sugli assetti politici e sulle politiche economiche, che si ripercuote sugli investimenti a livello mondiale e la rinnovata intensità delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina». Per la Bce, «lo scenario di una Brexit senza accordo potrebbe avere ulteriori ripercussioni, soprattutto in Europa» e un «rallentamento ancora più marcato dell’economia cinese potrebbe essere difficile da compensare con misure di stimolo efficaci e potrebbe ostacolare il processo di correzione degli squilibri attualmente in atto nel Paese».

LE PAROLE DI DRAGHI E IL DIETROFRONT STRATEGICO DI WEIDMANN

Il 18 giugno, Draghi aveva detto: «In assenza di un miglioramento, al punto che sia minacciato il ritorno di un’inflazione sostenibile ai livelli desiderati, sarà necessario un ulteriore stimolo». Per poi aggiungere: «Ulteriori tagli dei tassi e misure per mitigare qualsiasi effetto collaterale continuano a far parte degli strumenti a nostra disposizione». «Il programma di acquisto di asset (il quantitative easing, ndr) ha ancora uno spazio considerevole», aveva spiegato Draghi. Anche Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank noto per le sue posizioni da falco che l’avevano portato ad assumere nel consiglio Bce una posizione contraria al quantitative easing, in un’intervista del 19 giugno ha fatto marcia indietro: «La mia posizione non aveva una base legale. Era dettata dalla preoccupazione che la politica monetaria sarebbe finita nel vortice della politica di bilancio». Parole che, al tramonto dell’era Draghi in Bce, servono a Weidmann per riposizionarsi in vista della corsa per la successione.

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