La Bce ferma il Qe e lascia i tassi invariati fino all'estate 2019

La Bce ferma il Qe e lascia i tassi invariati fino all’estate 2019

13 Dicembre 2018 13.05
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La Banca centrale europea, come ampiamente anticipato nei mesi scorsi, ha formalizzato la decisione di interrompere a fine dicembre il Quantitative easing, ovvero il programma di acquisto dei titoli di Stato sul mercato secondario.

CONFERMATI TUTTI I LIVELLI DEI TASSI DI INTERESSE

L'istituto guidato da Mario Draghi, inoltre, ha confermato tutti i livelli dei tassi di interesse, lasciando a zero le principali operazioni di rifinanziamento e ribadendo che i tassi saranno mantenuti «su livelli pari a quelli attuali almeno fino all'estate del 2019», e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l'inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine. La Bce ha quindi ripetuto che intende reinvestire, per intero, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del Qe per un prolungato periodo di tempo, dopo il primo rialzo dei tassi di interesse e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario. I bond verranno reinvestiti in titoli dello stesso Paese che li ha emessi, ma con un aggiustamento per riportare il portafoglio vicino alle quote detenute da ciascun Paese nel capitale della Bce, con l'Italia che ha appena perso mezzo punto percentuale. Draghi, inoltre, non ha escluso che in futuro la Bce possa lanciare nuove aste di liquidità Ltro, operazioni a lunghissimo termine dedicate alle banche, per iniettare liquidità nel sistema. Con le aste Ltro la Bce offre denaro alle banche dell’Eurozona per un importo illimitato e per un periodo massimo di tre anni, al tasso dell’1% annuo.

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RIVISTE AL RIBASSO LE STIME DI CRESCITA PER L'EUROZONA

La Bce ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell'Eurozona: per il 2018 si va dal 2% all'1,9%, mentre per il 2019 dall'1,8% all'1,7%. Confermato l'1,7% per il 2020, mentre per il 2021 ci si attende una crescita dell'1,5%. Draghi, parlando con i giornalisti in conferenza stampa, ha detto che «i rischi per le prospettive economiche dell'Eurozona possono ancora essere considerati ampiamente bilanciati, ma il punto di equilibrio si sta muovendo verso il basso». Tra i fattori di rischio principali, il governatore ha citato l'avanzata del protezionismo, il deterioramento degli senari geopolitici globali, le difficoltà dei Paesi emergenti e la vulnerabilità dei mercati finanziari.

PER BLOOMBERG LA BCE ABBASSERÀ LE PREVISIONI SULL'INFLAZIONE PER IL 2019

La chiusura dei rubinetti del Quantitative easing avviene quindi in un contesto economico tutt'altro che favorevole per la zona euro. Lo stesso Draghi, nei suoi ultimi interventi pubblici, aveva spiegato che i dati economici segnalavano un rallentamento della crescita economica, ma che non c'erano elementi per pensare che la dinamica dell'inflazione necessitasse di ulteriori interventi. Lo stop al Qe a fine dicembre, quindi, era stato confermato. Secondo Bloomberg, tuttavia, la Bce abbasserà le previsioni sull'inflazione per il 2019. Per il momento Francofrote non ha né smentito, né commentato in alcun modo questa indiscrezione.

L'ISTITUTO ECONOMICO TEDESCO IFO TAGLIA LA CRESCITA DELLA GERMANIA

Intanto l'istituto economico tedesco Ifo ha decisamente tagliato le stime di crescita della Germania per il 2019, passando dal +1,9% previsto in autunno al +1,1%. Altri istituti hanno indicato un +1,6%. Clemens Fuest, presidente dell'Ifo, ha affermato che sul taglio pesano le incertezze legate all'Italia, accanto a quelle connesse alla Brexit e alla politica americana sui dazi.

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