Anche se la Bce ha sbagliato farle la guerra è inutile

Le istituzioni europee non sono esenti da errori, basta vedere la gestione della crisi del 2008. Ma atteggiamenti di contrasto, peraltro solo di facciata, come quelli del governo italiano sono un boomerang.

10 Luglio 2019 16.49
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Il governo italiano, palesemente ispirato all’album Bad di Michael Jackson aveva preso l’annuncio della possibile procedura di infrazione con la musica della canzone Speed Demon nelle orecchie

And nothin’ gonna stop me
Ain’t no stop and go
I’m speedin’ on the midway
I gotta really burn this road

Niente mi fermerà, tireremo dritti, siamo pronti allo scontro, eccetera.

La realtà è che, avvicinandosi alla fotocamera dell’autovelox, il governo si è disfatto del giubbotto di pelle, ha alzato il piede dall’acceleratore e premuto il freno: una manovra correttiva rafforzata da un congelamento dei piani di spesa, e il recupero di somme stanziate per Reddito di cittadinanza e Quota 100.

LA RISPOSTA ALL’UE E LE RASSICURAZIONI AGLI ELETTORI

Mentre nella lettera alla Commissione europea il governo scrive che si impegnerà anche nel 2020 a mantenere rigore in ossequio ai parametri concordati nel Patto di stabilità e Crescita, agli elettori annuncia che per l’anno prossimo è pronto allo scontro, a guidare a tutta velocità, infischiandosene dei limiti… è la funzione repeat che rilancia di nuovo la canzone di Michael Jackson. Questa continua ambiguità, questa spavalderia col fiato corto, non fa che generare costi inutili per il bilancio pubblico italiano. Costi che vanno ad assommarsi, non a correggere, gli errori che la Bce ha commesso dallo scoppio della crisi del 2008 a oggi.

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LA GESTIONE DELLA CRISI IN USA E IN EUROPA

A distanza di anni possiamo infatti prendere atto e tirare le somme di come la crisi sia stata affrontata e gestita in modo diverso da Usa e Ue. Il governo americano lanciò nel 2008 un piano Tarp (Troubled Asset Relief Program) finalizzato a ricapitalizzare le banche mettendo a disposizione 700 miliardi di dollari di denaro pubblico. In Europa si è preferito implementare soglie patrimoniali molto stringenti, inducendo a progressive ricapitalizzazioni con capitali privati. Dopo più di 10 anni dal clamoroso fallimento di Lehman Brothers, le banche americane sono più forti che mai (e il governo Usa ha recuperato – tra dividendi e cessioni- praticamente l’intera somma stanziata), mentre in Europa il settore bancario vive uno stillicidio ininterrotto, e la più internazionale delle banche europee continentali, Deutsche Bank, è alle prese con l’ennesima dolorosa ristrutturazione.

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Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini.

IL RISCHIO PAESE E IL RISCHIO BANCHE

Mentre negli Usa l’intervento è stato tempestivo e immediato, in Europa si è dato il tempo di far uscire dalla lampada il genio del “rischio Paese”. A quel punto il Quantitative Easing è diventato obbligatorio, ma molto meno tempestivo: nonostante il whatever it takes il mercato non ha più smesso di prezzare un livello di rischio diverso per ogni Paese dell’Area euro. A questo si è aggiunta la percezione di un rischio-banche: mentre una tutela sostanzialmente illimitata copre i depositi sui conti correnti americani, sterilizzando qualunque rischio di corsa agli sportelli, in Europa si fatica a unificare il sistema bancario, e a creare uno schema europeo di tutela dei depositi. Il risultato è che se negli Usa 11 anni fa poteva fallire una banca come Lehman, in Italia, nel 2019, il rischio di fallimento di Carige fa tremare i polsi facendo reclamare interventi straordinari come se si trattasse di una realtà sistemica.

IL MERCATO IMPONE UN ATTEGGIAMENTO RESPONSABILE

Le istituzioni europee non sono dunque esenti da errori, ma non è con atteggiamenti di contrasto (peraltro solo di facciata) che si lavora alla loro correzione: il giudizio costante del mercato impone (e premia, si vedano i casi di Spagna e Portogallo) un atteggiamento responsabile. Il solo modo di ricostruire la fiducia è un paziente lavoro di piccoli passi coerenti. Per quanto pensiamo di poter ascoltare in loop la stessa canzone del Re del Pop senza che ci sembri di impazzire?

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario

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