Belle e divise

Redazione
24/01/2011

di Rossana Miranda Nemmeno la bellezza scampa alle polemiche politiche e alle divisioni di un Paese. E così anche un...

Belle e divise

di Rossana Miranda

Nemmeno la bellezza scampa alle polemiche politiche e alle divisioni di un Paese. E così anche un concorso, in apparenza inoffensivo, come l’elezione di una miss, può sollevare un vero e proprio caso. Soprattutto in Belgio in un momento in cui il Paese sta attraversando una profonda crisi politica, e da otto mesi è senza governo (leggi l’articolo sul vuoto governativo del Belgio).
FINALE CON POLEMICA. Tutto è cominciato al Casinò di Knokke, alla finale di Miss Belgio, lo scorso 9 gennaio. Quattro delle cinque finaliste – Lucie Demaret, Lara Binet, Alizée Lagase e Ayse Ozdemir – si sono rifiutate di salire sul palco per accompagnare e festeggiare la vincitrice, Justine de Jonckheere. La nuova bellezza nazionale, infatti, è fiamminga, mentre loro quattro francofone.
Le escluse non si sono date per vinte e, nei programmi tivù e sui giornali, hanno denunciato brogli nello svolgimento del concorso strumentalizzando politicamente la vicenda.

La strumentalizzazione del risultato

«Era tutto combinato», ha denunciato Lucie Demaret, «si sapeva che Justine avrebbe vinto. Sarà meglio che il Belgio si divida». E, in un impeto di campanilismo, la quasi reginetta ha citato Bart de Wever, il leader separatista: «Fiandre e Vallonia non hanno nulla in comune».
Intanto la vincitrice Justine, nata il 24 marzo del 1992 nella città di Oranjestad, bionda, alta un 1 metro e 75 centimetri e aspirante avvocato, si gode la fascia felice di portare la bellezza belga ai concorsi di Miss Universo 2011 e di Miss Mondo.
LE GIUSTIFICAZIONI. Al di là della comprensibile delusione, qualche dubbio è lecito visto che le ultime tre vincitrici di Miss Belgio sono originarie della regione dove è nata e cresciuta l’organizzatrice del concorso, Darline Devos, che ha negato qualsiasi tipo di favoritismi. Anzi, si è affrettata a sostenere che Justine parla le due lingue del Paese, il francese e il neerlandese. Un requisito non scritto nella normativa, ma che ha un suo peso. Precisamente, un peso riconciliatore.
LA GAFFE DELLA EX MISS. Ma questo tipo di tensioni scoppiate in occasione dei concorsi di bellezza non sono una novità. Già nell’edizione dello scorso anno, due settimane dopo essere stata eletta, Cilou Annys disobbedì al saggio consiglio dei suoi genitori che le avevano raccomandato: «Non parlare mai di politica né di nazionalismi».
Cilou, invece, la fece grossa uscendo sulla copertina della rivista settimanale P-Magazine mentre calpestava con i tacchi la bandiera belga, mentre l’onnipresente separatista Bart de Wever provava a tagliare la bandiera all’altezza della parola “Belgium”.
Poco importava se nel servizio all’interno la miss si mostrasse avvolta solo nei colori della bandiera. Il fotografo dichiarò che l’immagine era stata fraintesa e lei si è subito pentita. Ma ormai il danno era fatto.