Belluno: ucciso Bambotto, il cervo allevato dagli abitanti di Pecol

Redazione
22/10/2023

La mamma Minerva, sette anni fa, lo aveva portato sullo zerbino di un'abitazione del paese. Cresciuto dai residenti, mangiava dalle mani delle persone e si lasciava coccolare. La denuncia sui social.

Belluno: ucciso Bambotto, il cervo allevato dagli abitanti di Pecol

Bambotto era di casa a Pecol, nel Bellunese, dove era stato lasciato dalla madre sullo zerbino di un’abitazione del paese. La morte del cervo, probabilmente causata da un cacciatore, ha suscitato diverse reazioni. A denunciarne la morte con un post su Facebook è stata Donatella Zendoli: «Questo era Bambotto. Era nato 7 anni fa a Pecol e da subito la sua mamma Minerva lo aveva portato sullo zerbino di Giorgio, affidandolo a noi abitanti e fidandosi come aveva fatto lei per tutta la sua vita».

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«Da allora» ha scritto la donna «è diventato il nostro amatissimo cervo. Ho scritto era perché Bambotto è morto. Ammazzato da un miserabile che crede di aver compiuto un’impresa e invece si è solo marchiato a vita come un poveraccio che ha sparato a un animale che ti mangiava dalle mani e si faceva coccolare fino ad addormentarsi tranquillo».

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«Mi teneva tanta compagnia»

«Era diventato bellissimo e maestoso» – ha aggiunto Donatella- «e credo che siano davvero pochi quelli che non lo conoscano. Lo potevi incrociare per strada mentre raggiungeva tutte le frazioni limitrofe e si fermava a mangiare ovunque da chi lo amava come noi. Spesso mi entrava in casa e poi era un impresa farlo uscire perché i suoi palchi erano immensi. Ho trascorso anni stupendi e mi teneva tanta compagnia perché se decideva di restare si addormentava su per le scale o davanti alla porta di ingresso mi seguiva ovunque docilmente». Al termine del post, l’accusa: «Cosa può esserci» – scrive Donatella – «nel cuore di un caso umano che uccide per puro divertimento? La caccia non è uno sport. È una barbarie senza alcun senso. Con tutto il dolore possibile voglio dire a questo essere che lo disprezzo dal profondo dell’anima. Vigliacco vergognati».

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