Maurizio Belpietro direttore dell’Unità per un giorno

Il giornalista: «Me lo hanno chiesto gli editori». Lo scopo è impedire la decadenza della testata. Ma per il comitato di redazione è l'ultimo affronto alla storia del quotidiano.

24 Maggio 2019 18.41
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Sarà Maurizio Belpietro, al timone de La Verità e di Panorama, a firmare in qualità di direttore responsabile il numero de l'Unità in edicola sabato 25 maggio. Il giornale non esce da quasi due anni, ma l'editore è obbligato a pubblicare almeno una copia all'anno per evitare la decadenza della testata. Il 25 maggio 2018 il quotidiano è stato distribuito per un giorno a Roma e Milano, con direzione affidata a Luca Falcone.

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Per il comitato di redazione la scelta dell'editore Pessina è gravissima: «L'ultimo affronto alla storia del quotidiano fondato da Antonio Gramsci è arrivato all'improvviso e senza alcuna comunicazione da parte dell'amministratore delegato Guido Stefanelli, quando in redazione era in chiusura il numero speciale realizzato per evitare la decadenza della testata. Si tratta di un gesto gravissimo, un insulto alla tradizione politica di questo giornale e della sinistra italiana, prima ancora che una violazione delle norme contrattuali».

DE GIOVANNANGELI RITIRA LA FIRMA PER PROTESTA

L'Unità, ha proseguito il comitato di redazione, «giornale fondato da Antonio Gramsci e sopravvissuto al fascismo, in mano a un direttore da sempre apertamente schierato con la parte più conservatrice della politica italiana e più volte alla guida di giornali di proprietà di Silvio Berlusconi, che a l'Unità e ai partiti della sinistra non hanno mai risparmiato insulti e campagne d'odio. Umberto de Giovannangeli, componente del cdr chiamato a lavorare a questo numero speciale, avendo saputo del cambio di direzione soltanto pochi minuti prima che il giornale andasse in stampa ha deciso di ritirare la sua firma in segno di protesta». Da mesi, sottolinea ancora il cdr, «la redazione è impegnata in un estenuante confronto con la proprietà nel tentativo di riportare il giornale in edicola, anche a costo di pesanti sacrifici. E mai una simile evenienza è stata prospettata al comitato di redazione e alla Federazione nazionale della stampa. È evidente che d'ora in poi e su queste basi non c'è alcuna possibilità di trattare oltre. I giornalisti de l'Unità tuteleranno la propria professionalità e la propria storia in tutte le sedi possibili».

ZANDA PARLA DI «PROFANAZIONE», BELPIETRO DI «LIBERTÀ DI STAMPA»

Per il Pd ha parlato il senatore Luigi Zanda, scelto dal nuovo segretario Nicola Zingaretti come tesoriere del partito: «La firma di Belpietro su l'Unità è una gravissima profanazione della storia gloriosa di un grande giornale libero, che ha sempre lottato per valori agli antipodi delle idee che Belpietro ha sostenuto in tutta la sua vita professionale. Così come è stata presentata, l'operazione tra l'editore de l'Unità e Belpietro sa tanto di sciacallaggio e costituisce una violenza culturale e politica che emana miasmi volgari». Belpietro stesso, da parte sua, ha spiegato così i motivi che lo hanno spinto a firmare il numero che sarà in edicola il 25 maggio: «Conosco gli editori de l'Unità che, siccome dovevano far ritornare il giornale in edicola per un giorno per non far decadere la testata, mi hanno chiesto se potevo firmarla. Pur non condividendo nulla di quanto è mai stato scritto su quel giornale, ho accettato perché è un gesto che serve a garantire la libertà di stampa. Di certo non ho nessuna intenzione di fare il direttore de l'Unità».

IL PESO DELLE CAUSE PER DIFFAMAZIONE E I DEBITI VERSO LE BANCHE

Nel frattempo, nella surreale vicenda dello storico quotidiano che fu del Pci e poi del Pd, a pagare per tutti è sempre l'ex direttrice Concita De Gregorio. La quale, quasi dieci anni dopo aver lasciato la direzione, deve ancora affrontare decine di richieste di risarcimento danni per articoli pubblicati in precedenza. Poiché l’editore è fallito e molti dei giornalisti dell’epoca sono attualmente disoccupati, lei in quanto ex direttrice è chiamata a rimetterci di tasca propria, sulla base della legge che regola la diffamazione a mezzo stampa. Per quanto riguarda invece i debiti verso le banche, nel 2015 è stata la presidenza del Consiglio a sborsare 107 milioni di euro di soldi pubblici, in base alle norme varate nel 1998 dal governo Prodi, con cui è stata introdotta la garanzia statale sulle passività dei giornali di partito.

LE PUBBLICAZIONI INTERROTTE NEL 2017 E L'OFFERTA DI SANTORO

A febbraio del 2017 l'Unità è stata parzialmente ricapitalizzata. Il gruppo Pessina è salito al 90% del capitale e il Pd è sceso al 10%. A marzo di quello stesso anno Andrea Romano è stato rimosso dalla carica di condirettore e il 4 aprile Sergio Staino ha lasciato la direzione a favore di Marco Bucciantini, per poi tornare in sella il 23 maggio. A partire dal 30 maggio il giornale è uscito solo in versione Pdf, a causa dei debiti con lo stampatore. Il 3 giugno le pubblicazioni si sono definitivamente interrotte, determinando la chiusura della testata. Dal primo agosto è stato chiuso anche il sito web, rimpiazzato dalla rivista online Democratica. Ad aprile 2018, infine, il Tribunale di Roma ha disposto la messa all'asta della testata, lasciando invece la proprietà dell'archivio storico al gruppo Pessina. L'ultima notizia, prima della direzione affidata a Belpietro per un giorno, è stata pubblicata il 27 aprile dal Corriere della Sera, cui Michele Santoro ha rivelato di aver presentato un'offerta per rilevare il quotidiano.

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