Belsito condannato in appello per aver diffamato Maroni

La Corte d'Appello di Milano ha confermato la sentenza nei confronti dell'ex tesoriere della Lega: sei mesi di reclusione con pena sospesa e 100 mila euro di provvisionale.

10 Settembre 2019 18.08
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Sei mesi di reclusione, con pena sospesa, e 100 mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva da versare all’ex presidente della Lombardia Roberto Maroni. La Corte d’Appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale nei confronti dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito imputato per aver diffamato l’ex compagno di partito. Al centro del caso ci sono alcune dichiarazioni, pubblicate il 19 aprile 2012 dal settimanale Panorama, con cui Belsito sosteneva che l’allora ministro dell’Interno era stato «destinatario» di una «tangente da 54 milioni di dollari» per una commessa in Libia.

PRONTO IL RICORSO IN CASSAZIONE

Dichiarazioni che l’autore del pezzo, Giacomo Amadori, raccolse in una registrazione audio. I difensori dell’ex contabile del Carroccio, Alberto Ramin e Antonio Gallinaro, hanno annunciato ricorso in Cassazione, ritenendo la sentenza «ingiusta in quanto non ci sono i presupposti per la condanna».

I GIUDICI: DIFFAMAZIONE PER CONTRASTO POLTIICO

Nel ritenere «ingiusta» la sentenza che conferma quella emessa dal Tribunale l’8 novembre 2017, i due legali hanno spiegato che «Belsito non ha mai autorizzato quella pubblicazione e in quella registrazione non emerge mai la parola ‘tangente’ ne il nome di Maroni». Come riportano le motivazioni di primo grado, Belsito nel 2012 diffamò a mezzo stampa l’ex governatore lombardo «allo scopo di veicolare un contrasto politico con lo stesso e, nello stesso tempo, di difendere la propria persona». Maroni ai tempi della condanna del Tribunale aveva dichiarato di avere intenzione di devolvere in beneficenza la provvisionale.

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