Benedetto bipolarismo

Marianna Venturini
10/12/2010

Perché la Chiesa si mette di traverso al Terzo polo.

Benedetto bipolarismo

Il bipolarismo è ancora valido e ha la benedizione del Vaticano. La colazione informale che il 9 dicembre si è tenuta all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede per salutare i dieci nuovi cardinali italiani che Papa Benedetto XVI ha creato nel concistoro del 20 novembre, ha sgombrato i dubbi sulla tenuta dell’asse tra il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e le gerarchie vaticane.
A Palazzo Borromeo erano presenti una consistente compagine del governo italiano e il segretario di stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, che il premier aveva incontrato la scorsa settimana al vertice Osce di Astana, in Kazakhstan, che avrebbe informalmente rinnovato il sostegno di Oltretevere all’esecutivo.
Nelle due ore di colloquio, il premier ha ribadito l’attenzione nei confronti della Chiesa e si è messo in sintonia con molti dei porporati sui temi di promozione della famiglia, difesa della vita e garanzie alle scuole paritarie.
Ma se il Cavaliere riscuote ancora fiducia per le politiche che promette di portare avanti, non tutti, nella Chiesa, sono unanimi sulla scelta fatta. Nell’episcopato, infatti, c’è un malessere diffuso che riguarda i comportamenti privati di Berlusconi e che solleverebbe più di un problema etico per i testimoni del Cattolicesimo.
Una fonte che chiede di restare anonima ha detto a Lettera43: «Ci sono molti vescovi scandalizzati che preferirebbero che il dialogo fosse rivolto a più persone, piuttosto che l’appoggio incondizionato al governo».

La diffidenza verso Gianfranco Fini

Le cronache politiche avevano registrato anche un incontro, avvenuto l’8 novembre 2010, tra il cardinale Camillo Ruini, che agirebbe d’intesa con il suo successore alla presidenza della Cei, Angelo Bagnasco, e il leader dellUdc, Pier Ferdinando Casini. I bene informati affermano che il messaggio dell’incontro sarebbe stato “il Terzo Polo non s’ha da fare”.
Le posizioni sui temi etici della nuova formazione di Gianfranco Fini avrebbero infatti rafforzato la diffidenza del Vaticano. Non a caso, al presidente della Camera, Avvenire ha rivolto critiche esplicite attraverso gli editoriali del suo direttore, Marco Tarquinio. La Santa Sede, insomma, avrebbe tentato di bloccare sul nascere l’alleanza tra il leader centrista e i finiani cercando di avvicinare nuovamente l’Udc alla maggioranza.
Risale allo scorso luglio la cena da Bruno Vespa nella quale Bertone aveva già provato a siglare la pace tra Berlusconi e Casini. E, ancora, il 4 dicembre, erano state le dichiarazioni del cardinale Ruini al X Forum del Progetto culturale della Chiesa per i 150 anni dell’unità d’Italia a non lasciare dubbi circa l’orientamento delle gerarchie cattoliche sull’alleanza Fini-Casini. Insomma, l’impegno dei cattolici in politica si attesta sulla difesa di valori come vita e famiglia e non è contribuendo alla nascita del terzo polo che questi valori possono essere difesi e promossi.
Largo dunque a un’alleanza tra Pdl e Udc. «Il pragmatismo della Chiesa obbliga a essere cauti: al momento non c’è un’alternativa politica forte e il Terzo polo avrebbe dei problemi di contenuto per le posizioni che i cattolici sono chiamati a difendere. Ecco perché non c’è alternativa, specie a sinistra».
A maggior ragione se il governo porta avanti battaglie importanti per la Chiesa come i 245 milioni destinati alle scuole paritarie e inseriti nella Finanziaria proprio mentre impazzavano le proteste degli studenti in piazza.

Ma i vescovi tengono un profilo basso

Non è un caso che all’evento di Palazzo Borromeo Berlusconi fosse accompagnato da mezzo governo: i ministri della Giustizia, Angelino Alfano, degli Esteri, Franco Frattini, dell’Economia, Giulio Tremonti, dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, e i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti.
Mancava il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ufficialmente trattenuto da altri impegni e sostituito dal segretario della Cei, monsignor Crociata, lo stesso che il 6 luglio 2009 durante un’omelia si scagliò contro «il libertinaggio gaio e irresponsabile» mentre nell’occasione formale ha preferito parlare di «un momento di festa per i nuovi cardinali».
L’assenza di Bagnasco è stata letta da qualcuno come il bisogno di restare defilato per non sbilanciare troppo verso la maggioranza la percezione dell’orientamento cattolico.
Non è passata inosservata, invece, la totale assenza di esponenti leghisti, anche se «ci sono esponenti leghisti che hanno ottimi rapporti con le gerarchie Vaticane, come il ministro dell’Interno, Roberto Maroni». Insomma, a nessuno, al di qua del Tevere, è precluso un dialogo con i rappresentanti terreni della religione cattolica.