Benedetto XVI e l'atto di accusa sulla pedofilia nella Chiesa

Benedetto XVI e l’atto di accusa sulla pedofilia nella Chiesa

11 Aprile 2019 06.31
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Negli Anni 80 del Novecento, sulla pedofilia «dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati. E questo fino al punto di escludere di fatto una condanna. Il loro diritto alla difesa venne talmente esteso che le condanne divennero quasi impossibili». E' l''atto di accusa' contro il «garantismo» nella Chiesa da parte del papa emerito Benedetto XVI nel documento Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali, di cui l'11 aprile ha dato notizia il Corriere della Sera.

Ratzinger ha deciso di pubblicare lo scritto, in 18 pagine, sul periodico tedesco Klerusblatt dopo «contatti» con il segretario di Stato, Pietro Parolin, e con lo stesso papa Francesco.

«LA SANTA SEDE SAPEVA DI QUESTI PROBLEMI»

Benedetto parla di un «collasso morale», che fa risalire alla «fisionomia della Rivoluzione del 1968»: «Mi sono sempre chiesto come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accettarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sacerdotali in quegli anni e l'enorme numero di dimissioni dallo stato ecclesiastico furono una conseguenza di tutti questi processi». Fu nello stesso periodo, a suo avviso, che cominciò «un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a questi processi della società». Si tratta di un processo proseguito negli Anni 70 e 80, quando la pedofilia è diventata «una questione scottante». E «la Santa Sede sapeva di questi problemi», sebbene non in dettaglio. Il papa emerito spiega che Giovanni Paolo II operò per arginare quella che ha ritenuto una deriva pericolosa. Conclude ringraziando il suo successore, Francesco, «per tutto quello che fa».

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