Beppe Grillo sul ricovero in ospedale: «In camera mortuaria per stare più tranquillo»

Redazione
08/01/2024

Il curioso aneddoto raccontato dal fondatore e garante del Movimento 5 stelle, che ha elogiato di nuovo lo staff del nosocomio di Cecina, dove è rimasto per alcuni giorni dopo un malore. E sul sistema sanitario italiano: «Fanno migliaia di esami, perché il paziente li vuole, ma la metà non servono a niente».

Beppe Grillo sul ricovero in ospedale: «In camera mortuaria per stare più tranquillo»

Con un video postato su Instagram e sul suo blog, Beppe Grillo è tornato sul suo recente ricovero, avvenuto dopo un malore accusato mentre si trovava in Toscana. E nel farlo ha raccontato una cosa davvero curiosa: per avere maggiore tranquillità lo staff del dell’ospedale di Cecina gli ha proposto un letto in camera mortuaria. Offerta accettata dal fondatore del Movimento 5 stelle.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Beppe Grillo (@beppe_grillo_)

Grillo: «Mi hanno fatto le analisi, adesso sono a casa e sto bene»

«Sono uscito da quell’ospedalino di Cecina anche con un’esperienza molto positiva, nel senso che il pronto soccorso, medici, infermieri, barellieri, li ho visti affannarsi, lavorare in un modo strepitoso», ha detto Grillo, che già aveva ringraziato pubblicamente medici e infermieri della struttura. «In una corsia dove io a 75 anni ero il più giovane, c’era anche un centenario tra rumori e allarmi che suonavano: capisco che per medici e infermieri lavorare in quelle condizioni sia molto difficoltoso». Infine la parte clou del racconto: «Poi mi hanno trovato una cameretta in medicina al primo piano per stare più tranquillo, era quella mortuaria, cioè non stava morendo nessuno, mi hanno detto: “Perché non va lì così sta più tranquillo?”. E ho detto sì», ha spiegato Grillo. «Mi hanno fatto le analisi, adesso sono a casa e sto bene». Il garante del M5s ha inserito il racconto in una più ampia riflessione sul sistema sanitario italiano, caratterizzato da un eccesso di diagnostica: «Fanno migliaia di esami, perché il paziente li vuole, ma la metà non servono a niente».