Francesco Peloso

Perché Francesco è un ostacolo per l'estrema destra

Perché Francesco è un ostacolo per l’estrema destra

Non è solo per l'apertura ai migranti. L’identitarismo esasperato dei partiti nazionalisti avrebbe bisogno di fondarsi anche sulla religione. Ma il papa lo ha impedito categoricamente. Arginando l'avanzata populista. 

13 Maggio 2019 09.39

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Uno striscione aperto in via della Conciliazione in occasione del Regina Coeli domenicale (che in questo periodo dell’anno sostituisce l’Angelus), nel momento in cui piazza San Pietro è piena di gente, di fedeli, di turisti, accorsi per ascoltare il papa. Lo slogan è banale: «Bergoglio come Badoglio, stop immigrazione». Il gruppo neofascista di Forza Nuova porta termine il blitz – definito l’"operazione" – praticamente indisturbati. Un piccolo fatto si dirà, una provocazione di pochi estremisti di destra. In parte è così, tuttavia la vicenda è destinata a lasciare il segno. In primo luogo per li fatto in sé. Non è la prima volta che qualche gruppo organizzato si avvicina al Vaticano e a San Pietro per promuovere i propri messaggi o per contestare qualche aspetto del magistero della Chiesa; generalmente in tempi più o meno rapidi interviene la polizia a bloccare i più esagitati o chi trasmette messaggi offensivi.

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CHE FINE HA FATTO LA POLIZIA A PIAZZA SAN PIETRO?

Di certo ha quasi dell’incredibile che nel corso di un appuntamento tradizionale del papa con i fedeli, il vescovo di Roma venga insultato pubblicamente, per di più da un movimento noto per le posizioni xenofobe, antidemocratiche, neofasciste. Il primo dato, cioè, riguarda l’ordine pubblico. Come è potuto accadere che un simile striscione potesse essere dispiegato e fotografato tranquillamente? Chi frequenta abitualmente Piazza San Pietro, in particolare per l’udienza generale del mercoledì o gli Angelus domenicali, sa bene che la zona pullula normalmente di forze dell’ordine, tutti vengono controllati, ci sono transenne e agenti di polizia che perquisiscono turisti e fedeli. Sarebbe interessante capire cosa sia accaduto ai numerosi dispostivi di sicurezza che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero essere in grado di sventare attentati, e si rivelano invece inadeguati ad arginare un gruppo di estremisti.

IL PAPA «COME BADOGLIO»

Domenica 12 maggio si è dunque assistito a un tentativo di intimidazione nei confronti del papa e del suo magistero per altro rivendicata via social dalla stessa Forza Nuova. «Oggi all'Angelus», hanno scritto in un comunicato, «abbiamo contestato duramente Jorge Bergoglio, paragonandolo a Badoglio perché simbolo universale del tradimento più vergognoso». Le accuse rivolte poi al pontefice sono le stesse che vengono sempre da certi ambienti: favoreggiamento della sostituzione etnica (‘la razza italiana’), mancata difesa della dottrina e delle verità di fede, apertura all’immigrazione islamica (perché, se è cristiana va bene, ci sarebbe da chiedersi… Parrebbe di no).

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FRANCESCO, IL VANGELO E IL CARDINALE ELEMOSINIERE

Francesco, da parte sua, ha ingaggiato una battaglia reale per restituire umanità a un mondo che sembra aver smarrito il principio di fratellanza e il rispetto dei dritti dell’uomo. Alla base di questa impostazione, per il pontefice, c’è il Vangelo interpretato nella sua radicalità, nel suo messaggio che spesso contrasta con i poteri e le ragioni del più forte, che diventa quindi ‘politico’ – cioè tende a orientare la vita pubblica – nel confronto aperto con un’epoca o una stagione, nel suo incarnarsi nella storia attraverso la testimonianza degli uomini e delle donne. In questo senso vanno intese le parole di Bergoglio o l’azione di un cardinale come Konrad Krajewski, che di mestiere fa l’elemosiniere del pontefice, capace di scendere nel sottoscala di un palazzo occupato da 420 persone nel centro di Roma, per riattivare la corrente a una comunità di famiglie che non può essere comunque essere lasciata senza luce e acqua come si trattasse di un assedio medioevale.

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BERGOGLIO HA DETTO ‘NO’ ALL’IDENTIFICAZIONE FRA CHIESA E NAZIONALISMO

Il magistero di Francesco riconduce i cristiani – e pure i non credenti – alla responsabilità di un agire che non prescinde dall’altro, dalle comunità, dalle nazioni e dai popoli, che non odia ma costruisce insieme, per quanto difficolto sia questo cammino. La parola del papa tuttavia non contiene – tranne che in alcune vicende diplomatiche – una soluzione politica specifica, non fa le leggi dei governi, non porta con sé la risposta a ogni singolo aspetto del problema migratorio, ma descrive una scala di valori entro cui affrontare la crisi e i drammi di un’epoca, è una sorta di bussola per le coscienze. Ed è proprio questo che dà fastidio. La Chiesa di Bergoglio non è chiamata a rinchiudersi dentro antichi paramenti e liturgie vuote, ma a dire la sua nel mondo che cambia mentre in tutto l’Occidente (e non solo) è in atto un tentativo di sovvertire o modificare principi democratici che si credevano consolidati. L’identitarismo esasperato dei partiti nazionalisti e dei movimenti di estrema destra avrebbe bisogno di fondarsi anche sulla religione, ma proprio questa identificazione fra nazionalismo e Chiesa è stata rifiutata fino in fondo dal papa. Di fatto l’avanzata populista non può contare sulla Santa Sede e anzi se la ritrova contro, non è cosa da poco.

BERGOGLIO DÀ UNA SCOSSA ALLE CURIE

L’aver separato la Chiesa cattolica dai filoni più tetri e autoritari del pensiero conservatore è un merito del Concilio Vaticano II, quel cammino è proseguito con i pontefici che da Paolo VI in poi si sono succeduti su Soglio di Pietro; una volta che il cattolicesimo ha scelto la democrazia come forma storica della modernità – sia pure fra passi indietro, sbalzi, frenate, contro-testimonianze, conflitti interni – le conseguenze sono diventate, in una certa misura, inevitabili. Francesco da parte sua colloca la questione ancor più sul piano globale e per questo è maggiormente detestato: chiede di non dimenticare gli offesi, gli scartati, i migranti, i perseguitati ovunque si trovino – sull’isola di Lesbo, a Casal Bruciato, fra i giovani disoccupati europei – e così facendo mette in difficoltà anche molti dei ‘suoi’, preti e vescovi, ormai abituati a sonnecchiare in qualche curia e in qualche sagrestia, oltre a quei cattolici che, nel moderatismo e nello spiritualismo, hanno sempre trovato un buon rifugio dai clamori del mondo.

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