Le frasi celebri di Enrico Berlinguer

Maurizio Stefanini

Le frasi celebri di Enrico Berlinguer

L'11 giugno 1984 si spegneva a Padova il segretario del Pci. Dal compromesso storico alla questione morale, le sue citazioni più famose.

11 Giugno 2019 05.30
Like me!

Nato a Sassari nel 1922, il segretario del Pci Enrico Berlinguer morì l’11 giugno 1984 a Padova, quattro giorni dopo essere stato colpito da un malore durante un comizio. Anche sull’onda emotiva, alle elezioni europee del 17 giugno di quell’anno il Partito comunista col 33,33% si affermò come primo partito italiano superando la Democrazia cristiana.

Di famiglia aristocratica con radici mazziniane, un padre che era stato deputato liberale antifascista con Giovanni Amendola e poi parlamentare socialista, Berlinguer venne eletto segretario nel 1972. Ruolo che ricoprì fino alla sua morte. Ecco 10 frasi per ricordare il suo pensiero.

«NÉ TOGLIATTI NÉ LONGO»

«Compagni, non sarò né Togliatti né Longo» (13 marzo 1972 intervento durante il XIII congresso del Pci che lo designò segretario).

«I PARTITI SONO MACCHINE DI POTERE»

«Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela; scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune» (Intervista a Eugenio Scalfari su Repubblica, 28 luglio 1981).

LA QUESTIONE MORALE

«La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche» (Intervista a Eugenio Scalfari su Repubblica, 28 luglio 1981).

IL COMPROMESSO STORICO

«Sarebbe del tutto illusorio pensare che, anche se i partiti e le forze di sinistra riuscissero a raggiungere il 51% dei voti e della rappresentanza parlamentare, questo fatto garantirebbe la sopravvivenza e l’opera di un governo che fosse l’espressione di tale 51%. Ecco perché noi parliamo non di una “alternativa di sinistra” ma di una “alternativa democratica”, e cioè della prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari d’ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica, oltre che con formazioni di altro orientamento democratico. La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande “compromesso storico” tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano». (Rifessioni pubblicate su Rinascita, 16 giugno 1976)

LA FORZA DEI GIOVANI

«Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia» (citato in La striscia rossa, L’unità 2010).

IL PATTO ATLANTICO

«Io voglio che l’Italia non esca dal Patto atlantico anche per questo e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, sotto l’ombrello della Nato, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi di limitare la nostra autonomia» (Intervista a Giampaolo Pansa sul Corriere della Sera, 16 giugno 1976).

SULLA LAICITÀ

«Nel Pci esiste e opera la volontà non solo di costruire e di far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista, non antiteista, ma di volere anche, per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico, anch’esso dunque non teista, non ateista, non antiteista» (14 ottobre 1977, da una lettera a al monsignor Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea).

CRAXI E IL POTERE

«La cosa che mi preoccupa in Craxi è che certe volte mi sembra che pensi soltanto al potere per il potere (Intervista a Chiara Valentini, Panorama, maggio 1983).

SULL’AUSTERITÀ

«Una società più austera può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana» (da Austerità, occasione per trasformare l’Italia, 1977)

LIBERTÀ E URSS

«[L’Unione Sovietica] Un regime politico che non garantisce il pieno esercizio delle libertà (26 luglio 1980, intervista a Oriana Fallaci per il Corriere della Sera)».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 2

  1. Non ricordo bene se era il 1983, quando Berlinguer all’interno di un suo discorso alla Direzione nazionale, esordì con una frase, che io etichettai subito come uno dei suoi pensieri lunghi. Questa la frase: “Cosa produrre, come produrre, per chi produrre”. Era iniziata la globalizzazione e lui lo aveva capito subito a cosa avrebbe portato il fenomeno se non governato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *