Berlino prêt-à-porter

Redazione
19/01/2011

da Berlino Pierluigi Mennitti Moda e Germania non è mai stato un binomio di grande successo. Ma ora Berlino cerca...

Berlino prêt-à-porter

da Berlino

Pierluigi Mennitti

Moda e Germania non è mai stato un binomio di grande successo. Ma ora Berlino cerca di correre ai ripari e mettere la ciliegina sulla torta nella sua ascesa a capitale di tendenza, provando a inserirsi nel novero delle città che dettano legge anche nel campo dello stile. «La settimana della moda è iniziata», ha scritto con enfasi il Berliner Morgenpost, «e la grande fiera di Bread & Butter sta attirando come ogni anno stilisti, modelle, venditori, addetti ai lavori, appassionati del settore e giornalisti da tutto il mondo».
BOOM TURISTICO CONFEZIONATO. L’edizione del 2011 si annuncia da record. Gli organizzatori hanno staccato 90.000 accrediti e i responsabili comunali degli eventi cittadini contano di raggiungere i 200.000 visitatori nell’arco dell’intera settimana. In questi giorni la città è insolitamente affollata di gente, in un periodo tradizionalmente avaro dal punto di vista turistico.
Hotel, tassisti e ristoratori regalano ampi sorrisi e lo slogan del sindaco Klaus Wowereit: Berlino «arm aber sexy», povera ma sexy, pare conoscere la sua consacrazione. La capitale non è certo fra le città più ricche della Germania, ma il suo charme cresce di anno in anno e quel che manca per completare la scalata delle capitali più glamour del pianeta è proprio la consacrazione da parte del jet set della moda.

Maggiore visibilità e ritorno economico

«Oltre quelli strettamente economici, ha riportato il Morgenpost, i vantaggi che la fiera porta a Berlino sono soprattutto d’immagine e ne consolidano la dimensione internazionale, specie fra le giovani generazioni». Il luogo su cui sono sparsi gli stand degli stilisti, le passarelle, gli uffici stampa e i camerini delle modelle, sembra fatto apposta per rafforzare l’immagine di tendenza della città.
DAGLI SPAZI NEOCLASSICI AGLI HANGAR. Da quattro edizioni, lo scenario è rappresentato dal vecchio aeroporto di Tempelhof, il primo scalo aereo della città, chiuso nel 2008 in vista dell’apertura fra un anno del nuovo aeroporto internazionale Willy Brandt e passato alla storia per essere stato il terminale del gigantesco ponte aereo degli alleati durante il blocco militare dei sovietici tra il 1948 e il 1949. Le proposte degli stilisti sfilano negli spazi neoclassici disegnati dagli architetti del Führer negli anni Trenta, negli hangar dismessi e sulle vecchie piste di decollo e atterraggio dedicate nei mesi estivi agli happening musicali. Gli addetti ai lavori sono entusiasti.
LA CONCORRENZA DI PARIGI E MILANO. Quanto alla moda, Berlino cerca di trovare una sua strada nell’affollata concorrenza internazionale. Parigi e Milano sono lontane, e forse inarrivabili nel loro genere. Così, la capitale tedesca prova a mettersi in sintonia con i ritmi della modernità che la caratterizzano in altri settori artistici.
«In questa settimana berlinese, ha notato il Morgenpost, grande spazio è dato alla moda urbana e di strada, per la quale Bread & Butter è famosa nel mondo, con un particolare riferimento alle atmosfere rivisitate degli anni Venti, uno stile Cotton Club corroborato da scenografie che ricostruiscono l’ambiente di un casinò, con tanto di tavoli da poker e roulette».
STILE VINTAGE E TOCCHI RETRÒ. Suggestioni che si riflettono nelle proposte di moda, tutte improntate allo stile retrò e vintage, con richiami a uniformi militari o abiti funzionali da lavoro, pratici ed essenziali: «una tendenza che gli stilisti chiamano eleganza urbana, capace di coniugare eleganza e funzionalità, con grande impiego di stoffe jeans».

Una settimana di stile che riporta alla memoria gli anni d’oro berlinesi

Anche l’altro quotidiano berlinese, il Tagesspiegel, offre ampio spazio alla settimana in corso a Tempelhof. «Gangster e gigolò, atmosfere crepuscolari e una diffusa coltre di fumo di sigarette, ha descritto il giornale, accolgono i visitatori in un ambiente ricreato appositamente per catapultare tutti negli anni Venti». Un salto triplo nel passato degli anni d’oro berlinesi, che vuole essere il messaggio della moda di strada lanciato dalle rive della Sprea.
UNA TRADIZIONE ASSODATA. La moda in Germania, d’altronde, ha una storia assai più lunga di quanto farebbe pensare la generale trasandatezza nel vestire del tedesco medio. Basti ricordare le notti modaiole proprio della Berlino degli anni Venti, i vestiti da sera, lunghi ed eleganti delle attrici dell’epoca o gli impeccabili abiti di pittori e poeti, aggraziati da un tocco particolare, una sciarpa di seta, un cappello bohemien.
IL CARISMA DI AMBURGO. Poi, nel dopoguerra, emersero due centri attorno ai quali si sono radunati gli stilisti venuti dal freddo: Düsseldorf e Amburgo, con Monaco di Baviera un po’ defilata e forse troppo influenzata dal carisma della vicina Milano. Berlino era rimasta indietro. Uno spaesato Giorgio Armani, vagò per la città riemersa dalla divisione del Muro, meravigliandosi dell’ostentata ineleganza dei suoi abitanti. Pochi anni fa, lo stilista piacentino ha invece aperto uno showroom sulla Friedrichstraße, la via che raduna le firme più prestigiose. Segno che i tempi cambiano e che la città povera ma sexy ha tutte le carte per vincere la sua sfida anche nel campo più difficile, quello della moda.