Berlino sotto lo scudo

Redazione
15/10/2010

Di Pierluigi Mennitti La Germania ha aperto al progetto di scudo missilistico americano sotto ombrello Nato. Nel corso della riunione...

Berlino sotto lo scudo

Di Pierluigi Mennitti

La Germania ha aperto al progetto di scudo missilistico americano sotto ombrello Nato.
Nel corso della riunione dei ministri degli Esteri e della Difesa dei 28 Paesi aderenti all’Alleanza atlantica in corso a Bruxelles, il ministro tedesco alla Difesa, Karl-Theodor zu Guttenberg (leggi il suo profilo) ha messo da parte il riserbo finora mantenuto sul progetto e ha ventilato il via libera di Berlino: «Pensiamo che lo scudo missilistico sia nella sostanza una buona idea», ha riportato la Neue Zürcher Zeitung, il quotidiano svizzero in lingua tedesca che è anche una delle testate più autorevoli d’Europa. «Ma siamo convinti che debba essere accompagnato dallo smantellamento dell’arsenale nucleare tattico che è ancora presente in alcuni Paesi europei».

Sì al ritiro armamenti nuclari

In cambio del sì allo scudo, che secondo zu Guttenberg dovrà proteggere i membri europei della Nato ma anche la Russia da ipotetici attacchi missilistici di Paesi come l’Iran o la Corea del Nord, la Germania ha chiesto il ritiro degli armamenti nucleari tattici. Il suo pensiero va soprattutto a quelli stanziati sul territorio tedesco, considerati dal ministro degli Esteri Guido Westerwelle «un relitto della guerra fredda». Il coinvolgimento di Mosca è poi considerato un passaggio decisivo dai due ministri.
Westerwelle e zu Guttenberg: il governo di Berlino si è presentato dunque con le idee chiare alla riunione di Bruxelles, un incontro preparatorio del vertice che si terrà fra un mese a Lisbona, nel quale verrà ratificata la nuova strategia della Nato per il prossimo decennio.
L’Alleanza, che negli ultimi anni ha sofferto di una sorta di crisi d’identità, è alla ricerca di un nuovo concetto che la guidi attraverso i compiti di poliziotto globale e di difensore del territorio dei Paesi che vi aderiscono. Dalla caduta del Patto di Varsavia, l’alleanza speculare che univa i Paesi del blocco sovietico, la Nato si è trovata a esercitare da sola il ruolo di stabilizzatore degli equilibri internazionali. I suoi compiti si sono dilatati geograficamente, parallelamente all’allargamento verso Est dei propri membri, ma questo ha complicato le azioni, confuso le strategie e aggravato i costi di gestione.

Uno scudo da 200 milioni di euro

Il quotidiano di Zurigo ha approfondito il piano che il segretario generale Anders Fogh Rasmussen ha sottoposto ai suoi partner, strategie che devono fare i conti con la necessità di risparmiare e contenere le spese.
«Lo scudo missilistico resta il perno attorno al quale far ruotare il concetto di difesa della nuova Nato», ha detto Rasmussen, «la minaccia è chiara, i mezzi per fronteggiarla sono noti e i costi gestibili». Su quest’ultimo aspetto, il segretario generale ritiene che la spesa per allargare la copertura dell’ombrello di difesa esistente alle truppe impegnate in operazioni militari sul territorio degli Stati membri non supererà i 200 milioni di euro in 10 anni.
Quello che Rasmussen non ha detto, osserva però la Neue Zürcher, è che i Paesi interessati dovranno pagarsi da soli le componenti hardware necessarie a supportare il progetto, come sensori e vettori da istallare nelle basi per intercettare i missili balistici. Questo dettaglio sottaciuto, ha concluso il giornale citando fonti diplomatiche, «rende la valutazione di 200 milioni di euro una cifra surreale».

Sarkò: «Una nuova Maginot»

Berlino è pronta comunque a cogliere al balzo le nuove opportunità. Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, nel piano di risparmi proposto da Rasmussen c’è anche il taglio del personale (da 13 mila a 9 mila unità) e la chiusura di 11 basi, misure che dovrebbero ridurre la presenza militare sul territorio tedesco.
Per questo la Germania ha cambiato sullo scudo stellare, passando da una strisciante opposizione a una apertura condizionata e riavvicinandosi così alle posizioni dei Paesi dell’Europa centro-orientale, Polonia e Repubblica Ceca per primi, da sempre sostenitori entusiasti. Un segnale del nuovo clima creatosi in questa regione europea che potrebbe, secondo il quotidiano, contribuire al rilassamento dei rapporti anche con la Russia.
Chi invece non si rilassa, scrive la Frankfurter, è la Francia. Sarkozy non ha alcuna intenzione di supportare le ambizioni di Rasmussen e ancor meno quelle di Berlino: «Riflessioni gravi» è stata la risposta dell’Eliseo che ha paragonato lo scudo missilistico alla Linea Maginot, la trincea di difesa che non salvò la Francia dall’invasione nazista nella Seconda Guerra mondiale.
Parigi difende i propri interessi di potenza nucleare e non vuol sentir parlare di smantellamento dell’armamento tattico nucleare. Fonti diplomatiche citate dal quotidiano hanno rivelato che la Francia sarebbe disposta a dare il via libera allo scudo solo se rimarranno anche le armi atomiche. Un nodo delicato, attorno al quale confliggono gli interessi di Parigi e Berlino. Due le occasioni per scioglierlo da qui al vertice di Lisbona: il 15 ottobre Rasmussen è volato all’Eliseo per incontrare direttamente Sarkozy e all’inizio della prossima settimana si terrà a Deauville il vertice trilaterale franco-russo-tedesco. La posizione tedesca non ha trovato però sponde né in Rasmussen, che infatti di abbattimento del potenziale nucleare non ha parlato nel suo programma, né in Obama.