Berlino, vertice in sordina

Pierluigi Mennitti
23/08/2012

Il faccia a faccia tra Merkel e Hollande.

Berlino, vertice in sordina

da Berlino

Sembrano ormai davvero tramontati i tempi in cui da un vertice fra un cancelliere tedesco e un presidente francese ci si attendeva il passo decisivo per ogni decisione in materia europea. Parigi e Bonn (poi Berlino) discutevano, si scontravano, poi si accordavano e coniugavano il verbo che avrebbe mosso ogni pedina a Bruxelles.
Sarà che questa volta le due diplomazie hanno gettato per tempo acqua sul fuoco, attenuando le aspettative sul faccia a faccia che giovedì 23 agosto vedrà, uno di fronte all’altro, la cancelleria di Berlino Angela Merkel e François Hollande, e tuttavia fa un certo effetto il fatto che tutta l’attenzione dei media tedeschi sia riservata all’incontro del giorno dopo, venerdì 24 agosto, fra la donna più potente del mondo (fresca riconferma della rivista americana Forbes) e il premier greco Antonis Samaras.
UN VERTICE FIN TROPPO IN SORDINA. Se non ci fossero i lanci di agenzia e i comunicati ufficiali dell’ufficio stampa del Bundesregierung sarebbe quasi impossibile ricordarsi del vertice franco-tedesco. E se la questione greca non fosse ufficialmente al centro dell’incontro, sarebbe stato difficile trovare anche quei pochi articoli sull’argomento che campeggiano sulle pagine dei quotidiani del 23 agosto. Addirittura il viaggio della cancelliera nella piccola Moldavia del 22 agosto ha occupato più spazio, non fosse altro per l’esoticità della destinazione.
UNA DISTANZA QUASI SIDERALE. Il fatto è che Francia e Germania non sono mai apparse tanto distanti come in questa fase e le due parti, ancora convinte dell’importanza strategica dell’asse fra i due Paesi, preferiscono mantenere il basso profilo, provando a nascondere i dissapori sotto il tappeto della diplomazia. «Per il presidente francese l’appuntamento serale a Berlino rappresenta il rientro sulla scena politica dopo tre settimane di ferie estive», ha scritto la Berliner Morgenpost, «trascorse cercando soprattutto di marcare una differenza di stile rispetto a Nicolas Sarkozy. Ma la distanza con il suo predecessore è sottolineata anche da alcune mosse di più squisito stampo politico.

Hollande e teoria della crescita economica

Se con il duo Merkel-Sarkozy Germania e Francia marciavano all’unisono sulla linea del rigore europeo, Hollande sembra accarezzare l’idea, forse anche per ritrovare un ruolo di primo piano sul continente, di mettersi alla testa dei Paesi dell’Europa meridionale e obbligare la cancelliera ad abbandonare la linea di austerità per abbracciare la sua concezione di crescita economica: più debiti, minore disciplina di bilancio e tolleranza verso una crescente inflazione».
LA LINEA ‘TRANQUILLIZZANTE’ DELLA FRANCIA. Forse non è esattamente questa la ricetta politica di Hollande per combattere la crisi, ma al quotidiano conservatore berlinese le prime mosse interne del presidente francese hanno suscitato più di una preoccupazione: «Laddove Sarkozy tormentava i suoi cittadini con continui discorsi sulle riforme, salvo poi deludere puntualmente ogni proposito nei fatti, Hollande ha preferito tranquillizzarli e, prima di andare in ferie, ha adottato una serie di misure ‘omeopatiche’ che hanno cancellato anche i pochi e timidi passi compiuti dal suo predecessore: i lavoratori con alle spalle una lunga e faticosa carriera lavorativa possono ora tornare ad andare in pensione a 60 anni, mentre è stata riposto nel cassetto l’aumento della tassa sul valore aggiunto attraverso la quale il governo di centrodestra intendeva mitigare il costo del lavoro. Al suo posto ha innalzato la tassa di successione e ha annunciato una speciale imposta del 75% sui guadagni superiori a 1 milione di euro, senza però ancora specificare in che modo verrà modulata».
TASSE E TAGLI PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Il problema, secondo il Morgenpost, «è che per riportare il deficit di bilancio sotto la soglia del 3% entro il 2013, mancano nelle casse dello Stato 38 miliardi di euro e qualora l’economia non riuscisse a garantire la crescita del Pil prevista dell’1,2%, l’ammanco sarebbe ancora maggiore». Il nuovo governo socialista di Jean-Marc Ayrault promette di coprire metà del fabbisogno con nuove tasse: per l’altra metà pensa di operare tagli nel settore della pubblica amministrazione, dove però rischia di scontrarsi con le resistenze di una buona fetta del suo stesso elettorato.

La Francia non percepisce la gravità del problema

Il quotidiano di Berlino ha poi rilevato come a Parigi la gravità della crisi europea sia vissuta con una strana rilassatezza non solo dai politici ma anche dagli economisti e dall’opinione pubblica: «Pericoli come quelli paventati in Germania che il fondo di stabilità permanente Esm possa diventare un pozzo senza fondo non sono percepiti dai francesi, che pure costituiscono il secondo contribuente netto dell’Esm. In Francia risulta fondamentalmente difficile considerare una reale minaccia il deficit di Stato e i debiti vengono derubricati nel settore della fiction».
LA DIFFERENZA DI FONDO TRA PARIGI E BERLINO. Questa sorta di atteggiamento culturale sostanzia la differenza di fondo tra Francia e Germania e farà sentire il suo peso anche nel vertice di Berlino. «La posizione aperturista di Hollande verso le nuove richieste di Samaras ha anche una natura psicologica», ha concluso il Morgenpost, «perché a fronte del peggioramento dei dati strutturali francesi c’è il timore che Parigi stessa sia costretta in breve a rifugiarsi sotto l’ombrello della solidarietà europea».
C’è poi un altro aspetto che la stessa stampa tedesca non ha preso in considerazione e che rischia di rimescolare ancora una volta le carte.
I PASSI VERSO L’INTEGRAZIONE COMUNITARIA. L’arcigna Germania è tuttavia disposta a compiere quei passi di integrazione comunitaria (fiscali, politici, di bilancio) necessari a superare il gap fra moneta unica e politiche economiche degli Stati membri distinte. Angela Merkel e Wolfgang Schäuble si sono anzi fatti promotori di decisivi passi in avanti verso un’integrazione politica ed economica europea e in Germania da qualche mese l’opinione pubblica dibatte sull’ipotesi di indire un referendum per dare legittimità popolare a questo passaggio.
La Francia tentenna, restia a cedere nuovi pezzi della propria sovranità a Bruxelles. Ma su questo tema le alleanze costituitesi sugli aiuti alla Grecia e sulle diverse interpretazioni dei concetti di austerità e crescita potrebbero automaticamente ribaltarsi.