Berlusconi, il Potente che si sottrae alla Legge

Elisabetta Grandi
19/01/2011

Perché Silvio non rispetta le regole che vincolano i comuni mortali.

Berlusconi, il Potente che si sottrae alla Legge

Che cos’è il “turbamento” di cui ha parlato il presidente
Napolitano? È una cosa che prende allo stomaco, che ammutolisce
e spaventa, perché sembra inghiottire tutto nel suo vortice,
come la forza gravitazionale di un buco nero. Le notizie dei
telegiornali, dopo i lunghi servizi sulle intercettazioni delle
ragazze di Arcore, perdono ogni consistenza, non hanno più
importanza, sono ricordi di un mondo più o meno normale che è
stato sfregiato, deformato e ora proietta la sua ombra grottesca
su tutto.
IL POTERE PASOLINIANO. Non è semplicemente
cronaca e neppure semplicemente politica o caso giudiziario. È
piuttosto una rappresentazione che sgomenta, perché parla di
noi, del nostro Paese e del nostro tempo. «Nulla è più
anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole, e
ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o
dettatogli da sue necessità che sfuggono alla logica comune».
Così Pier Paolo Pasolini spiegò in un’intervista il senso del
suo film Salò e le 120 giornate di Sodoma, girato nel
1975, pochi mesi prima della morte. In quel film, l’umanità
viene trasformata in oggetto totale e il sesso vi svolge un
«ruolo metaforico orribile», secondo le parole dello stesso
Pasolini.
UN FILM PROFETICO. Ma quello era un film (come
si dirà adesso “profetico”) e il sesso era una metafora. Qui
invece tutto è davvero accaduto, ed è proprio questa
coincidenza di linguaggio e realtà a formare una cappa di piombo
che ci toglie il respiro.
La questione centrale, nella prospettiva pasoliniana, è proprio
quella del Potere e del Potente che, nella concezione
berlusconiana, è veramente tale proprio in quanto si sottrae
alle leggi che vincolano gli altri, i comuni mortali. Se anche il
potente deve rispondere alla Legge, allora che potente è? Per
questo richiama ossessivamente il “consenso del popolo”, non
potendo vantare, come i faraoni d’Egitto e tutti i re della
storia, un investimento che gli provenga direttamente da Dio (ma
lui ci ha anche provato, definendosi «l’unto del
Signore»).
GUERRA TRA POTENTI. Solo così si può
comprendere la guerra che si apre ora tra il potere del capo e
quello dei magistrati, che lo inchiodano ad accuse per le quali
chiunque altro dovrebbe pagare la colpa. In una guerra, non si
può non schierarsi. E allora bisogna vedere che i giudici di
Milano sono in questo momento i custodi della Legge e quindi
dello Stato, cioè di tutti noi, mentre il potere fa quadrato e
indossa stivali chiodati per difendere il bunker del sesso di
Arcore, che non è una metafora, ma il luogo reale della sua
grottesca apoteosi.