Se questa è la destra, viva Berlusconi

È stato il più importante animale politico della Seconda Repubblica. Però tutti i guai attuali nascono da lui. Non ha avuto abbastanza lungimiranza e coraggio. Ma rispetto ai populisti resta un gigante.

03 Maggio 2019 06.57
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Lo scontro fra M5s e Lega, culminato con il caso Siri, non sta provocando, finora, grandi sconvolgimenti nei sondaggi. Il Carroccio resta su, i pentastellati hanno ridotto in modo pesante le proprie forze. Lo stesso Pd non approfitta della lite di governo e resta stabile nella sua leggera ripresa.

Può darsi che i sondaggi non dicano la verità o tutta la verità. Può darsi, cioè, che il voto reale si riveli diverso dalle intenzioni di voto dichiarate agli emissari degli istituti demoscopici. Ma questa situazione di stallo ha un senso. Soprattutto se guardiano la parte che, in questa feroce rissa al governo, sta svolgendo il Movimento 5 stelle. La paura di Luigi Di Maio e dei suoi collaboratori di far cadere l'esecutivo, e con ciò di vedere le proprie carriere esposte alle vendette di partito, li inchioda ad un quotidiano scontro con Matteo Salvini.

La ragione vera del successo di Salvini a scapito del M5s sta nel fatto che l’elettorato di governo ha premiato l’anima vera di questa maggioranza

Se l’avessero messa così all’inizio dell’avventura leghista-grillina, avrebbero forse contenuto il calo elettorale. Forse. Perché la ragione vera del successo di Salvini a scapito dei cinque stelle sta nel fatto che l’elettorato di governo ha premiato l’anima vera di questa maggioranza, quella che tende a rappresentare, dopo le sconfitte di Silvio Berlusconi e la delusione di Gianfranco Fini, l’anima più reazionaria della destra che intravede il sogno del successo in solitudine e con il proprio bagaglio ideologico. I grillini hanno contrapposto il niente a questa compatta cultura di destra. E nel momento in cui si sono sentiti in più grave difficoltà hanno ritrovato un tardivo linguaggio di sinistra (l’antifascismo) ma soprattutto stanno cercando di risvegliare l’anima giustizialista.

SALVINI VERSO UN SUCCESSO ALLE EUROPEE COME BONINO E RENZI

Se Salvini, che crede di essere molto furbo, sta mettendo la testa nelle fauci del leone cioè di quel mondo sovranista europeo che, se risultasse vincitore, si mangerebbe l’Italia, Di Maio pensa che ci sia ancora nel Paese una corrente di simpatia per i pm. Per di più scopre il giustizialismo a corrente alternata, come mostra il caso di Armando Siri, parlamentare che non andava portato al governo proprio in virtù delle sue precedenti vicissitudini giudiziarie. I partiti sono quindi tutti sotti osservazione. La Lega di Salvini prenderà quei voti in più che la gara europea concede alla forza più irruente e dinamica. Toccò a Emma Bonino, toccò a Matteo Renzi. Ma un buon risultato europeo è una gallina che non fa uova.

Quello che manca a Salvini è la capacità di spiegare che cosa farebbe se diventasse presidente del Consiglio a capo della destra. Qui non c’è spazio per i Bolsonaro. L’Italia precipiterebbe in uno scontro assai simile ad una guerra civile. Di Maio crede ancora di essere a un pranzo di gala e manda in televisione personaggi impresentabili come quel Manlio Di Stefano che si è esibito la sera del 2 maggio da Corrado Formigli. I cinque stelle che vinsero le elezioni stavano realizzando il sogno di Piercamillo Davigo cioè rovesciare l’Italia come un calzino. Poi si sono trovati con calze rotte senza filo di rammendo. Una parte di popolo li seguirà ancora ma il sogno di diventare i pivot della politica italiana è svanito.

IL CAV RESPONSABILE DELL'ASCESA DEL POPULISMO MA MIGLIORE DEI POPULISTI

Nicola Zingaretti sta facendo quel che gli si è chiesto di fare. Ha ridotto la rissosità interna con equilibri precarissimi, ha una personale buona immagine, ma non ha il colpo d’ala.
Restano Berlusconi e Giorgia Meloni. Cominciamo dalla ex ragazza romana, ormai attempata madre di famiglia, che non riesce ad andare al di là del suo quasi 5% perché le sue idee di destra sono tutte estremizzate da Salvini né lei ha mai fatto il tentativo di presentarsi come destra che rifiuta l’estremismo. C’è troppa Paola Taverna in lei, c’è nel suo linguaggio la violenza verbale e l’aggressività di quel personaggetto che è vice-presidente del Senato.

Berlusconi ha anticipato la sguaiataggine di quelli che sono venuti dopo

Berlusconi resta, indiscusso, il più importante animale politico della Seconda Repubblica. Però tutti i guai attuali nascono da lui. È lui che ha sdoganato i pensieri più truci, è lui che ha combattuto e distrutto la destra di Fini (con il grande contributo della family dell’ex capo di An), è lui che non ha mai avuto il coraggio democristiano di essere il centro della politica ma ha anticipato la sguaiataggine di quelli che sono venuti dopo. Tuttavia Berlusconi è lì che resiste, che combatte anche molto malandato. Personalmente, pur non avendolo mai votato né avendo alcuna intenzione di farlo ora, di fronte a tanti protagonisti di serie B, lui mi appare come un gigante soprattutto da quando quella stampa di destra che gli ha obbedito sulle cose più atroci (avete letto editoriali di Mario Giordano, Maurizio Belpietro, Filippo Facci, Vittorio Feltri, Pietro Senaldi, ecc su Ruby nipote di Mubarak?) ora lo dileggia, con grande viltà.

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