Il rapporto tra Bertolucci e il Cinema America di Roma

26 Novembre 2018 15.46
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Un gigante del cinema internazionale e dei ragazzi liceali e universitari che di cinema non sanno nulla, ma che decidono di occuparne uno per salvarlo dalla speculazione edilizia. È un incontro particolare che diventa subito affettuoso quello tra Bernardo Bertolucci, scomparso all'età di 77 anni, e i ragazzi del Cinema America Occupato.

Sono loro che nel 2012, all'epoca della Giunta Alemanno, fermarono la costruzione di appartementi al posto dello storico cinema di Trastevere. Sgomberati nel 2014, ebbero in comodato d’uso un ex-forno di 30 metri quadri poco distante dove continuarono le proiezioni e dove diedero vita all’associazione Piccolo Cinema America presieduta da Valerio Carocci. Oggi sono in attesa di trasferirsi in un altro ex cinema del quartiere, il Troisi, per il quale hanno vinto un bando nel 2016 e firmato il contratto con Roma Capitale nell’aprile 2018.

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Tra i loro primi supporter c'era proprio Bertolucci. «Quando ho incontrato Valerio», disse il regista nel 2014, durante una proiezione, «mi ha parlato di questo progetto e mi ha messo molta allegria perché mi rendevo conto che aveva in mente di rendere questa occupazione una specie di caverna di Platone dove nascono le idee. Non sapeva quasi niente di cinema e mi sono detto: "Guarda che bello, lui e i suoi amici impareranno il cinema costruendo questo luogo e rendendolo abitabile da tutti i fantasmi che abbiamo creato noi facendo i film». L’incontro con Bernardo Bertolucci «fu emozionante», racconta oggi Carocci a Lettera43.it, «anche perché eravamo piccoli. Nel 2014 avevo 22 anni. Ci ha sempre colpito la sua ironia. A ogni email che gli mandavamo rispondeva sempre in modo tale che non era facile capire se ci stava trattando male, supportando, spronando o semplicemente prendendo in giro. Ogni volta dovevo intepretare queste lettere per capire cosa intendesse… E mi perdevo».

DOMANDA. Può fare un esempio?
RISPOSTA. Una volta mi disse: «Ho capito subito che non hai senso dell’umorismo ma mi sembra che esageri con tutti questi ‘maestri’, fai ridere i polli, tra i quali ci sono anche io». Ma era sempre attento e pronto a comprendere, quando discutevamo con le istituzioni, quali potessero essere i problemi o le difficoltà.

Appoggiava la vostra battaglia…
Sì, ma ne appoggiava anche molte altre. Riusciva ad avere una forte vicinanza con i ragazzi, con i giovani ed era sempre disponibile, salute permettendo, a partecipare.

Come vi siete incontrati?
Lo contattammo e lui rispose. Sottoscrisse il primo appello per salvare il Cinema America. Successivamente lo invitai a presenziare a una proiezione e lui mi rispose: «Caro Valerio come faccio a dirvi di no dopo tutto quello che avete combinato risvegliando con le vostre motivazioni cineteche e prestigiosi locali trasteverini? Mi piacerebbe molto parlare con dei giovani del mio primo film». Era Il Conformista. Ai suoi occhi eravamo dei ragazzi che si avvicinavano al mondo dell’audiovisivo e, come diceva sempre, «lo scoprivamo proiettandolo».

Eravate un po' i dreamers anche voii?
Più o meno. Lo scorso anno quando il Comune non ci ha rinnovato la concessione di piazza di San Cosimato, dove si tenevano le proiezioni estive, scrisse una lettera pubblica molto dura in nostra difesa e anche in difesa di come avevamo fatto rivivere la piazza.

Com’era negli incontri con il pubblico?
Sempre emozionato, a volte lo era più lui del pubblico. In occasione degli eventi mi chiedeva: «Ma verrà gente?». Io lo rassicuravo e lui ribatteva: «Non è che sei troppo sicuro di te? A volte quando si è troppo sicuri di se stessi si sbaglia». E mi toccava rassicurarlo di nuovo.

Cosa lascia il "cittadino" Bernardo Bertolucci?
Lascia un grande impegno nelle battaglie contro le barriere architettoniche. Per esempio, denunciò più volte lo stato della pavimentazione urbana romana per chi, come lui, era costretto a muoversi su una sedia a rotelle. Ha utilizzato consapevolmente la sua forza mediatica e il suo profilo per dare voce e visibilità a tante persone nelle sue stesse condizioni.

Vi sentite anche voi un po’ eredi di Bertolucci?
Eredi no, non siamo autori. Siamo stati però cullati dal maestro, quindi oggi ci sentiamo un po’ orfani.

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