Bersani: ma io Centro?

Redazione
17/12/2010

di Salvatore Cannavò Pier Luigi Bersani aveva lanciato la proposta del nuovo Ulivo solo qualche mese fa, immaginando un centrosinistra...

Bersani: ma io Centro?

di Salvatore Cannavò

Pier Luigi Bersani aveva lanciato la proposta del nuovo Ulivo solo qualche mese fa, immaginando un centrosinistra rinnovato, magari in grado di instaurare un’alleanza con l’Udc di Pier Ferdinando Casini.
Gianfranco Fini non aveva ancora rotto con Silvio Berlusconi e Futuro e Libertà non esisteva, almeno in quel momento, nei piani del presidente della Camera. Oggi il segretario del Pd sembra essere sceso dall’albero prodiano e riscompagina di nuovo la road map del suo partito.
Bersani, in un’intervista a Repubblica del 17 dicembre, ripropone infatti un’alleanza con il neonato Terzo polo, basato su una «piattaforma democratica» che preveda un «patto per la riforma della Repubblica».
Per questo a gennaio presenterà una proposta «a tutte le forze di opposizione di centro e di centrosinistra che può avere anche un profilo elettorale». Bersani sembra promettere, e questa è una notizia, delle proposte concrete su fisco, lavoro, precariato, liberalizzazioni ma anche riforme istituzionali e legge elettorale. Ma, soprattutto, avanza un’ipotesi, anzi due: il Pd può mettere in discussione i suoi «strumenti» cioè le primarie e anche la propria candidatura non è data come scontata. «Non ho fatto passi avanti e non faccio passi indietro», si limita a dire il segretario Pd che spiega che avanti a tutto c’è «il progetto».

Il bivio del Pd: Vendola e Dipietro o Fini e Casini

In realtà, Bersani cerca di tenere la barra dritta di un partito che è sostanzialmente diviso tra due opzioni: allearsi stabilmente con Nichi Vendola e Antonio Di Pietro, come ha proposto l’ex pm che dice di attendere ancora una risposta, per dare vita a un centrosinistra “perfetto” che competa con il centrodestra e con il Terzo polo, o, invece, puntare decisamente all’alleanza con Fini e Casini.
Tra queste due opzioni ne viene escogitata una “centrale” che prova a dire: facciamo la nostra proposta, indichiamo le linee guida del programma aperto a tutti e poi vediamo chi resta.
Nicola La Torre, dalemiano, una versione più concreta l’aveva data con una sua idea di “rifondazione” del Pd con Vendola invitato a entrare nel partito, in modo da poter fare liberalmente l’alleanza con il centro senza pungoli a sinistra.
La stessa ipotesi viene oggi rilanciata da Goffredo Bettini, un tempo braccio destro di Walter Veltroni e oggi anima solitaria però sempre ascoltata: «Un Pd con dentro tutti, incluso Vendola, e in cui tutti possano aspirare alla leadership» ha detto al Corriere della Sera, «deve poi trovare un’alleanza con il Terzo polo».
Resta da capire come potrà Fini portare, senza perdere altri pezzi, il suo gruppo parlamentare a un’alleanza con la sinistra. E come può il Pd evitare di disperdere i propri, di consensi, se sono vere le reazioni negative registrate da Facebook: «Mai con i fascisti». Senza contare che in caso di alleanza con Fini e Casini, il Pd potrebbe vedere nascere un polo di sinistra magari attorno a Di Pietro o allo stesso Vendola.

La linea di Bersani: raccogliere consensi tra i moderati del partito

Intanto Bersani raccoglie i consensi dell’area centrale del partito a partire da uno dei volti nuovi, il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Viene però bocciato sonoramente dai rottamatori che, con il milanese Stefano Civati, ideatore con Matteo Renzi della Convention di Firenze, hanno parlato di un «Pd che non c’è più» e che con questa strategia scenderà ancora sotto l’attuale 23% indicato dai sondaggi. A non piacere per nulla è la soppressione, o la “riforma” delle primarie, che scatena anche le contrarietà di Vendola.
Bersani qualche apertura l’ha ottenuta invece da Casini. Anche se il leader Udc ha affermato con foga che «le offerte che ci arrivano dagli altri non ci interessano, perchè non siamo in vendita», subito dopo ha aggiunto che nell’intervista di Bersani «ci sono cose positive e meno positive» e tra le prime mette l’idea di «voler aprire una fase fondativa». Insomma, serve vedere come evolverà la situazione politica in cui va ancora verificata la tenuta della nuova formazione finiana in preda a formidabili pressioni da parte del Pdl: oggi Berlusconi (leggi) ha dichiarato di avere altri otto parlamentari in procinto di sostenere il governo.

La strategia centrista di D’Alema: cercare un nuovo Prodi

Se questa idea andasse in porto, comunque, rappresenterebbe la sanzione della strategia dalemiana secondo la quale è necessario dotare il sistema politico di una gamba di centro con cui la sinistra deve poi allearsi. Un centrosinistra di nuovo conio anche se la presenza di Fini lo renderebbe un centrosinistra-destra.
Va detto che fu con questa impostazione, inaugurata nel 1995 proprio da Massimo D’Alema segretario del Pds, che il centrosinistra vinse le elezioni del 1996 e portò Romano Prodi a Palazzo Chigi.
Bersani, però, per riuscire in questa tattica avrebbe bisogno del “nuovo Prodi”. Solo se in tempi rapidi il Pd riuscisse a offrire all’Italia una piattaforma comprensibile, un leader credibile, attorno al quale tessere le alleanze, allora forse potrebbe giocare qualche carta. E di nomi ne girano pochi tranne sempre gli stessi: Mario Draghi, Luca di Montezemolo o addirittura Mario Monti. Viceversa, Bersani sarà sempre costretto a dimenarsi tra la scelta di un’alleanza con la sinistra oppure con il centro. Correndo il rischio di finire come l’asino di Buridano che, in preda alla fame e alla sete e messo di fronte all’acqua e all’avena, alla fine non riuscì a scegliere e morì.
Per maggiore chiarezza bisogna attendere il 23 dicembre, data della direzione democratica. Di Pietro, intanto, ha ribadito: «Che quella sia la giornata buona dove decidono: o con Casini o con noi e Vendola».