Gabriella Colarusso

Bersani si fa il listino

Bersani si fa il listino

17 Dicembre 2012 19.30
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Alla fine, nelle parlamentarie del Pd, il listino bloccato ci sarà. Il segretario Pier Luigi Bersani, potrà decidere il 10% dei nomi che verranno inseriti nelle liste per le elezioni di Camera e Senato, candidati scelti tra «esponenti della società civile e personalità di riconosciuta competenza» e ai quali non toccherà sottoporsi al giudizio degli elettori. Non solo, a Bersani spetterà anche la scelta dei capilista, che sono 47.
Questo è quanto prevede il regolamento sulla scelta degli (aspiranti) parlamentari approvato all’unanimità alla direzione nazionale del Pd, riunita il 17 dicembre.
ALBO CHIUSO, LISTINO BLOCCATO. Certe anche le date del voto – il 29 e il 30 dicembre – così come lo è la base elettorale che potrà esprimere la propria preferenza: e urne saranno aperte solo agli iscritti al Pd fino al 2011 e ai votanti delle primarie del 25 novembre che dichiarino di essere del Pd. L’albo, insomma, non verrà riaperto.
IL NODO DELLE DEROGHE. Via libera in blocco anche per le deroghe a 10 parlamentari che sono in carica da più di tre legislature e che, come da Statuto del Pd, non avrebbero potuto ricandidarsi.
Si tratta di Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Beppe Fioroni, Franco Marini, Gianclaudio Bressa, Cesare Marini, Mariapia Garavaglia, Angelo Agostini, Giorgio Merlo e Giuseppe Lumia.
FOLLINI E ICHINO, NO ALLE SCORCIATOIE. Ha deciso di fare un passo indietro invece l’onorevole Marco Follini: «Non ho chiesto la deroga. Non dico che sia poco dignitoso chiederla ma ritengo più dignitoso non chiederla».
Diversa ma altrettanto controcorrente la decisione del senatore Pietro Ichino, renziano della prima ora consigliere del sindaco di Firenze per le politiche del lavoro: «Caro Matteo, non accetterei di tornare in parlamento nuovamente cooptato», ha spiegato il giuslavorista al telefono, come ha raccontato sul suo sito lo stesso Renzi. «La quota può essere per persone alla prima esperienza. Io ho il dovere di cercarmi i voti. Proverò a essere eletto con le primarie nella mia città: solo così accetterò di tornare in parlamento».
PARLAMENTARI USCENTI DISPENSATI DALLA RACCOLTA FIRME.  Senior a parte, chi potrà candidarsi alle primarie del Pd? La bozza prevede che i parlamentari uscenti non debbano raccogliere le firme, mentre per gli ousider la quota richiesta è pari al 5% del numero degli iscritti su base provinciale.
Comunque non meno di 50 firme e non più di 500.
Non potranno candidarsi, invece, salvo deroga concessa dal partito, gli europarlamentari, i sindaci di città superiori a 5 mila abitanti, gli assessori e consiglieri regionali.
ALMENO IL 33% DI DONNE. Per tutelare la parità di genere, nelle liste dovrà essere garantito il 33% di presenza femminile. I collegi saranno disegnati su base provinciale e il via libera alle candidature dovrebbe arrivare dalle direzioni provinciali sabato 22. Il che significa che per raccogliere le firme agli aspiranti parlamentari sono concessi tre giorni di tempo.
La bozza di regolamento vieta inoltre l’acquisto di spazi a pagamento per la campagna.

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