Alessandro Rossi

Bertoldi, l'archeologo italiano in missione nel Kurdistan iracheno

Bertoldi, l’archeologo italiano in missione nel Kurdistan iracheno

01 Maggio 2017 13.00
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C’è anche un italiano nella missione organizzata dal British Museum nel Kurdistan iracheno. Si tratta del 32enne archeologo Stefano Bertoldi, che giovedì 13 aprile 2017 è partito per la città di Ranya, in Iraq, insieme con altri 14 europei. Il British Museum sta curando un progetto, finanziato dal ministero britannico della cultura e iniziato a settembre 2016, destinato a concludersi nel 2019 e che prevede diverse tappe, di cui una appena iniziata.

ZONA STRAVOLTA DALLA GUERRA. L’obiettivo principale è quello di educare un gruppo di iracheni a trovare, conservare, proteggere e catalogare i reperti archeologici in una zona del mondo ricca di storia, stravolta dagli eventi della guerra. Bertoldi, giovane archeologo di Siena, all’interno della missione è il responsabile della documentazione informatica. Il suo compito sarà quello di insegnare a un pool di una decina di archeologi iracheni la catalogazione delle evidenze archeologiche e dei reperti, ma dovrà anche guidare la costruzione del database e iniziare la schedatura dei materiali, oltre che a occuparsi di cartografia.

Appassionato contradaiolo della Pantera, Bertoldi ha nel suo curriculum il dottorato in archeologia all’Università di Pisa e diversi lavori sugli scavi in tutta Italia, oltre a una missione organizzata dall’Università di Bologna nel 2007 a Samarcanda, in Uzbekistan. Nonostante una specializzazione da medievista, le sue importanti conoscenze tecnologiche gli hanno aperto la strada di questo progetto, trovato per caso in uno dei tanti siti internet accademici.

«NON È FACILE DECIDERE DI PARTIRE». «Ho avuto il primo contatto via mail», racconta Bertoldi, «poi mi hanno invitato a parlare a Londra e lì mi hanno fatto la proposta. Non è semplice decidere di partire per luoghi tanto lontani e conosciuti per le situazioni ambientali complicate, ma di fronte al British Museum non ho esitato un secondo a dire sì». La missione ha luogo nella città di Ranya, circa 80 mila abitanti, si trova nella regione del Kurdistan iracheno quasi al confine con l’Iran. L’insediamento in questione è relativo alla civiltà dei Parti, che hanno popolato l’area tra il V secolo avanti Cristo e il III dopo Cristo.

ERA IL LUOGO CHIAVE PER I DAZI. In antichità era uno snodo fondamentale per la viabilità del luogo: sorgendo in un’insenatura tra le montagne, era il luogo per la riscossione dei dazi al passaggio tra le diverse valli. Reminiscenze scolastiche riportano come Crasso, il terzo triumviro di Giulio Cesare e Pompeo, morì nella disfatta di Carre proprio per mano dei temutissimi arcieri a cavallo partici. Oggi la zona è sì in territorio curdo, ma politicamente iracheno e dista soltanto due ore e mezzo di macchina da Mosul, dove ancora si combatte contro l'Isis strada per strada.

«Al British Museum», raccontava Bertoldi prima di partire per la missione, «ci hanno rassicurato sulla tranquillità della zona, sia per la distanza dai combattimenti sia per il fatto che i curdi sono da sempre filo-occidentali e per questo sono un popolo aperto e tollerante nei nostri confronti». Ma la zona è talmente ricca di reperti archeologici che è diventato necessario organizzare e provare a strutturare un sistema di archeologi in grado di proteggere e conservare patrimoni artistici inestimabili e recentemente razziati da combattimenti e ideologie.

OLTRE 50 BLACKOUT AL GIORNO. Arrivato in Iraq, Bertoldi ha trovato un mondo completamente diverso dal nostro: «Qui la vita va a mille velocità diverse», ha spiegato. «La tecnologia è uno status symbol e tutti hanno lo smartphone con internet, però in città ci sono cavi elettrici ovunque e il sistema è instabile e molto pericoloso. Questo si riflette nel lavoro perché si assiste anche a più di cinquanta blackout al giorno nei weekend. Quando va bene, ce la caviamo solo con tre blackout».

La guerra qui non si avverte. Di notte non vado in giro, ma il giorno si vedono soltanto delle persone con fucili o mitra per strada, nonostante la situazione sia molto tranquilla

Anche la vicinanza della guerra non sembra essere un problema. Sempre Bertoldi spiega: «La guerra qui non si avverte. Di notte non vado in giro, ma il giorno si vedono soltanto delle persone con fucili o mitra per strada, nonostante la situazione sia molto tranquilla. Anche gli abitanti del posto sono molto cordiali, anche se il vero problema è che nessuno parla inglese. Solo gli archeologi che sono con noi lo sanno e ci fanno da interpreti con gli abitanti del posto, per fortuna abbiamo un cuoco iracheno che è bravo a cucinare, altrimenti fare la spesa sarebbe un problema a causa della lingua».

GRANDE ECO ANCHE GRAZIE ALLA BBC. Oltre a Bertoldi, nel gruppo di studiosi arrivati a supportare i locali ci sono tre inglesi, un austriaco, un ceco, un ungherese e sono in arrivo anche due statunitensi. La missione in Regno Unito ha avuto una grandissima eco, dovuta al fatto che la Bbc ha dedicato molti servizi e speciali al progetto, considerato anche dal valore umanitario molto importante. Con un italiano in prima fila.

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