Biden: «Israele non proceda a Rafah senza un piano per i civili»

Ginevra Abeti
13/02/2024

Il presidente americano e Netanyahu, secondo il Washington Post, sono ai ferri corti. Il premier israeliano intende andare avanti con l'operazione di terra al Sud mentre non è ancora chiaro come verranno evacuati i palestinesi nella città più densamente popolata della Striscia. All'appello degli Stati Uniti si sono aggiunti anche la Gran Bretagna, l'Ue, la Cina e altri paesi.

Biden: «Israele non proceda a Rafah senza un piano per i civili»

Secondo un’indiscrezione del Washington Post l’ultimo colloquio telefonico tra Benjamin Netanyahu e Joe Biden, avvenuto domenica, ha assunto toni particolarmente aspri, «avvicinando più che mai Biden a una rottura» con il premier israeliano. Al centro del colloquio tra i due leader l’imminente operazione militare di Israele a Rafah, l’ultima città a Sud della Striscia di Gaza e una delle zona più densamente popolate del mondo, dove si starebbero rifugiando almeno 1,4 milioni di palestinesi. Secondo il quotidiano americano lo staff del presidente avrebbe esortato Biden a essere «pubblicamente più critico» nei confronti di Netanyahu. Lunedì sera, il capo della Casa Bianca è intervenuto chiedendo a Tel Aviv di non procedere «all’occupazione di terra a Rafah, senza aver prima approntato un piano per i civili».

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Gli appelli internazionali in opposizione all’operazione di Israele a Rafah

La Gran Bretagna e l’Unione europea si sono unite al pressing degli Stati Uniti affinché Netanyahu fermi l’operazione a Rafah. Dal mondo arabo l’appello è arrivato dal re Abdullah della GiordanIa, che ha detto che un’invasione di Rafah produrrebbe «una catastrofe umanitaria» e ha chiesto un immediato cessate il fuoco: «Non possiamo stare a guardare e lasciare che tutto questo continui. Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco duraturo adesso. Questa guerra deve finire». Di catastrofe umanitaria ha parlato anche le Nazioni Unite. L’Alto commissario per i diritti umani Volker Türk ha affermato che «una potenziale piena incursione militare a Rafah è terrificante, data la prospettiva che un numero estremamente elevato di civili, ancora una volta soprattutto bambini e donne, possa essere ucciso e ferito». Anche la Cina, in un comunicato del portavoce del ministero degli Esteri, ha chiesto a Israele di fermare l’operazione militare al Sud «il più presto possibile». La ministra degli Esteri dell’Australia, Penny Wong, si è aggiunta agli appelli internazionali affermando che l’invasione della città avrebbe «conseguenze devastanti» per i civili palestinesi che vi si rifugiano.

Biden: «Israele non proceda a Rafah senza un piano per i civili»
Civili di Rafah attorno alle loro abitazioni distrutte da un raid israeliano il 3 febbraio (Getty Images).

Non è chiaro quale sia il piano di evacuazione dei civili di Rafah 

Nei giorni scorsi Netanyahu ha fatto sapere di aver ordinato all’esercito di preparare un piano per evacuare i civili che al momento si trovano a Rafah, e per «distruggere» quattro battaglioni di Hamas che secondo il premier sarebbero pronti a difendere la città. Tuttavia, non è ancora chiaro come il piano di evacuazione possa avvenire, considerato che al confine si stanno rifugiando oltre un milione di civili. Il rischio concreto è che la popolazione palestinese a Rafah venga spinta verso l’Egitto, un’eventualità che Il Cairo ha rifiutato a più riprese. Se il confine con l’Egitto venisse varcato, l’esercito infatti non sarebbe in grado di fermare la marea di persone in fuga verso la penisola del Sinai. E Il Cairo è consapevole che, una volta entrati, Israele potrebbe impedire loro di tornare a casa. Netanyahu ha dichiarato a Fox News Sunday che «al Nord c’è un sacco di spazio in cui i civili possono spostarsi». Tuttavia, il Nord è per lo più distrutto, occupato dall’esercito israeliano e considerato attualmente non sicuro.

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