Le cose da sapere sul bimbo caduto nel pozzo in Spagna

14 Gennaio 2019 13.48
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La corsa contro il tempo è stata persa. In Spagna non sono riusciti a salvare il piccolo Julen Rossello, il bimbo di due anni e mezzo caduto domenica 13 gennaio in un pozzo profondo 107 metri vicino Malaga: dopo 13 giorni di scavi è stato trovato morto sabato 26 gennaio. Lunedì 21 gennaio i soccorritori, citati da El Pais, avevano spiegato che erano necessarie ancora almeno 24 ore per raggiungere il bambino. Ma qualcosa ha fatto tardare le operazioni. Alla fine solo il 23 gennaio è stato completato il tunnel parallelo a quello dove si trovava il bimbo. Inutilmente.

SCAVATO IL TUNNEL DI COLLEGAMENTO

A cavallo tra il 24 e il 25 gennaio le squadre di soccorso avevano completato oltre la metà del tunnel di collegamento tra il pozzo e il traforo parallelo realizzato nei giorni precedenti, scavando 1,5 metri dei 3,8 metri necessari. I lavori, ha riportato il quotidiano El Pais, sono stati rallentati dalla composizione del terreno, che in alcuni tratti è formato da roccia e ha richiesto l'intervento della Guardia civil, che ha fatto brillare due micro cariche di dinamite per consentire l'avanzamento degli scavi.

TRAFORO PARALLELO TERMINATO DOPO 55 ORE

La perforazione del tunnel parallelo aveva richiesto 55 ore. I soccorritori, nonostante i problemi tecnici, hanno sempre detto di avere la speranza che Julen fosse ancora vivo. Il governo ha promesso che le ricerche sarebbero continuate fino a quando il piccolo non fosse stato salvato. Gli adulti, però, non sono mai riusciti a infilarsi nel pozzo, che ha un diametro di soli 25 centimetri. Nessun contatto vocale era stato stabilito con Julen, la cui vicenda ha fatto rivivere la tragedia del piccolo Alfredino Rampi di Vermicino.

UN PROBLEMA TECNICO HA COMPLICATO I PIANI

A complicare il quadro ci si era messo pure un problema tecnico che ha provocato un ritardo ulteriore sulle operazioni di soccorso. Il guaio, hanno rivelato alcuni media fra cui La Vanguardia, ha riguardato il tubo, la guaina di metallo di rinforzo del pozzo parallelo, che i soccorritori stanno scavando nel tentativo di arrivare alla posizione del bambino: quando le trivelle hanno incontrato una roccia più dura i tubi si sono rivelati troppo larghi e il pozzo ha dovuto essere dunque ampliato. Un portavoce del governo dell'Andalusia ha parlato di «difficoltà tecniche affiorate con le guaine metalliche alla profondità di 40 metri». Il portavoce ha detto che i tubi dovevano essere rimossi e ogni sezione essere sostituita. «È impossibile stimare quanto tempo ci vorrà. Le operazioni sono già iniziate», aveva aggiunto. Era stato quindi rinviato il tentativo, previsto inizialmente per il 22 gennaio, di scavare un tunnel orizzontale per raggiunge Julen: operazione ritenuta estremamente delicata.

ANALISI DEL DNA PER CONFERMARE LA PRESENZA DEL BIMBO

Nel frattempo erano state fatte analisi di campioni di Dna del bimbo trovati nella terra dentro la cavità, confermando la sua presenza nel pozzo. La notizia ha smentito così una volta per tutte coloro che non credevano alla versione del genitori di Julen, convinti che il bimbo non fosse caduto affatto laggiù. Il Dna è stato estratto da capelli trovati e secondo i soccorsi era appunto la prova che Julen era intrappolato, ma a una profondità maggiore rispetto agli 80 metri raggiunti inizialmente dal robot-sonda.

Con mia moglie siamo a pezzi. Ma abbiamo la speranza che Julen sia vivo. C'è un angelo che ci aiuta, il nostro primogenito scomparso a 3 anni

José Rossello, il padre di Julen, aveva dichiarato: «Con mia moglie siamo a pezzi, siamo morti. Ma abbiamo ancora la speranza che nostro figlio sia vivo». Davanti ai media ha ringraziato per l'appoggio che con la moglie Vicky stanno ricevendo da «tutte le persone che ci danno forza, le imprese che offrono aiuto, gli psicologi, la guardia civile e tutti quanti stanno lavorando giorno e notte senza tregua». Alla durezza della situazione si è unita la stanchezza dei genitori, che non si sono mai allontanati dalla zona, in cui le squadre di soccorso lottano contro il tempo. «Abbiamo un angelo che ci aiuta affinché Julen esca fuori vivo», ha detto José, riferendosi all'altro figlio, il primogenito morto all'età di 3 anni. Quanto al ritrovamento nel pozzo dei capelli, i resti biologici che coincidono con il Dna di Julen, il papà non ha mostrato sorpresa: «Per molti lo sarà, non per noi, che lo sapevamo».

MOBILITATA L'IMPRESA SVEDESE CHE SALVÒ I MINATORI CILENI

I tecnici avevano deciso di intubare le pareti della cavità per fortificarle alla luce delle «difficoltà tecniche» sorte nella costruzione dei due tunnel, uno parallelo, l'altro orizzontale. A confermarlo sono state fonti della guardia civile. La parte finale delle due gallerie è stata scavata dal gruppo di minatori esperti giunti dalle Asturie e dall'impresa svedese Stockholm Precision Tools AB, che localizzò e trasse in salvo i 33 minatori imprigionati in una miniera in Cile nel 2010.

IL PRIMOGENITO MORTO A 3 ANNI PER INFARTO

«Lei sa cosa significa un'attesa di 30 ore, aspettando che tirino fuori tuo figlio?». José Rocío, il padre di Julen, nella serata del 14 gennaio aveva espresso in televisione la sua disperazione a Il programma di Ana Rosa su Telecinco. Nel 2017 ha già perduto il primogenito di tre anni, Oliver, colpito da un infarto mentre giocava sulla spiaggia. «Non dite che sta arrivando il sindaco, raccontate quello che si sta facendo qui, nulla di nulla, che il bambino da 30 ore è intrappolato in un pozzo. Che stiamo morendo!», aveva detto ancora l'uomo, che con la moglie Vicky ha seguito sul posto le operazioni di salvataggio ed è stato assistito dagli psicologi della Protezione civile.

I SOCCORRITORI NON HANNO POTUTO CALARSI NEL POZZO

Le dimensioni ridotte della circonferenza del pozzo in cui è precipitato Julen hanno impedito ai soccorritori di calarsi all'interno. Il robot inviato da un'impresa tecnologica, che ha realizzato numerose immersioni, aveva intercettato solo il sacchetto di caramelle che il bambino aveva con sé al momento della caduta. I genitori sono due ventenni di Malaga, che al momento dell'accaduto erano con alcuni parenti a preparare una paella nella proprietà di un familiare nella zona fra il ruscello di Olía e il fiume Totalan, vicina al dolmen Cerro de la Corona, nella Sierra di Totalan, vicino Malaga. Julen giocava con un altro bambino nel campo, quando è precipitato nel pozzo di prospezione dell'acqua, profondo 107 metri e senza recinzioni. A dare l'allarme, fra grida disperate, uno dei familiari che lo ha visto cadere.

TUTTO IL PAESE SI È STRETTO ATTORNO ALLA FAMIGLIA

Secondo testimonianze di membri delle squadre di salvataggio, citate dai media, il pianto flebile del bambino, inizialmente udibile, è cessato col passare delle ore. «Non saranno risparmiati mezzi nell'operazione di salvataggio», aveva dichiarato ai media il viceprefetto di Malaga, Maria Gamez, «con l'aiuto dei tecnici valutiamo tutte le alternative per salvare il bambino e rimuovere il tappo di terreno del pozzo, provocato a un'ottantina di metri probabilmente da una frana». Dal premier Pedro Sanchez alla presidente in funzione dell'Andalusia, Susana Diaz, le autorità spagnole hanno seguito gli sviluppi dell'operazione di salvataggio attraverso la copertura in diretta dei media e hanno inviato messaggi di solidarietà e vicinanza ai familiari.

LE TRE TECNICHE PER L'ESTRAZIONE

Nella lotta contro il tempo sono state «impiegate tre tecniche differenti», secondo quanto ha annunciato il portavoce della guardia civile, Bernardo Moltó, in alcune dichiarazioni ai media. Con tutte le cautele del caso, è stato estratto con una potente pompa aspiratrice il materiale franato. In secondo luogo è stato scavato un pozzo parallelo a quello nel quale è precipitato il bambino, per tentare di raggiungerlo. Allo stesso tempo, la cavità di 25 centimetri di diametro è stata intubata, per rafforzarne le pareti e impedire nuovi cedimenti di terreno, che potevano seppellire Julen.

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