Birmania, abolita la censura sui media

Redazione
20/08/2012

Il Myanmar ha abolito la censura diretta sui media, in quella che è solo l’ultima grande riforma del regime in...

Il Myanmar ha abolito la censura diretta sui media, in quella che è solo l’ultima grande riforma del regime in ordine di tempo, ma sui giornalisti gravano comunque altre significative restrizioni, tra cui il divieto di pubblicazione di quotidiani privati, mentre nel Paese asiatico continua a regnare una diffusa cultura di autocensura.
FINE DELLA CENSURA DI STATO. Con le nuove norme, i giornalisti non dovranno più passare attraverso la censura di stato prima di pubblicare un articolo, ponendo fine ad una pratica molto diffusa durante il regime militare finito a metà marzo dello scorso anno. In precedenza, infatti, ogni canzone, libro, cartone, articolo di giornale o opera d’arte doveva avere l’approvazione dei censori statali di uno dei governi più repressivi d’Asia.
A GIUGNO DEL 2011 I PRIMI PASSI. I cambiamenti sono cominciati a giugno dello scorso anno, quando il Ministero dell’Informazione ha deciso di concedere a circa la metà delle riviste a conduzione privata e ai mensili di pubblicare notizie senza la previa presentazione delle bozze al consiglio per la censura. «Oggi sono state soppresse le restrizioni sugli ultimi 80 giornali politici e su 6 a tema religioso», ha annunciato Tint Swe, capo del consiglio per la censura presso il Ministero dell’Informazione. Ma nonostante le autorità non possano più fare affidamento su media fortemente controllati dallo stato (che hanno fatto sì che il Myanmar sia 169esimo su 179 nazioni nella classifica sulla libertà di stampa), ci sono ancora significative restrizioni.
ANCORA VIETATI I QUOTIDIANI PRIVATI. I quotidiani privati sono ancora proibiti e di fatto è in vigore un monopolio di quotidiani statali infarciti di propaganda. I giornalisti, poi, temono ancora che i loro articoli possano essere controllati attraverso altre leggi, in particolar modo quando si trattano argomenti sensibili come la sicurezza nazionale.