Birmania, i Rohingya attaccano la polizia: più di 70 morti

Redazione
25/08/2017

Più di 70 persone sono morte in Birmania, a causa di una serie di attacchi coordinati messi a segno da...

Birmania, i Rohingya attaccano la polizia: più di 70 morti

Più di 70 persone sono morte in Birmania, a causa di una serie di attacchi coordinati messi a segno da almeno mille miliziani armati della minoranza Rohingya. Nel mirino 30 tra commissariati di polizia, posti di frontiera e basi militari nello stato occidentale di Rakhine. Tra i morti si contano almeno 59 insorti, due soldati e 10 poliziotti. Il bilancio delle vittime è ancora provvisorio.

SITUAZIONE IN PEGGIORAMENTO. L'attacco è uno dei più sanguinosi avvenuti nella zona negli ultimi mesi. La situazione nello stato di Rakhine è in peggioramento dall’inizio di agosto, quando le forze di sicurezza birmane hanno iniziato una nuova operazione di «liquidazione» dei ribelli, in una remota zona montuosa al confine con il Bangladesh.

CITTADINANZA NEGATA. «Estremisti bengalesi armati di granate hanno attaccato la polizia nel nord dello Stato di Rakhine e hanno condotto diversi attacchi coordinati contro gli agenti intorno all’una del mattino», ha detto alla Reuters una fonte ufficiale vicina alla leader del Paese, Aung San Suu Kyi, usando la parola «bengalesi» per riferirsi ai Rohingya. A questa comunità, infatti, il governo birmano nega la cittadinanza.

L'ACCUSA DI CRIMINI CONTRO L'UMANITÀ. Nonostante le loro radici nella regione risalgano a diversi secoli fa, i Rohingya sono considerati dai birmani alla stregua di immigrati clandestini provenienti dal vicino Bangladesh. E le Nazioni unite hanno accusato il governo birmano di aver commesso crimini contro l'umanità durante le offensive militari lanciate contro di loro.

ACCESSO NEGATO ALLA COMMISSIONE ONU. A luglio gli Stati Uniti hanno chiesto al governo di consentire l'ingresso in Birmania di una commissione d'inchiesta dell'Onu, ma l'amministrazine guidata da Aung San Suu Kyi ha negato il permesso. Il trattamento discriminatorio dei circa 1,1 milioni di Rohingya, comunità a maggioranza musulmana, presenti in un Paese quasi totalmente buddista, rappresenta un grave problema di rispetto dei diritti umani in Birmania.

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