Gabriella Colarusso

Così la blockchain può cambiare il modo in cui votiamo

Così la blockchain può cambiare il modo in cui votiamo

03 Aprile 2018 06.00
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Il Movimento 5 stelle è la «prima grande compagine politica digitale al mondo», la Rete manderà i vecchi partiti nel dimenticatoio della storia, la democrazia diretta è destinata a soppiantare quella rappresentativa e la piattaforma Rousseau guiderà questa trasformazione epocale. Con i toni propri del tecnoutopismo, in una lettera pubblicata il 20 marzo, Davide Casaleggio ha raccontato sul Washington Post quelle che ritiene siano le ragioni della vittoria del Movimento 5 stelle, un fenomeno politico-digitale che all'estero guardano con interesse e alcune perplessità, ma che è senza dubbio una novità nel panorama politico europeo, o meglio sarebbero dire tecnopolitico.

DEMOCRAZIA DIRETTA DI UN PARTITO VERTICISTICO. Finora, le affermazioni di Casaleggio si sono scontrate con la pratica del Movimento guidato da Luigi Di Maio che va assomigliando sempre più a un partito verticistico che a una piattaforma di democrazia liquida. Le nuove regole conferiscono al capo politico un potere pressoché incontrastato sugli eletti, le espulsioni, la scelta degli incarichi parlamentari, contraddicendo nella sostanza il principio fondativo dell'uno vale uno. Già nella selezione dei candidati ministri e della squadra di governo, per dire, non c'era stato alcun coinvolgimento della base tramite la piattaforma Rousseau.

PRIVACY VIOLATA SU ROUSSEAU. Sul piano tecnico, che nell'ottica di Casaleggio è centrale per costruire una reale democrazia diretta, le cose non vanno meglio. Nei mesi scorsi, il garante della privacy ha multato l'associazione Rousseau – il capo assoluto è Davide Casaleggio, presidente anche della srl Casaleggio associati – perchè non aveva indicato correttamente ai suoi iscritti le altre società responsabili del trattamento dei dati personali, la Wind Tre Spa e la Itnet Srl. L'istruttoria del Garante era nata in seguito a una serie di hackeraggi che avevano rivelato la fragilità di Rousseau e la possibilità di penetrare il sistema attingendo ai dati, anche di voto, degli iscritti.

Usare la blockchain per garantire trasparenza, sicurezza e partecipazione al voto o per sostituire la democrazia rappresentativa con una democrazia plebiscitaria?

Le indagini hanno rivelato anche che i gestori di Rousseau sono potenzialmente in grado di tracciare il voto degli iscritti, perché i voti vengono registrati in «forma elettronica mantenendo un legame» con i «dati identificativi riferiti ai votanti». Significa che Casaleggio e i soci di Rousseau possono sapere cosa ha votato un iscritto durante la scelta delle candidature al parlamento, per esempio, o sul programma. Al momento, dunque, l'utopia della democrazia diretta è una piattaforma facilmente hackerabile e in grado di tracciare e controllare i voti. Cambierà? Casaleggio assicura di sì, con l'implementazione della tecnologia blockchain che dovrebbe garantire l'anonimato del voto e la possibilità per ogni nodo della Rete di controllare che non venga modificato.

UNA TECNOLOGIA TRASVERSALE. Della blockchain si è cominciato a parlare molto negli ultimi anni per via delle criptovalute, in particolare i Bitcoin, ma si tratta di una tecnologia che, nell'opinione di esperti e studiosi, è destinata a rivoluzionare molti campi del sapere, del commercio, delle relazioni pubbliche, dalla finanza alla sanità, dal modo in cui scambiamo denaro all'istruzione, alla politica e ai sistemi di voto. La correttezza di un'elezione in futuro non sarà più garantita da un organo centrale, da un governo, ma affidata a un registro distribuito e decentralizzato, aperto ai cittadini e con la garanzia dell'anonimato: è davvero possibile? I test in corso in giro per il mondo dicono che sì, si può, ma gli ostacoli sono ancora tanti e non sono solo di natura giuridico-tecnologica, ma anche culturale: usare la blockchain per garantire trasparenza, sicurezza e partecipazione o per sostituire la democrazia rappresentativa con una democrazia plebiscitaria?

La sperimentazione più importante è senz'altro quella portata a termine a marzo di quest'anno, in un Paese che molti forse ricorderanno per l'emergenza ebola del 2014: la Sierra Leone. La mancanza di trasparenza, i brogli e le frodi elettorali sono da sempre un problema in diversi Stati del mondo, ma in molte parti dell'Africa questo tema è particolarmente sentito visti i ripetuti casi di manipolazione del voto. I sistemi di voto elettronico, poi, che pure sono stati sperimentati in circa 30 Paesi del mondo, e che sono in uso in oltre 20 Stati, non garantiscono i cittadini da errori, intromissioni e manipolazioni. In primo luogo per la loro natura comunque centralizzata, con il controllo affidato a un organo centrale, e poi per la possibilità alta di essere hackerati, per i difetti di sistema: «Un altro problema di trasparenza che assilla molti Evm (Electronic voting machine) è la natura proprietaria del loro codice sorgente. Senza codice open source, l'elezione è effettivamente in balia dei fornitori di terze parti. Questo non è solo un problema di potenziale condotta scorretta da parte di questi fornitori: errori nel loro codice potrebbero portare a cambiamenti nel riusltato elettorale che sarebbero molto difficili da rilevare», scrivono i ricercatori di Agora.

IL RUOLO DELLA FONDAZIONE AGORA. Agora è una fondazione svizzera – il suo amministratore delegato è Leonardo Grammar – ed è quella che ha realizzato la sperimentazione in Sierra Leone. Agora era accreditata come osservatore indipendente dalla Nec, la National Electoral Commission, in 280 seggi – su 11.200 totali – della zona occidentale del Paese, la più popolata. La Nec ha raccolto i voti dei cittadini espressi su fogli di carta, come tradizionalmente avviene, e si è avvalsa di un suo sistema informatico interno e proprietario per i conteggi, sistema che non ha a che fare con l'applicazione usata dai ricercatori svizzer. Quello che hanno fatto gli osservatori di Agorà è stato riportare i dati dei 280 seggi su una blockchain legata alla rete Bitcoin per poi renderli pubblici sul loro sito, in anticipo rispetto alla Nec.
Sul lavoro svolto da Agorà in Sierra Leone si sono accese anche diverse polemiche, per come la sperimentazione era stata in un primo tempo presentata ai media, lasciando intendere che la fondazione svizzera avesse avuto un ruolo ufficiale nelle elezioni oltre quello di osservatore in alcuni seggi.

La blockchain potrebbe portare a nuove forme per assicurare l'integrità e l'inclusività del processo elettorale

In un report del 2017, Embracing Innovation in Government, l'Ocse ha analizzato il caso del voto in Colombia per l'accordo di pace con le Farc. Per consentire anche agli expat colombiani di votare, la fondazione Democracy Earth ha sviluppato un'applicazione basata su tecnologia blockchain – Plebiscito Digital – per permettere agli espatriati di esprimersi.

IL PARERE DELL'OCSE. «Un processo che ha sollevato questioni interessanti per i governi rispetto all'uso della blockchain nei processi elettorali, e più in generale nel settore pubblico, e potrebbe portare a nuove forme per assicurare l'integrità e l'inclusività del processo elettorale», scrive l'analista dell'Ocse Charlotte van Ooijen. Le potenzialità della blockchain nella riscrittura dei sistemi elettoriali sono enormi, ma i limiti da superare sono ancora tanti, come sottolinea la stessa van Ooijen analizzando il caso colombiano: l'accesso alla banda e le competenze digitali degli utenti, le barriere regolatorie che riguardano l'uso dei dati, sono per citarne alcune e non di scarso rilievo.

IL CASO DANESE. Altri sperimentazioni sono in corso per testare l'efficacia della blockchain sui sistemi di voto, come quella dell'americana Follow My Vote o come quella annunciata di recente dal governo brasiliano che utilizzerà la piattaforma Ethereum per raccogliere proposte di legge di iniziativa popolare. Anche alcuni partiti europei si sono avventurati sulle strade delle nuove piattaforme decentralizzate: i danesi di Liberal Alliance già nel 2014 hanno usato una rete blockchain in occasione di una votazione interna del partito al meeting di Hvidore, un sobborgo di Copenhagen.

*Questo articolo è stato aggiornato e corretto alle 11.44 del 6 aprile 2018 per chiarire che la fondazione Agorà non avuto alcun ruolo ufficiale nelle elezioni, non era coinvolta nel conteggio dei voti, che è stato regolarmente effettuato dalla commissione elettorale della Sierra Leone con un suo sistema informatico interno e proprietario. I ricercatori di Agorò si sono limitati a registrare i voti dei 280 seggi in cui erano osservatori su una rete blockchain rendendo poi pubblici i dati sul loro sito.

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