Come abbiamo imparato la teoria dell’amore

Redazione

Come abbiamo imparato la teoria dell’amore

01 Febbraio 2015 14.35
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Era prima di tutto, prima che amassimo. 

Ci sono alcune canzoni, alcuni libri, alcuni film, che sono
arrivati prima della stagione dell’amore.
Sono melodie, immagini e parole che abbiamo incontrato per la
prima volta da giovani, giovanissimi. 
Prima del nostro primo amore. Prima che avessimo avuto tempo, e
soprattutto occasione, di sperimentarne sulla nostra pelle il
vero significato.
Studiavamo la teoria dell’amore immaginandoci cosa potesse
voler dire soffrirne. Riempivamo diari e pomeriggi al parco
crucciandoci in fragilità che non avevamo mai
provato. Sicuri che l’amore sarebbe arrivato presto,
prestissimo, dandoci finalmente il diritto di piangere. Di
sentirci rassicurati dall’impalpabile ma promettente
significato del ‘tornare a vivere’ dopo una delusione
amorosa: ogni sensazione nuova, non avere paura, varrà la pena
viverla perché tanto dopo la sofferenza ci sarà la
forza. 
La pura assenza si travestiva da mancanza, e le canzoni che ci
insegnavano l’amore facevano il resto. 

Poi abbiamo amato. Per davvero. E abbiamo sofferto. Per davvero.
E siamo stati felici, per davvero ma proprio per
davvero. Ognuno di noi ha amato in modo diverso, eppure
uguale.
Alcuni di noi hanno amato male. Hanno amato fino a trasfigurarsi,
con prepotenza e mica troppa devozione, alla fin fine. Eppure
hanno amato a lungo, donando parti di sé così quasi senza
pensarci, strappandole via e lasciandole in pegno, senza
riprendersele mai più. Altri hanno amato pensando di non
meritare e tirando la corda il più possibile per vedere dove si
sarebbe spezzata, e qualcuno ha scoperto di provare soddisfazione
facendo dell’amore una missione. 
Altri ancora hanno amato così tanto da annullarsi dentro il
benessere dell’altro, ma ci sono anche quelli che si sono
autoconvinti di amare perché pensano che amare sia l’unica
soluzione possibile alla solitudine; altri ancora hanno
incontrato qualcuno che ha reso tutta questa cosa dell’amore
piuttosto facile, riuscendo a costruire qualcosa di buono e a
diventare qualcosa di bello, agli occhi dei più e, soprattutto,
di se stessi. E poi c’è chi per mancanza di coraggio, o per
orgoglio, o per paura, a un certo punto ha deciso che amare
significava mettere troppa roba sul piatto, e ci ha rinunciato.

 

E così, dopo 10 anni, o forse più, ognuno con la propria
esperienza dell’amore, abbiamo ripreso in mano quelle stesse
canzoni, quei libri, quei film che avevamo scoperto prima della
stagione dell’amore. E abbiamo scoperto che vero e falso si
sono scambiati di posto. Alcuni di quei punti di riferimento
della nostra teoria dell’amore hanno acquistato
finalmente significato, altri lo hanno perso. Troppo
semplice e troppo difficile si sono mescolati e ribaltati, nel
gioco del rovescio.
Il difficile è diventato facile, perché ormai sappiamo come si
fa. Il facile invece è diventato difficile, perché mettersi in
gioco senza il candore della stagione prima dell’amore non è
affatto semplice. Provare emozioni pure, totali, infinite, la cui
unica colpa 10 anni fa era di essere nuove, e quindi forse
impossibili, diventa ogni anno che passa più
difficile. 
La noia inquina il sentimento, la delusione lo blocca sul
nascere, la costanza infonde forza e forse l’unica felicità
possibile, che però no, non è mai semplice. 

Riprendendo in mano libri, film e canzoni che abbiamo scoperto 10
anni fa o forse più, non possiamo fare a meno di tirare le
somme: la stagione prima dell’amore è finita, e a noi resta
la consapevolezza di amare e di avere amato, proprio come
sognavamo di fare 10 anni fa; ci resta la consapevolezza che ne
è valsa la pena ma anche il dubbio di avere imparato un solo
modo di amare, di non sapere amare meglio di come stiamo facendo
o di come abbiamo fatto, di come ci hanno suggerito canzoni, film
e libri di un tempo passato, sarà abbastanza…?

No. Non lo è. Quindi finisce che inziamo a scrivercela da soli,
la nostra teoria dell’amore, nella buona e nella cattiva
sorte, nella scelta che prendiamo ogni giorno di stare da soli, o
di stare insieme a qualcuno, nel cadere negli stessi errori, nel
mischiare facile e difficile, nello scoprire che si può essere
felici più di una volta per davvero, basta averne il
coraggio. 

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