Redazione

Italia underground: Kuadra

Italia underground: Kuadra

30 Aprile 2016 13.59
Like me!

Freschi freschi di sano e puro metal che, come già detto
la volta precedente, non fa mai male (anzi), rimaniamo sul
versante nord della penisola italiana spostandoci soltanto da una
regione ad un’altra limitrofa. Ripartendo da Torino, infatti,
e approdando nella provincia di Pavia, nello specifico nella
splendida Vigevano, ci imbattiamo volentieri nella
granitica proposta musicale avanzata dai Kuadra, al secolo
Yuri La Cava (voce e chitarra), Emanuele Savino
“Zavo”
(chitarre), Van Mihn Nguyen (batteria, drum
machine) e Simone Matteo Tiraboschi (basso).
L’occasione è quella che vede l’uscita del loro nuovo
interessantissimo album Non avrai
altro Dio all’infuori di te
, distribuito sui canali di
diffusione digitale dall’etichetta 12 Linee Records da pochi
giorni a questa parte.

Rimaniamo, dunque, su una scia stilistica prevalentemente legata
all’ambito metal, come appena accennato, ma lo facciamo
consapevoli di avere a che fare, questa volta, con una
considerazione di quel particolare genere capace di travalicare,
spesso e volentieri, i confini anche più – fin dove possibile
– sperimentali del settore nel tentativo di esplorare basi
concettuali anche nettamente differenti
pur di intraprendere
una via che susciti un certo (e importante) interesse sia
ricettivo che propositivo
. Seguendo una band come quella dei
Kuadra, infatti, ci ritroviamo nei territori aderenti alla
dicitura di “alternative metal“. Di cosa si
tratta? Sostanzialmente, per alternative metal si intende una
particolare considerazione del genere di partenza – il metal o,
meglio, la sua accezione “heavy” – intenzionata a
guardare oltre il genere stesso pur di tentare incursioni
prevalentemente nell’ambito alternative rock, universo che,
da parte sua, ha già operato, da diversi anni a questa parte,
una radicale trasformazione delle basi portanti rockeggianti in
favore di una sua scomposizione mirante a innestare in esso
miscellanee compositive ed esecutive palesemente eterogenee.
Trasportando questo concetto in sede puramente metal, allora, si
otterrà come risultato tutta una serie di (anche storiche) band
in grado creare combustioni tra le tipiche sonorità granitiche
del genere e innesti marcatamente ritmico-melodici (Faith No
More, Primus o Helmet, tanto per fare qualche nome importante),
se non proprio storie soniche e principi di nuova costruzione
stilistica di matrice sostanzialmente grunge (Alice In Chains,
Melvins, Soundgarden).

Il suono proposto dai pavesi Kuadra, però, tenta di fornire
all’ascolto innesti ancora più ostici ma, al contempo,
asoslutamente funzionali alla produzione di un senso
altro
, capace di trasportare il valore messaggistico
dell’opera in questione verso territori che vanno anche
(talvolta soprattutto) oltre l’opera stessa
. Partendo
proprio dalle considerazioni basilari appena suggerite in
definizione di alternative metal, La Cava e soci inseriscono
nelle strutture portanti del genere (comunque perfettamente
riconoscibili in quanto scheletro matrice di ogni ulteriore
sviluppo) consistenti spunti di elettronica ambient,
techno, progressive e neopsichedelia che non
si limitano a procreare una prole già seriamente espressa e,
forse, al momento un tantino datata (Nine Inch Nails e,
soprattutto, Ministry) ma, di fatto, riescono a tramutare
l’atto stesso dell’ascolto
in un evento capace di
instaurare, tra l’animo dell’ascoltatore e il corpus dei
tasselli che compongono l’opera musicale, una sorta di
rapporto trascendentale.

Proprio questa particolare considerazione del dato musicale
permette di comprendere come non sia affatto scontata né
semplicistica la scelta compiuta dai Kuadra nell’innestare su
ogni metrica sonora un insieme di versi (mirabilmente in lingua
italiana) capaci di dimostrare come dal maggior dolore, certo,
continuino a nascere le migliori idee artistiche ma, al contempo,
di garantire nei loro confronti un ulteriore livello di
empatia dovuto ad una accuratissima e veritiera vivisezione del
reale
assolutamente priva di luoghi comuni e
semplificazioni oggettive
, in completa fede con il desiderio
più profondo di scandagliare l’animo generazionale al ritmo
di una continua e inarrestabile fioritura di scenari e
ambientazioni immaginarie raramente così aderenti alla più
intima e indicibile realtà interiore
ma, di pari passo,
aventi come obiettivo comune quello di ricercare, fosse anche
in eterno, una soluzione tangibile
(per quanto unicamente
emotiva o semplicemente ideologica, che comunque non è poco).

Ecco, dunque, emergere da un album come Non avrai altro Dio
all’infuori di te
tematiche legate con nodo scorsoio a
dilemmi esistenziali difficlmente risolvibili come, in primissimo
luogo, la considerazione della modernità antropologica non in
quanto sviluppo naturale dell’individuo, bensì in qualità
di contropartita tragica legata a una graduale involuzione
intellettuale
da indicare come controindicazione del processo
evolutivo umano. A una simile considerazione si associano, poi,
traumatiche visioni riguardanti un concetto di
antropocentrismo portato alle estreme conseguenze (il
quotidiano credersi Dio declinabile sotto innumerevoli sfumature
comportamentali, da quelle familiari a quelle riguardanti i
rapporti sociali), a cui fa da spalla un senso di costante
disorientamento e decentramento esistenziale che ha come
sfogo la considerazione dell’assenza totale di una
qualunque ipotesi di futuro
.

Il viaggio emotivo proposto dai Kuadra, allora, prende avvio da
letali rassegnazioni che nascono, crescono ed esplodono al ritmo
di battiti cardiaci di neonate pulsazioni apocalittiche
(La grande crocifissione) che
sviluppano il proprio stesso essere negli anfratti heavy-prog
legati a tentativi di rinascita (La
larva
), intermittenze pseudo-grunge tutt’altro che
concilianti (Per un mondo
minore
, In memoria del nostro
futuro
) o tentativi di plasmabilità spaziotemporale
coadiuvata da un imperterrito incedere di una ricerca di nuovi
orizzonti, talvolta ad altissimo costo esistenziale (Abdul, Con
una pistola
) e rivolta verso una “marlenekuntziana”
diatriba di perdizioni (Il male,
Mettersi in salvo), in altri
frangenti orientata su una sorta di rilettura del pensiero
intellettuale (Questo è un
morto
) e generazionale (Godzilla
a Milano
).

Non avrai altro Dio all’infuori di te, in definitiva,
è un album positivamente complesso ma, al contempo,
perfettamente abilitato a portare avanti un discorso denso di
criterio e credibilità sia sonora che concettuale
. Il merito
di una simile potenzialità è da ricercare in un’anima
diligentemente multiforme derivante dalla notevolissima
prerogativa esploratrice dei suoi artefici, in questo
considerabili come una seria e veritiera risposta a quella sorta
di conformismo da baraccone riscontrabile, ahinoi, in moltissimi
coetanei troppo impegnati in lotte sociali da bar sport e social
network per capire che, in fin dei conti, una redenzione
generazionale può essere avviata anche solo dal corretto
posizionamento del proprio radar ideologico verso coordinate
coscienziosamente e salvificamente autonome.

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