Redazione

Italia underground: La Griffe

Italia underground: La Griffe

29 Settembre 2016 16.13
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C’è qualcosa che può unire un certo tipo di formato
canzone
– magari meno elevato e filosoficamente
lungimirante – a ciò che, in verità, potrebbe anche
rappresentare una sorta di sua antitesi dura e pura, vale a dire
la musica elettronica rivolta a un versante
tendenzialmente sperimentale. Questo qualcosa, con molta
probabilità, parte da una non brevissima serie di riferimenti
anche nostrani per approdare a quanto contenuto in Hypno-pop, l’interessantissimo ep
d’esordio
dei
La Griffe
.

Dal confine svizzero del precedente appuntamento, dunque,
rientriamo nei ranghi nazionali per soffermarci in quel di Roma,
dove proprio il trio composto da Riccardo Vinciguerra
(voce), Daniele Perticaroli (chitarre) e Dj Max
Stanzione
(console e campionamenti) opera per la costruzione
di un sound, di certo, non chissà quanto innovativo ma – cosa
non meno importante, anzi – assolutamente mai scontato né
d’accordo a tirarsi indietro dinanzi a ipotetiche difficoltà
di utilizzo e sviluppo futuribile.

Si accennava a derivazioni stilistiche nostrane. Non è un caso,
infatti, se all’ascolto dei notevolissimi brani che
compongono Hypno-pop tornano in mente alcuni spunti
seminali (per quanto anch’essi, ovviamente, derivanti da
ulteriori e ben più radicati riferimenti precedenti) lanciati,
tanto per fare qualche esempio, da Bluvertigo (nell’accezione
di Metallo non metallo e, ancor più, di Zero),
Soerba o La Sintesi. Proprio da quel trampolino di lancio
sonicamente ideologico prende il volo l’idea di struttura
musicale che Vinciguerra e soci possono sottoporre
all’attenzione sia dei più curiosi nei confronti delle
sfumature di arrangiamento (tanto minimali quanto adeguatamente
straripanti) che dei meno pazienti e, per diretta conseguenza,
desiderosi di divorare un prodotto costituito da tutta una
(importante) serie di tasselli uditivi perfettamente ingrado di
mantenere vivo e vegeto anche un approccio inizialmente statico
in quanto puramente radiofonico.

I La Griffe, nel proporre la loro collaudata eppure
personalissima visione musicale, riescono abilmente a
destreggiare le più complesse strumentazioni al servizio di
un’ideologia basilare che, dunque, non si allontana affatto
da una struttura regolare e condivisibile, anzi se ne
serve con grande agilità per oltrepassare una buona parte di
limiti di sorta
, in questo caso definiti da una struttura
metrica predefinita e, per l’appunto, regolare. Cultura
musicale e grande disponibilità alla continua rifinitura di
cuciture elettro-testuali e dettagli melodici (tutt’altro
rispetto ad eventualità di compromesso, sia chiaro) consentono
di trovare in Hypno-pop larga parte di ciò che serve per
comprendere fino in fondo le ragioni di uno scavalcamento di
generi mai fine a se stesso
, anzi direzionato molto
coraggiosamente verso un orizzonte di senso che può condurre,
senza troppe difficoltà, alla ricerca di soluzioni sempre
differenti
, senza per questo scemare di interesse, inventiva
e curiosità esplorativa.

Ciò che i La Griffe portano avanti con fermezza e saggia
determinazione è una continua dimostrazione di possibile
convivenza tra acculturazione melodico-cantautorale (se
così la si può definire) e capacità sperimentali di non
poco conto, anzi imprescindibili per tentare di portare avanti un
discorso che non si stacca mai del tutto dalla consapevolezza di
dover maturare l’interesse sincero di un pubblico qualora si
voglia optare per progetti artisticamente lungimiranti. Ed è un
discorso che, non a caso, parte da una apparente semplicità di
forma e contenuto (Deserto) per
intraprendere subito, però, una strada maestra dotata di una
corporatura synth pop (in questo molto New Order più
recenti, soprattutto in Suoni)
ma anche capace di inglobare molto bene elementi dark alla
Depeche Mode (Where are you
going
) quando non proprio spunti di psichedelia
pulsante tendenti alla migliore techno ed
elettrohouse (Altrove).
Il tutto, inoltre, senza mai rinunciare ad esternazioni
addirittura dark ambient e rave sulla scia di
alcuni esperimenti dell’Aphex Twin meno ritmicamente
forsennato o degli M83 di Hurry up, we’re dreaming.

La consapevolezza fondamentale, dinanzi ad un mini album come
Hypno-pop, riguarda, in sostanza, l’avere a che fare
con un prodotto e un nucleo artistico pregevole e
perfettamente capace di destare l’interesse di pubblici
differenti. La speranza è, per l’appunto, quella di vedere
proprio quell’ipotesi di lungimiranza concretizzarsi di qui a
breve, forte com’è di un enorme potenziale sia tecnico che
intuitivo.

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