Redazione

Italia underground: Project-TO

Italia underground: Project-TO

17 Ottobre 2016 15.13
Like me!

Il campo della musica elettronica, specie nel suo versante
più sperimentale, riserva sempre – quando davvero lo vuole –
delle sorprese a dir poco stupefacenti se non, come in questo
particolare caso, addirittura di vitale importanza per la
salvaguardia di un certo spessore analitico legato con
nodo scorsoio al lato più appassionatamente studioso del dato
compositivo
. In questo nuovo appuntamento con Italia
Underground, infatti, rimaniamo nelle zone nordiche ma rientriamo
tra i ranghi italiani per fare tappa nella Torino dei
Project-TO, interessantisismo collettivo musicale
incentrato sulla sperimentazione elettronica e portato a
maturità assoluta, fin dai suoi primissimi battiti cardiaci, da
Riccardo Mazza (sperimentatore e studioso di psicoacustica
del suono, già collaboratore di Battiato, Gaber e Baccini),
Laura Pol (fotografa e videomaker) e Carlo Bagini
(già collaboratore di Statuto, Righeira e Rettore).

Il motivo per cui questo collettivo sonico piemontese suscita la
nostra più sincera attenzione sta, probabilmente, oltre che
nell’evidentissima sapienza tecnica e tecnologica
riguardante il settore, anche nel tutt’altro che sommesso e
azzardato coraggio di avanzare una vera e propria
scommessa nei confronti del senso stesso del creare
musica: proporre una vera e propria ambivalenza di ideazione e
arrangiamenti
sfruttando una duplice possibilità di
costruzione sonora
legata ad ogni brano dell’opera.
Questa è la base concettuale portante che dona vita allo
splendido The white side / The black
side
, ovvero il doppio album con il quale i Project-TO fanno
il loro imponente ingresso nel mondo della discografia
elettronica.

Checché se ne dica, in Italia siamo pieni di maestranze operanti
sempre troppo sotterraneamente nell’ambito della
sperimentazione musicale. Soprattutto il campo della
manipolazione elettronica – laddove non ci sia traccia,
naturalmente, di proposte un tantino fuori luogo secondo certi
canoni di ricezione auditiva – pullula di menti al limite del
geniale in termini di conoscenza di una certa filosofia
esistenziale legata al dato compositivo. Mazza e soci, in questo
senso, rappresentano un esempio più che genuino laddove il loro
discorso rivolge una particolarissima attenzione alla
molteplicità espressiva derivante da un inizialmente
unico corpus strutturale
necessario alla creazione di un
brano musicale. Fosse anche soltanto per il genuino desiderio di
tentare di evolvere una pratica creativa sempre più succube
di un costante appiattimento
sia ideologico che riguardante
ogni possibilità tipologica di destinatario, quello avanzato dai
Project-TO in The white side / The black side è un
ululante tentativo (riuscitissimo) di ammodernamento o
rivalutazione di intere
strutture creative.

Nella fattispecie di due compact disc uniti a rappresentare due
separate (fisicamente) ma assolutamente complementari
(ideologicamente) visioni di evoluzione d’arrangiamento
per gli stessi brani di partenza
, The white side / The
black side
propone due delle svariate modalità secondo le
quali, appunto, tentare di evolvere le architetture sonore
sprigionate da ogni singolo elettrone adagiato su supporto
digitale. Se da una parte, allora, possiamo riscontrare un
approccio di matrice marcatamente eterea, evanescente e
sospesa in un gradevolissimo limbo ascensionale (white
side
), sull’altra sponda non possiamo evitare di
fronteggiare, per contro, intenzioni diligentemente oscure e
tenebrose
ma perfettamente catartiche nella loro intenzione
di creare un mondo altro rispetto a quello eventualmente
conosciuto, un universo lisergico in cui tutto è spiazzante e
apparentemente distante dalla sostanza primordiale, ma niente è
mai lasciato al dominio del caso. Anzi. Ciò che ne consegue come
risultato altro non è se non un’esplosione di precisione
e accortezza al dettaglio
, un vero e proprio (vincente)
affronto ad ogni forma di limite creativo imposto da
quell’alto che governa, volenti o nolenti, i circuiti
distributivi e mediatici tutt’altro che capaci anche solo di
avvicinare una simile perfezione contenutistica.

Ciò in cui si trasforma il mezzo tra le mani dei Project-TO è
un’arma comunicativa estremamente tagliente in quanto ben
capace di penetrare a fondo sia dal punto di vista emozionale
che dal versante di esempio tecnico
da archiviare come nuovo
punto di partenza per ulteriori discussioni metodologiche. Se,
dunque, si parte da incursioni a metà strada fra trip-hop
e metodiche da “found object” alla Eno/Byrne (vedi alla
voce My life in the bush of ghosts), la proverbiale
capacità di moltiplicare ogni architrave sonora di Mazza
e soci porta alla genesi di ambientazioni dark ambient,
techno, trance, house e drum and bass
tali da trasformare un concetto di spazializzazione sonora in
qualcosa di multiversale oltre che postproduttivo.

L’ampiezza e il respiro con cui The white side / The black
side
affronta il suo discorso strutturale è talmente ricco
di spunti e direzioni evolutive da far pensare contemporaneamente
ai Kraftwerk ultima maniera (Black I-hope) e ai Massive
Attack in costituzione da remix (I-hope), facendo
ondeggiare la ricezione mnemonica da vaghi sentori alla
Underworld (Black sign of the earth) ad astrazioni
tumefatte di marca Trentemoller (Sign of the Earth,
Ya-ho) o Robert Del Naja in solitaria (Black Ya-Ho)
con tanto di aperture universalmente spiritualiste alla Enigma
(Look further). Il tutto condito da una garanzia
assoluta di pulizia e professionismo creativo
tale da far
balzare sulla sedia al cospetto di così tanta saggezza intuitiva
e primariamente conoscitiva. L’auspicio riguarda ulteriori
prove di ingegno e talento ideologico che, di questo passo, non
faticheranno affatto ad arrivare.

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