Bloody Christmas

Cristina Brondoni
25/12/2010

Storie di ordinaria follia in uno dei giorni più speciali dell'anno.

Bloody Christmas

In Italia la “strage di Natale” per eccellenza e allo stesso tempo un po’ dimenticata è l’attentato dinamitardo al treno Rapido 904 avvenuta il 23 dicembre 1984 che lasciò dietro di sé 17 morti e 267 feriti. Un numero impressionante di vittime. Il treno era pieno di viaggiatori che stavano raggiungendo le famiglie per trascorrere le festività insieme. Gli attentatori attesero che il mezzo entrasse in galleria (la stessa che anni prima era stata teatro di un altro attentato, quello all’Italicus) prima di far esplodere l’ordigno in modo da ottenere il massimo effetto devastante.
L’attentato della criminalità organizzata eversiva di destra rientrava in quella che era definita la strategia della tensione: far sì che tutti avessero paura, nel disegno più grande (e mai riuscito) di sovvertire l’ordine costituito.
Un crimine commesso a Natale, del resto, suscita sempre fortissime emozioni.
Lo sapevano bene gli estremisti eversivi di destra nel 1984. Forse non lo sanno quelli che invece a Natale si ritrovano soli, disperati, alla deriva e, tra le altre follie, uccidono.
STORIA DI CHARLIE. Era un coltivatore di tabacco del North Carolina, Charlie Lawson. In America è diventato ‘famoso’ per aver commesso una delle più sanguinose stragi nei giorni delle festività di Natale. Era il 1929. Lawson era sposato con Fannie, dalla quale aveva avuto otto figli. Poco prima del giorno di Natale, la famiglia si recò in città per acquistare dei nuovi vestiti. Gli stessi che servirono a vestire i loro cadaveri. Charlie, senza alcun preavviso, una volta a casa, imbracciò il fucile e uccise, uno a uno, tutti i figli (la più piccola aveva quattro mesi, la più grande, Marie ne aveva 17) tranne Arthur, il maggiore, che era altrove per delle commissioni.
Uccise anche Fannie e poi, nel bosco, riservò un colpo per sé, suicidandosi accanto a un albero. Furono trovati tutti con le braccia incrociate sul petto e con dei sassi vicino alla testa. Pare che Charlie avesse deciso di farla finita per una storia di incesto: Marie infatti sembra avesse confidato a una cugina di aspettare un figlio dal proprio padre. Ma ancora oggi non c’è una spiegazione al sanguinoso fatto di sangue. Si sa, però, che subito dopo Natale una parente decise di aprire la casa del massacro ai turisti. Era esattamente come gli occupanti passati a miglior vita l’avevano lasciata, dolci con le uvette compresi.
LA SCELTA DI MICHELE. Pare invece sia stato chiarito il movente per cui Michele Anderson, una donna di ventinove anni, alla vigilia di Natale del 2007 insieme al suo convivente ha ucciso, in una cittadina rurale a venti miglia da Seattle (stato di Washington), sei membri della sua famiglia: genitori, suo fratello maggiore più moglie e i due figli di quest’ultimi.
Michele e il fidanzato vivevano in un camper proprio di fianco alla proprietà dei benestanti genitori di lei (il padre era un ingegnere della Boing). Un fatto, la richezza non condivisa, che a Michele, stando alle dichiarazioni rilasciate da un parente stretto, non andava certo a genio. Ma pare anche che la donna si sentisse costantemente rifiutata e messa da parte. I corpi delle vittime furono scoperti solo qualche giorno dopo il massacro (portato a termine a colpi di 9mm) da un collega della mamma dell’assassina che, non vedendola rientrare al lavoro, si era recato all’abitazione. Sulla soglia di casa c’erano anche Michele e il suo ragazzo che furono arrestati. La donna dichiarò che inizialmente avrebbe voluto uccidere solo i suoi genitori, ma che suo fratello, la cognata e i loro due bambini (di sei e tre anni) si erano palesati sull’uscio per gli auguri di Natale e così aveva deciso che la morte sarebbe toccata anche a loro.
LA FOLLIA DI NATHAN E JOE. Nessun movente apparente, tranne i disturbi relazionali di cui hanno parlato i vicini, per gli omicidi di Great Falls, Washington D.C., compiuti dal ventisettenne Nathan Cheatham. La mattina di Natale del 2005, secondo alcuni testimoni, l’uomo era in auto con sua mamma.
Sempre gli stessi testimoni udirono dei colpi di arma da fuoco. Un’ora più tardi i poliziotti trovarono il cadavere di Sheila Cheatham e poi entrarono nella casa davanti a cui l’auto era parcheggiata scoprendo i corpi senza vita di altre tre persone (due ragazzi e la mamma di uno dei due) e dello stesso Cheatham che prima di suicidarsi aveva sparato anche a Max, il cane dei vicini: l’unico che sopravvisse alla strage. Quasi sicuramente frutto della follia.
La stessa follia dello schizofrenico Joe Gallegos che la mattina di Natale del 2008 ha seguito e ucciso a colpi di mazza da baseball due bambini (sette e dieci anni) mentre si recavano alla comunità locale per passare il Natale in compagnia. Incredibilmente Gallegos tempo prima aveva chiesto aiuto sanitario convinto di aver ucciso i suoi figli. L’aiuto gli era stato negato e l’uomo era stato semplicemente affidato a uno zio, vicino di casa di Jessie ed Edwin, le sue giovani vittime che come unica sopresa la mattina di Natale trovarono sulla loro strada la morte.