Bocchino: «Dimissioni e reincarico al premier»

Redazione
08/12/2010

  «Per noi servono le dimissioni» di Silvio Berlusconi, ma siamo anche disposti ad un «reincarico 72 ore dopo» a...

 

«Per noi servono le dimissioni» di Silvio Berlusconi, ma siamo anche disposti ad un «reincarico 72 ore dopo» a condizione che il premier accetti una «nuova agenda economico-sociale» ed una nuova legge elettorale che preveda l’introduzione di una «soglia minima per far scattare il premio di maggioranza» e l’elezione «nei collegi di metà dei deputati». Così il capogruppo di Fli Italo Bocchino, contattato al telefono dall’agenzia di stampa Ansa, ha confermato che per il gruppo di Gianfranco Fini la crisi non deve essere necessariamente «al buio», ma può essere «pilotata».
A proposito della posizione di Silvano Moffa, la colomba di Fli secondo cui le dimissioni di Berlusconi non sono indispensabili per siglare un «patto di legislatura» fra il Cavaliere e Gianfranco Fini, Bocchino ricorda: «Noi abbiamo pronta una mozione di sfiducia e ci deve essere un elemento di forte novità per rimetterla nel cassetto». In sostanza, per il capogruppo di FLi, le dimissioni del presidente del Consiglio sono necessarie. Eppure, lo steso Bocchino, dopo aver assunto posizioni particolarmente dure nei confronti del premier ieri a Ballarò, oggi apre all’ipotesi di una crisi pilotata e di brevissima durata: «72 ore dopo Berlusconi potrebbe ottenere il reincarico», assicura il capogruppo di Fli a Montecitorio.

Berlusconi apre: sì a patto di legislatura; no alle dimissioni

 

Disposto a discutere di programma e di un nuovo patto di legislatura con Gianfranco Fini, ma assolutamente contrario a prendere in considerazione le dimissioni. Silvio Berlusconi, stando a chi ha avuto modo di parlargli in queste ore, è irremovibile: «Non ha nessuna intenzione di fare passi indietro», assicura una fonte parlamentare di maggioranza che sostiene di averlo sentito.
Il Cavaliere, nei suoi colloqui privati, ha sostenuto che quello in difficoltà in questo momento è Fini. A riprova di ciò, avrebbe citato le diverse posizioni all’interno di Futuro e Libertà, fra “falchi” e “colombe”. Parole che gli interlocutori hanno letto come un implicito riferimento alle posizioni di Silvano Moffa, secondo il quale le dimissioni del premier non sono necessarie, e quelle di Italo Bocchino che invece parla di passo indietro inevitabile pur se mitigato dalla promessa di un reincarico 72 ore dopo. La speranza nell’entourage berlusconiano è che alla fine prevalga la posizione del primo sul secondo.
L’intenzione di Berlusconi, salvo improvvisi ripensamenti, resta dunque quella di andare alla conta il 14 dicembre. Continua ad essere infatti convinto di avere i numeri, sia alla Camera che al Senato: gli ultimi calcoli gli danno una maggioranza, nel peggiore dei casi, di 313 contro 311. In caso di fiducia però il Cavaliere non riposerebbe sugli allori: è convinzione di tutti, infatti, che proverebbe ad allargare la maggioranza, ma restando al governo, cioé senza salire al Colle per aprire una crisi formale. Se invece i numeri in Aula dovessero dargli torto, suo malgrado salirebbe al Quirinale chiedendo di ridare la parola agli elettori.