Bocciata la mozione di sfiducia a Bondi

Redazione
26/01/2011

L’aula della Camera ha respinto le mozioni di sfiducia nei confronti del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi con 314...

L’aula della Camera ha respinto le mozioni di sfiducia nei confronti del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi con 314 no, 292 sì e due astensioni. Dopo che è stato proclamato il risultato della votazione, dai banchi della maggioranza si è levato un applauso. I votanti sono stati 606 su 608 presenti.
La bocciatura sembrava scontata, vista anche l’assenza di diversi deputati, impegnati a Strasburgo al Consiglio d’Europa. Il ministro aveva respinto al mittente le accuse nel suo intervento in Aula: «È la prima volta che una mozione di sfiducia individuale riguarda responsabilità politiche e collegiali ma io non ho mai scaricato le responsabilità di ciò che è avvenuto sul ministro Tremonti, ma mi sono impegnato non solo a chiedere più fondi per la cultura, ma a fare le riforme, parola assente dal vostro vocabolario».
SFIORATA RISSA TRA FINIANI C’è stata anche una sfiorata rissa tra i finiani Fabio Granata e Nino Lo Presti durante la votazione sulla mozione di sfiducia al ministro. I deputati segretari avevano chiamato Fabio Granata a votare che però si stava attardando a rispondere alla chiama. Giampaolo Dozzo lo ha esortato ad andare a votare e Granata gli ha risposto male. A un certo punto, poi, è scoppiato un alterco tra lui e Lo Presti, sedato poco dopo. Ma non finisce qui e i due sono stati divisi dai commessi. Lo Presti ha avuto anche un altro alterco con il deputato leghista Stefano Allasia che si è presto uno schiaffo. Il vicepresidente Maurizio Lupi ha fatto appello alla calma, ma non ha sospeso la seduta, contrariamente a quanto reclamavano dai banchi del Pd. Poco dopo, Lo Presti ed Allasia si sono chiariti: il deputato finiano è andato a chiacchierare con il leghista ai banchi del Carroccio. Il sereno, pare, non dovrebbe essere invece tornato tra Granata e Lo Presti: prima di lasciare l’Emiciclo, Lo Presti ha gridato al suo compagno di partito e corregionale «Ti aspetto all’uscita».
ESITO PREVISTO Il leader di Api, Francesco Rutelli, parlando con i cronisti a Montecitorio l’aveva giudicata solo «una tappa di una battaglia a difesa della cultura italiana», che proseguirà nelle aule parlamentari, a partire dal voto sul dl Milleproroghe. Anche il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha detto: «Siamo su una forzatura che fa perdere tempo anche al Parlamento». Per Cicchitto la votazione è «tutta una perdita di tempo, una sorta di operazione a ripetere». Comunque il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha garantito che il Terzo polo voterà la sfiducia, perché «non condivide l’operato» del ministro.