Bollate, l’ultima di Vallanzasca: picchia un agente

Redazione
25/08/2017

Il bel Renè picchia ancora. Detenuto nel carcere di Bollate, Renato Vallanzasca, 67 anni ed ex capo della banda della...

Bollate, l’ultima di Vallanzasca: picchia un agente

Il bel Renè picchia ancora. Detenuto nel carcere di Bollate, Renato Vallanzasca, 67 anni ed ex capo della banda della Comasina, è finito ancora nei guai (come se non ne avesse abbastanza): la mattina di venerdì 25 agosto 2017 ha aggredito un agente colpendolo a una gamba. Il tutto sarebbe avvenuto nel settore dove i detenuti effettuano i colloqui con i propri familiari chiamato "Area verde", causando momenti di tensione.

«SOLITA SPAVALDERIA». Durante un controllo di routine, Vallanzasca avrebbe inveito contro l'agente scagliando contro quest'ultimo la borsa che aveva con sé e il contenuto in essa presente. «Anche nel cosiddetto carcere modello», ha commentato Leo Beneduci, segretario generale del sindacato di polizia Osapp, «constatiamo un'aggressione in danno di un agente da parte di Vallanzasca, il quale, con la solita spavalderia, ha dato modo di parlare di sé, dimostrando il disprezzo per il lavoro che gli agenti e gli operatori in un istituto devono fare».

Ma Vallanzasca, con alle spalle una evasione riuscita e una tentata e una condanna a 4 ergastoli e 295 anni di reclusione, non è stato l'unico della banda a fare parlare di sé in agosto. A inizio mese un ex componente della Comasina, 67 anni, è stato arrestato dai carabinieri dopo aver commesso una rapina in una banca a Opera. L'uomo tornato in libertà era stato condannato per rapine tra Milano e hinterland una decina di anni fa.

FREGATO DA UN PAIO DI MUTANDE. E dire che il bel Renè aveva anche ottenuto la semilibertà per poter lavorare durante il giorno. L'ultima revoca della misura risale al 2014 quando venne arrestato con l'accusa di aver taccheggiato un paio di mutande e materiale per il giardinaggio in un supermercato. Il furto gli costò nel 2015 altri 10 mesi di reclusione e lo stop del beneficio ottenuto.

SOSPETTÒ DI ESSERE STATO INCASTRATO. Essere beffato da un paio di mutande e cesoie non fu proprio una scena degna del capo della mala milanese. Che infatti non nascose i suoi dubbi sull'accaduto. «Io non sono uno che crede ai complotti, ma certo quello che mi è accaduto è strano», disse durante l'interrogatorio in Aula, collegando il suo arresto ad alcune rivelazioni circa il caso Pantani. L'ergastolano aveva infatti raccontato di essere stato avvicinato nel carcere di Opera da un camorrista che gli aveva consigliato di non scommettere sul Pirata perchè destinato a essere escluso dal Giro d'Italia.

Non era la prima volta che Vallanzasca riusciva a ottenere il permesso di lavorare all'esterno del carcere durante il giorno. Nel 2010 prestò servizio in una cooperativa sociale vicino Milano, poi in una ricevitoria del Lotto in centro e quindi fu assunto in prova in un negozio di abbigliamento a Sarnico, nella Bergamasca. L'esperienza però finì a causa delle proteste degli abitanti contro la presenza di Vallanzasca vicino a Dalmine dove il 6 febbraio 1977 con la sua banda uccise al casello autostradale gli agenti della polizia stradale Luigi D'Andrea e Renato Barborini.

IL BUSINESS DELLA MOZZARELLA. Nel frattempo Vallanzasca riuscì a organizzare un business in combutta con un gruppo camorristico dei Perfetto: commercio di mozzarelle da Mondragone a Milano. «Renà», si legge nell'intercettazione con un membro dell'organizzatore datata 2012, «mettiamo una cosa in piedi insieme lassù… mettiamo un grosso centro di smistamento di mozzarelle… una bella piattaforma… io ti mando tutti i giorni le mozzarelle!». E, ancora: «Metto tutto io… tu trovami solo il punto e poi te lo gestisci tu… e poi lo facciamo in società. tu non devi investire niente». E la sua parte l'ergastolano l'aveva fatta individuando un locale in zona Navigli anche perché sembrava convinto della riuscita del progetto vista l'ottima qualità del prodotto. E infatti rispondeva: «Se è come quella (mozzarella) che mi avete fatto mangiare giù..», lasciando intendere di aver in qualche modo visitato Mondragone violando le prescrizioni a cui era sottoposto. Alla fine il progetto sfumò, almeno per Vallanzasca. Il permesso di lavoro infatti gli venne revocato perché durante le ore "libere" incontrava segretamente una donna. Tornato a godere dei benefici di legge, a rovinare tutto arrivarono quelle maledette mutande taccheggiate. E, ora, l'aggressione all'agente.

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