Bologna, piovono poltrone

Redazione
14/12/2010

di Nicola Lillo Ventidue contratti firmati e prorogati in barba al decreto Brunetta. Gli incarichi sarebbero stati sottoscritti al comune...

Bologna, piovono poltrone

di Nicola Lillo

Ventidue contratti firmati e prorogati in barba al decreto Brunetta. Gli incarichi sarebbero stati sottoscritti al comune di Bologna dal commissario Anna Maria Cancellieri l’8 aprile 2010. A dare la notizia è il sito di Antonio Amorosi, ex assessore alle politiche abitative della città emiliana dal 2004 al 2006, che pubblica online alcuni documenti pubblici che attesterebbero la proroga di assunzioni per 13 dirigenti con contratto di lavoro a tempo determinato e nove alte specializzazioni.
I dirigenti erano già in carica durante il mandato dell’ex sindaco Flavio Delbono, dimessosi per aver pagato con i soldi del Comune una serie di viaggi con la sua compagna e segretaria Cinzia Cracchi. Ma sarebbero dovuti decadere con lui, proprio al momento delle dimissioni. Secondo il Testo unico degli enti locali (Tuel), infatti, gli incarichi dirigenziali e di alta specializzazione, ovviamente a tempo determinato, «non possono avere durata superiore al mandato elettivo del sindaco».
Nell’atto del commissario dell’8 aprile 2010, in occasione della riorganizzazione temporanea dell’ente, si legge, invece, «la conferma, fino al 31/10/2011, dei rapporti dirigenziali e di alta specializzazione a tempo determinato in essere». E in allegato si leggono i nomi delle persone che hanno vantato la proroga del loro contratto.

Assunzioni a tempo oltre i limiti consentiti

Una misura che va addirittura ben oltre il commissariamento della città. In aggiunta a questo, il decreto Brunetta prevede che il numero dei dirigenti a tempo determinato debbano essere al massimo l’8% della dotazione organica. Il comune di Bologna poteva dunque assumere, in forza dei 94 dirigenti a tempo indeterminato, un massimo di otto persone. Ma in tutto ne sono state prese 22. In un parere della Corte dei conti, il n.44 del 2010, sezione della Puglia, viene spiegato come il decreto legislativo 165/2001 stabilisca percentuali massime di incarichi dirigenziali a personale assunto a tempo determinato entro il limite del 10% della dotazione dei dirigenti appartenenti alla prima fascia e dell’8 per cento di quelli appartenenti alla seconda.
In questo caso, la percentuale da prendere in considerazione è quella dell’8 per cento, perché, come spiega la Corte dei Conti, «la percentuale più elevata è prevista per la dirigenza statale di prima fascia che non trova previsione equipollente nell’amministrazione locale». Ma sono solo dettagli nel caso del comune di Bologna, perché il numero di dirigenti con contratto a tempo determinato è abbondantemente superiore al massimo consentito. I documenti sono già stati portati in Procura e presso la Corte dei conti per una denuncia. Una situazione decisamente imbarazzante, soprattutto per una città che ha già visto lo scandalo Delbono e subito le dimissioni e il successivo commissariamento.

Il Comune: «La macchina deve andare avanti»

Da parte sua, il comune di Bologna fa sapere che alcuni dei dirigenti che hanno avuto la proroga del contratto c’erano già con Sergio Cofferati, quindi ben prima di Delbono, e sono stati nuovamente confermati perchè «la macchina amministrativa deve andare avanti». Anche se i dirigenti con rapporto fiduciario, cioè capo di gabinetto, direttore generale, capo ufficio stampa e portavoce hanno concluso il loro lavoro con la caduta del sindaco.
Per capire la gravità della situazione, basta guardare indietro di poche settimane. A Parma, infatti, sono stati iscritti nel registro degli indagati per il medesimo fatto l’ex sindacocPietro Ubaldi, l’attuale sindaco Pietro Vignali e molti dirigenti di quel comune. L’ipotesi di reato è abuso d’ufficio. L’ente pubblico avrebbe infatti sottoscritto contratti a tempo indeterminato e determinato senza che le persone avessero i titoli richiesti e violando inoltre il decreto Brunetta. Sommando tutti i loro compensi il danno erariale ammonterebbe a tre milioni e 200 mila euro. Una situazione analoga, dunque, a quella che è stata denunciata a Bologna.