Il giuramento di Jair Bolsonaro come presidente del Brasile

Il giuramento di Jair Bolsonaro come presidente del Brasile

01 Gennaio 2019 18.26
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«Un patto nazionale» che permetta di «tracciare nuovi sentieri per un nuovo Brasile». È quello che auspica Jair Bolsonaro, dal primo gennaio 2019 ufficialmente 38esimo presidente del Brasile. Bolsonaro si è insediato insieme al suo vice, il generale Hamilton Mourao, proclamato dal presidente del Senato, Eunicio Oliveira, durante la cerimonia solenne nella sede del potere legislativo a Brasilia.

«LOTTA AL GENDER SENZA DISCRIMINAZIONI»

Nel suo primo discorso ufficiale, Bolsonaro ha confermato di essere l'uomo che si era mostrato in campagna elettorale, arrivando a vincere il ballottaggio contro il candidato del PT Fernando Haddad. Il nuovo presidente ha assicurato che con lui il Brasile «sarà liberato dalle restrizioni ideologiche», rispetterà «la sua tradizione giudeo-cristiana» e «combatterà contro l'ideologia di genere», senza «discriminazioni né divisioni». Spazio anche alla questione della sicurezza pubblica, con la conferma di voler «diritto alla legittima difesa», nonché di «onorare coloro che sacrificano la loro vita in nome della sicurezza di tutti».

Il neopresidente brasiliano ha assicurato anche che ha scelto la sua equipe «in base a considerazioni tecniche» e non per appartenenza a un partito, che nel passato è stata «l'origine dell'incompetenza e della corruzione» e ha promesso di promuovere un «circolo virtuoso» in campo economico, che serva per rilanciare la crescita e la fiducia dei mercati esteri, attraverso «riforme strutturali» che garantiscano «la sostenibilità dei conti pubblici», così come «meno regolamenti e meno burocrazia».

«L'INIZIO DELLA LIBERAZIONE DAL SOCIALISMO»

In un secondo discorso più lungo tenuto al Palazzo del Planalto dopo aver ricevuto la fascia presidenziale da Michel Temer, Bolsonaro ha definito quella del primo gennaio 2019 «la giornata nella quale il popolo ha cominciato a liberarsi dal socialismo, dal capovolgimento dei valori, dal gigantismo statale e dal politicamente corretto». «La voce delle piazze e la voce delle urne è stata molto chiara», ha detto Bolsonaro nel suo secondo discorso della giornata, pronunciato dal Palazzo del Planalto, sede dell'esecutivo, dopo essere stato insediato come capo di Stato in Parlamento. «A partire da oggi, metteremo in pratica un progetto che è stato scelto democraticamente dalla maggioranza del popolo brasiliano», ha assicurato il nuovo presidente, sottolineando che nel Paese «abbiamo risorse minerali abbondanti, terre fertili benedette da Dio e un popolo meraviglioso».

Tornando ancora sui temi LGBTI, Bolsonaro ha avvertito che «non possiamo permettere che ideologie nefaste dividano i brasiliani, ideologie che distruggono i nostri valori e le nostre tradizioni e distruggono le nostre famiglie, che sono la base stessa della nostra società». E ancora: «La corruzione, i privilegi e i vantaggi abusivi non devono esistere più», ha aggiunto, elencando le «grandi sfide» che dovrà affrontare, come «gli effetti della crisi economica, la disoccupazione record, l'ideologizzazione dei nostri giovani, la strumentalizzazione dei diritti umani e la decostruzione della famiglia».

Bolsonaro, ha promesso di «ampliare le infrastrutture, smantellare la burocrazia e semplificarla per eliminare la sfiducia e il peso del governo verso chi lavora e produce». In quanto al problema della sicurezza, ha indicato che «bisogna finirla con l'ideologia che difende i banditi e presenta i poliziotti come criminali», che ha portato «all'aumento degli indici di violenza e di potere del crimine organizzato».

LULA: «UN ANNO DI LOTTA E RESISTENZA»

A promettere battaglia contro il nuovo governo ci ha pensato l'ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che ha diffuso un messaggio dalla sua cella di Curitiba promettendo «lotta e resistenza» nei confronti di Bolsonaro. «Possono catturare una persona, come hanno fatto con me, ma non potranno imprigionare le nostre idee e ancora meno potranno impedire che il futuro diventi realtà», ha scritto Lula, che dallo scorso aprile sconta una condanna a 12 anni per corruzione e riciclaggio. Lula ha ripreso uno degli slogan di Bolsonaro: «Il Brasile ha bisogno di cambiare, sì, ma deve cambiare in meglio» e ha promesso: «Non abbasseremo la testa, né lasceremo che sciupino la nostra gioia di vivere e di combattere per giungere a tempi migliori». L'ex presidente ha concluso il suo messaggio citando le parole di una canzone di Chico Buarque: «Domani sarà un altro giorno».

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