Le bombe vendute all’Arabia Saudita fanno litigare il governo

19 Settembre 2018 16.06
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Un sit-in di pacifista a Roma, davanti all'ambasciata dell'Arabia Saudita, per dire stop alla fornitura di bombe dalla Sardegna a Riad: ordigni che verrebbero poi utilizzati per colpire lo Yemen. Ma non solo. In queste ore, la vendita di ordigni sta creando frizioni all'interno del governo, con il ministro della Difesa che ha chiesto chiarimenti alla Farnesina e il ministero degli Esteri che, sottolineando il rigore del processo autorizzativo, mette in guardia anche dai risvolti economici e occupazionali.

FARI SULL'AZIENDA SARDA RWM

Nel mirino c'è la Rwm, fabbrica di ordigni di Domusnovas, a pochi chilometri da Cagliari, controllata dalla tedesca Rheinmetall. Lì si producono gli ordigni destinati all'Arabia. «Di fronte a quel che sta accadendo in Yemen non posso restare in silenzio, sarei ipocrita. Ecco perché ho chiesto un resoconto dell'export, o del transito di bombe o altri armamenti dall'Italia all'Arabia Saudita», aveva scritto il 17 settembre su Facebook il ministro pentastellato della Difesa, Elisabetta Trenta.

TRENTA: «FARENSINA CI DICA SE VIOLIAMO LA LEGGE 185»

Trenta ha scritto «erroneamente si era attribuita la paternità della questione al ministero della Difesa, mentre la competenza è del ministero degli Esteri (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento-Uama), al quale venerdì scorso ho inviato una richiesta di chiarimenti, sottolineando – laddove si configurasse una violazione della legge 185 del 1990 – di interrompere subito l'export e far decadere immediatamente i contratti in essere. Contratti firmati e portati avanti dal precedente governo».

MINISTERO DEGLI ESTERI: «SI VALUTI L'IMPATTO ECONOMICO»

La "svolta" del ministro Difesa è stata accolta con grande favore dal movimento pacifista e da tutti quelli che, in primis in Sardegna, chiedono da molto di tempo di fermare la produzione di bombe. Ma il 18 settembre, via Twitter e per bocca del viceministro leghista Guglielmo Picchi, è arrivata la ferma risposta degli Esteri. «Il processo autorizzativo italiano per l'export di materiali di difesa con l'Arabia Saudita è rigoroso e coinvolge pienamente il ministero della Difesa. Se cambia l'indirizzo politico, il governo sia consapevole di ogni conseguenza negativa occupazionale e commerciale». A stretto giro è arrivata il tweet di controreplica del Movimento 5 Stelle. «Inutile discettare: sull'export delle bombe ai sauditi c'è una legge, la 185 del '90, l'Italia la rispetta? Deve dircelo la Farnesina, che ha competenza in materia. Pensiamo anche ai morti innocenti, non solo all'economia».

A ROMA SIT-IN DI PROTESTA DAVANTI L'AMBASCIATA

In questo contesto, il 19, con lo slogan «fermare il traffico di armamenti dalla Sardegna verso l'Arabia Saudita», davanti all'ambasciata di Riad si è svolto il sit-in organizzato da varie sigle (tra cui Sardegna Pulita, Cobas, Cagliari Social Forum) cui ha partecipato anche l'eurodeputata M5s Giulia Moi. Per il presidente di 'Sardegna Pulita', Angelo Cremone, «non è dignitoso che dei lavoratori sardi siano costretti a fabbricare bombe che l'Arabia Saudita usa per sterminare la popolazione yemenita. Il governo italiano applichi la legge 185/90 e dichiari l'embargo sugli armamenti verso l'Arabia Saudita, come già deliberato dal Parlamento europeo».

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