Frizioni M5s-Lega sulla riforma della Giustizia

I ministri del Carroccio disertano il vertice di maggioranza sul testo di Bonafede. Frizioni sul pocesso penale e sulla separazione delle carriere. 

18 Aprile 2019 16.55
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Non ci sono solo il caso Ama con la nuova bufera sulla sindaca Virginia Raggi e l'inchiesta che coinvolge il leghista Armando Siri ad allontanare M5s e Lega che si lanciano richieste incrociate di dimissioni. Tra i due alleati di governo si apre un ulteriore fronte: quello della giustizia. Gli attriti, infatti, sono evidenti anche sulla riforma del processo penale. Contrasti resi plateali dalla decisione della Lega di disertare il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte sul testo messo a punto dal Guardasigilli Alfonso Bonafede a conclusione dei tavoli di confronto con avvocati e magistrati. «Perché i ministri della Lega non sono venuti al vertice non è una domanda da fare a me», risponde ai giornalisti, all'indomani del vertice saltato, il ministro grillino. «Io chiaramente vado avanti, porterò la riforma per il dimezzamento dei tempi del processo al prossimo Consiglio dei ministri utile».

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BONAFEDE GETTA ACQUA SUL FUOCO: «ABBIAMO SEMPRE TROVATO LA QUADRA»

L'orizzonte temporale per la riforma, che riguarda anche il processo civile, sono «i prossimi 10 giorni», come spiega il ministro intervenendo al Congresso della Legacoop. Ma non si deve parlare di «scontro»: sulla giustizia «non c' è stato sinora e non ci non può essere nemmeno adesso perché i cittadini vogliono tempi brevi per il processo e questa risposta gliela dobbiamo dare». E sul rischio che la riforma possa affondare se non si trova l'accordo con la Lega il Guardasigilli getta acqua sul fuoco: «Si è sempre trovata la quadra sui provvedimenti per la giustizia al servizio dei cittadini. E la legge Spazzacorrotti, approvata a tempo di record, è la prova più evidente».

I PALETTI DELLA LEGA SULLA RIFORMA DEL PROCESSO PENALE

In realtà il vertice saltato è solo la spia più evidente di dissapori sulla riforma che covano da tempo. «Sul processo penale più volte la Lega ha fatto riunioni con il ministro Bonafede: non si può parlare assolutamente di un accordo raggiunto», aveva detto una decina di giorni fa, Giulia Bongiorno, il ministro della Pubblica amministrazione a cui Matteo Salvini ha affidato il dossier giustizia, spiegando che la Lega condivide che l'accelerazione dei processi sia una priorità, senza la quale la riforma della prescrizione avrebbe l'effetto di una «bomba atomica», ma bisogna fare attenzione alle «garanzie». E dunque no a smantellare «pezzi di processo» per fare presto, piuttosto introdurre «termini perentori» per le indagini preliminari. Scogli non facili da superare.

IL NODO DEL DDL SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

La temperatura rischia di salire anche sul ddl costituzionale per la separazione delle carriere all'esame della commissione Giustizia della Camera. Bongiorno sostiene la riforma, ma Bonafede ha dichiarato la contrarietà sua e dei cinque stelle a una proposta che «non è nel contratto di governo». Lo aveva già fatto nel suo primo incontro mercoledì 17 aprile con la nuova giunta dell'Anm: due ore di confronto molto cordiale in cui il ministro ha assicurato che, a differenza di ciò che accade per la riforma del penale, quella del processo civile marcia spedita.

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