Bonafede prepara una norma per riportare in carcere i mafiosi

Redazione
06/05/2020

Il ministro della Giustizia al lavoro per rimettere in cella i boss usciti durante l'emergenza coronavirus. Non ci sono più scuse: «La situazione sanitaria è cambiata».

Bonafede prepara una norma per riportare in carcere i mafiosi

«Continuo a rispettare l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati. I giudici prendono le decisioni applicando la legge, a noi però tocca farle le leggi», così parlerebbe, secondo quanto riportato da Repubblica, coi suoi il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dopo lo scandalo scatenato dalla scarcerazione di 376 mafiosi per gravi patologie durante l’emergenza coronavirus. E proprio a una nuova norma per rivalutare queste scarcerazioni starebbe lavorando il ministro ora che siamo nella Fase 2 della gestione della crisi: «La situazione sanitaria è cambiata».

«I MAFIOSI NON SONO USCITI CON UNA LEGGE DI QUESTO GOVERNO»

«Mi amareggia il fatto che la lotta alla mafia venga strumentalizzata per attaccare il governo», aveva detto il Guardasigilli in un’intervista al Fatto quotidiano. «È sbagliato mentire, sostenendo che sono usciti con leggi di questo governo, che invece ha risposto con un segnale molto forte», aggiungeva poi Bonafede. Che ribadiva di non sentirsi comunque responsabile: «Assolutamente no. Basta leggere la Costituzione per capire che i magistrati decidono nella piena autonomia. Non entro certo nel merito delle decisioni, ci mancherebbe. Il mio compito è portare avanti proposte e avviare verifiche, come ho fatto in queste ore. Per il resto, voglio ricordare che un detenuto al 41-bis è il più isolato di un carcere, quindi al riparo da possibili contagi».

CRIMI: «LA DECISIONE È STATA DEI MAGISTRATI DI SORVEGLIANZA»

Una posizione ribadita anche dal capo politico del Movimento 5 stelle, Vito Crimi a Radio24: «Le persone che sono state scarcerate lo sono state su decisione dei magistrati di sorveglianza. Le decisioni vengono prese dai giudici. Quelle leggi che hanno applicato sono leggi precedenti al ministro Bonafede».