Stefano Caviglia

Bonelli: «I verdi italiani cresceranno ancora»

Bonelli: «I verdi italiani cresceranno ancora»

Mentre in Germania e Francia i partiti ambientalisti hanno registrato un boom, in Italia hanno solo il 2%. Il leader: «Siamo soddisfatti, non avevamo risorse. Questo è un punto di partenza».

27 Maggio 2019 13.42

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«Solo chi ignora le differenze di storia e cultura politica fra il Nord Europa e il Mediterraneo può pensare di giudicare il nostro risultato elettorale confrontandolo a quello dei Grünen in Germania». La lista italiana Europa Verde ha preso il 2,3%, nettamente al di sotto della soglia minima necessaria per entrare nel parlamento europeo. Dunque resta fuori dalla festa dei movimenti ecologisti, che in Germania toccano il 20%, in Francia il 13% e hanno il vento in poppa in diversi altri Paesi come la Finlandia (14,5%) e il Belgio (15% in Vallonia). Eppure il suo leader Angelo Bonelli non vuole sentir parlare di flop: «È un punto di partenza», aggiunge, «da qui in avanti possiamo solo crescere».

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DOMANDA. Che in Italia non ci sia la stessa sensibilità ecologista della Germania è scontato. Ma che cosa le fa pensare che il vostro 2,4% sia il segno di un’inversione di tendenza?
RISPOSTA. Fino a poche settimane fa le previsioni ci davano allo zero virgola qualcosa. Invece siamo arrivati a un risultato contenuto ma tutt’altro che disprezzabile, pur avendo a disposizione risorse economiche minime e nessuna visibilità sui grandi mezzi di comunicazione.

L’informazione italiana vi ha trascurato?
Questo è evidente. La visibilità si conquista soprattutto con le presenza in televisione e noi non siamo stati invitati in nessun talk show. Inoltre le nostre risorse sono irrisorie rispetto alla media. Sa quanto abbiamo speso per la campagna elettorale? Circa 30 mila euro. Se penso che altri, con mezzi di molte volte superiori ai nostri, hanno fallito ugualmente l’obiettivo del superamento della soglia minima…

Immagino si riferisca alla lista Più Europa. Se vi foste presentati insieme avreste evitato di disperdere voti.
Questo non deve dirlo a me ma a Emma Bonino, che ha avuto sempre un atteggiamento poco disponibile nei confronti dei Verdi italiani.

A Taranto, dove Il M5s era fortissimo e ha avuto un calo drastico a causa delle scelte del governo sull’Ilva, abbiamo registrato uno dei risultati migliori, intorno al 7-8%

Ma a impossessarsi dei vostri temi, facendovi concorrenza, sono stati, ormai da anni, soprattutto i cinque stelle. Il loro crollo di consensi è una delle ragioni che vi fa sperare in una crescita?
Con il M5s c’è in effetti un rapporto di competizione, in cui stavolta abbiamo segnato noi qualche punto. A Taranto, dove loro erano fortissimi e hanno avuto un calo drastico a causa delle scelte del governo sull’Ilva, abbiamo registrato uno dei risultati migliori, intorno al 7-8%. Quando dico che possiamo solo crescere mi riferisco proprio a questo: lavoreremo per aggregare la componente ambientalista che è presente negli altri partiti.

Si sta già preparando alla campagna elettorale per le prossime politiche?
In effetti la possibilità di elezioni ravvicinate sembra abbastanza concreta. Si può prevedere che la Lega presenterà rapidamente al Movimento 5 Stelle il conto del risultato elettorale, con un’accelerazione dei provvedimenti sulla difesa, sull’autonomia regionale, Tav e altro. A quel punto i dirigenti del M5s si troveranno a dover scegliere fra dire di sì a tutto e assumersi la responsabilità di rompere e far cadere il governo. Vedremo che cosa sceglieranno, ma di sicuro non è una bella alternativa.

Nel frattempo resta la divergenza fondamentale fra l’Italia e il resto d’Europa sui temi dell’ecologia. Lei come pensa di colmarla?
È chiaro che si tratta di un percorso lungo e difficile. Abbiamo avuto per anni governi impegnati a legalizzare l’illegalità. Se lei va in Germania o in Olanda a spiegare i nostri condoni edilizi le persone fanno fatica perfino a capire di che cosa sta parlando. C’è una differenza enorme di cultura politica. Sui temi dell’ecologia, e non solo, l’Italia ha bisogno di riavvicinarsi ai paesi più progrediti d’Europa.

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