Borghi è tornato a ipotizzare l'uscita dell'Italia dall'Ue

Borghi è tornato a ipotizzare l’uscita dell’Italia dall’Ue

15 Febbraio 2019 12.49
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«Penso che questa opportunità sia l'ultima. Se a seguito di queste elezioni ci saranno i soliti 'mandarini' guidati dalla Germania a guidare le politiche economiche, sociali e migratorie, a uso e consumo della Germania e a nostro danno, io dirò di uscirne». Parola del responsabile economico della Lega Claudio Borghi, intervenuto a un dibattito della Cisl nel quale ha definito il progetto della Ue «fallimentare per l'Italia». «Se l'ambiente rimane tossico, io dirò andiamocene fuori», ha aggiunto Borghi, «o riusciamo a cambiare l'Ue o dovremo uscirne».

PER BORGHI L'UE È STATO «UN PROGETTO TOSSICO PER L'ITALIA»

Per il presidente della Commissione Bilancio della Camera «bisogna metabolizzare il lutto e capire che il progetto dell'Unione europea è un progetto che per l'Italia è stato tossico. Dal 2000 a oggi l'Italia è cresciuta del 3%. Abbiamo perso due decenni e li abbiamo buttati, non c'è stato nessun progresso economico». Un'architettura europea che, a suo dire, ha privilegiato la Germania e penalizzato l'Italia, applicando regole uguali per tutti senza tener conto delle differenze nazionali. «In questo bell'ambiente» – ha aggiunto – «che dovrebbe essere di solidarietà e fraternità abbiamo uno stato che è in vantaggio rispetto a noi, che ha meno disoccupazione, che è più ricco, che fa politiche espansionistiche e mercantiliste, che si finanzia a un tasso del 3% inferiore a noi. Che cosa dobbiamo fare, facciamo la gara contro Bolt con le gambe annodate?»

«L'EUROPA SMETTA DI CHIUDERE GLI OCCHI»

Se la Ue «invece di chiudere gli occhi sull'enorme surplus commerciale della Germania, che è fuori da tutte le regole, lo facesse rispettare, magari l'ambiente sarebbe meno tossico. Se la Ue invece di dire all'Italia di fare zero deficit valutasse quale è il Paese più in recessione e consentisse a quello di fare più deficit, sarebbe un ambiente meno tossico». In questo ambiente «non ci sarebbe lo spread perché ci sarebbe un cambiamento della mission della Bce in modo tale che diventi prestatore di ultima istanza, invece di utilizzare il mercato per bastonare gli Stati».

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