Com'è andato il ritorno in Borsa dei jeans Levi's

Com’è andato il ritorno in Borsa dei jeans Levi’s

21 Marzo 2019 15.59
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I jeans Levi's sono tornati in Borsa a Wall Street dopo il delisting del 1984. E il nuovo debutto non poteva andare meglio. L'azienda ha raccolto più di quanto si aspettassero gli analisti: 623 milioni di dollari, vendendo 36,7 milioni di azioni a 17 dollari l'una (l'attesa era per una cifra compresa tra i 14 e i 16 dollari): un prezzo in base al quale il valore di mercato del brand si attesta sui 6,6 miliardi di dollari. In occasione della quotazione, la Borsa di New York ha accantonato per un giorno il divieto di indossare jeans sul floor. Una parte dei 623 milioni raccolti con l'offerta pubblica iniziale sarà utilizzata dall'azienda per coprire spese operative e spese finanziarie, ma un'altra verrà destinata a ulteriori acquisizioni e investimenti strategici. La famiglia Hass, erede di Levi Strauss, continuerà a mantenere il controllo della società. Gli ultimi risultati di bilancio, aggiornati al 25 novembre 2018, registrano ricavi per 5,8 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 4,9 miliardi raggiunti nel 2017. L'utile netto è di 285,2 milioni. La storia della società risale al 1853, quando Levi Strauss si trasferì in California dalla Germania per aprire un negozio di tessuti. Vent'anni dopo si unì con uno dei suoi clienti, lanciando l'idea di usare dei rivetti in rame (una sorta di bottoncini) per creare pantaloni più resistenti, pensati per durare a lungo. Fu così che nacque l'azienda diventata in tutto il mondo sinonimo di blue jeans, con negozi aperti in più di 110 Paesi.

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