Bossi-Berlusconi, summit a Roma

Redazione
19/01/2011

Vertice tra il premier Silvio Berlusconi e tutto lo stato maggiore della Lega guidato dal leader Umberto Bossi a palazzo...

Vertice tra il premier Silvio Berlusconi e tutto lo stato maggiore della Lega guidato dal leader Umberto Bossi a palazzo Grazioli, mercoledì 19 gennaio. Al termine dell’incontro, a notte inoltrata, il Senatur ha confermato l’asse tra il Carroccio e Berlusconi, a patto che si voti subito il federalismo fiscale.
A via del Plebiscito erano presenti il ministro dell’Interno Roberto Maroni, quello per la semplificazione legislativa Roberto Calderoli, i presidenti di Veneto e Piemonte Luca Zaia e Roberto Cota, i capigruppo di Camera e Senato Marco Reguzzoni e Federico Bricolo. Al tavolo anche Rosy Mauro, vice presidente del Senato, insieme a Niccolò Ghedini avvocato del Cavaliere e al ministro della Giustizia Angelino Alfano.
HANNO MASSACRATO IL PREMIER Prima di entrare, il Senatùr aveva detto ai cronisti: «L’hanno massacrato: non si è mai sentito un presidente del Consiglio massacrato in quel modo. Pensate se agli uomini non piacessero le donne…».
Solo l’ultimo spezzone di una giornata molto intensa per il presidente del Consiglio. Berlusconi ha attaccato i pm politicizzati e ha annunciato una riforma della giustizia per fermare i magistrati che vogliono eliminare chi è stato democraticamente eletto. Pd e Terzo Polo, sia pure con diverse sfumature (i primi ipotizzando anche le elezioni i secondi no), hanno ribadito la richiesta di dimissioni del premier. Il Cavaliere punta la procura di Milano e in un videomessaggio ai promotori della libertà non risparmia accuse a quei magistrati che «hanno calpestato i più elementari principi della Costituzione per fini politici». Si tratta «di una procedura irrituale e violenta» che «non può rimanere senza un’adeguata punizione». L’intervento del premier arriva al termine dell’ennesima giornata di fibrillazioni sul caso ‘Ruby’ con la richiesta da parte di tutte le opposizioni di dimettersi dal suo incarico. Il Terzo Polo oltre a chiedere un passo indietro al Cavaliere ipotizza la possibilità di andare anche ad elezioni anticipate. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, è convinto che «molti italiani siano sconcertati per la gravità delle accuse mosse al presidente Berlusconi». E aggiunge ironico: «L’unico che trova qualcosa di divertente, in tutto questo clamore, è il presidente del Consiglio. Francamente non so cosa ci sia da divertirsi».
NAPOLITANO INVITA IL PREMIER A CHIARIRE La bufera giudiziaria che ha coinvolto il Capo del governo e le ricadute sull’intero dibattito politico sono seguite con grande attenzione da Giorgio Napolitano. In ambienti del Quirinale, nella sostanza, si conferma  quanto detto ieri dal Capo dello Stato nella nota diffusa ieri e cioé che il presidente del Consiglio deve chiarire la vicenda nelle sedi competenti, facendosi ascoltare dalla procura. Ma la possibilità che Berlusconi si presenti in tribunale a Milano è smentita dal diretto interessato che, in linea con quanto già affermato dai suoi legali torna a ripetere che i giudici del capoluogo lombardo «non hanno competenza né funzionale né territoriale. Vorrei fare il processo subito – dice ancora Berlusconi – ma con giudici super partes e non con pm che vogliono utilizzare questa vicenda come strumento di lotta politica’. Berlusconi non esita a ‘rincuorare’ i suoi elettori convinto che la vicenda non influenzerà il prosieguo della legislatura: «Io sono sereno –  ci tiene a dire alla fine del suo messaggio – state sereni anche voi perché la verità vince sempre. Il governo continuerà a lavorare».
RELAZIONE DI ALFANO E come segnale positivo il premier indica il voto alla Camera sulla relazione del ministro Angelino Alfano sullo stato della giustizia: «Abbiamo vinto noi con un margine di 20 voti. Considero questo voto di oggi – sottolinea – come quello del 14 dicembre un voto di rinnovata fiducia a me e al governo». Un riferimento, quello del premier, anche a quei voti che arrivano dal cosiddetto gruppo dei Responsabili che oggi ha visto ufficialmente la luce. Le accuse di concussione e induzione allo sfruttamento della prostituzione minorile a carico del presidente del Consiglio però sono, per le opposizioni, il segnale che la misura è colma e che il capo del governo deve dimettersi e recarsi in tribunale per difendersi dalle accuse.
ITALIA DEI VALORI A chiederlo da giorni sono l’Italia dei Valori e il Partito Democratico. «Noi non chiediamo le elezioni anticipate, non le temiamo ma non togliamo a Berlusconi le castagne dal fuoco – mette in chiaro Pier Luigi Bersani – è lui che deve levare dall’imbarazzo se stesso e il Paese, vada dai giudici da dimissionario e poi si rimetta alle decisioni del capo dello Stato. Stessa richiesta dal Terzo Polo che alza il tiro arrivando, appunto, ad ipotizzare anche la strada delle urne anticipate. «Le dimissioni sono un’opportunità anche per il centrodestra» dice Pier Ferdinando Casini che bolla le parole di Berlusconi contri i magistrati come «una dichiarazione di guerra di cui il Paese non ha bisogno»