Botte da orbi dentro e fuori le aule

Stefano Feltri
15/12/2010

Nei giornali del 15 dicembre: tutte le polemiche e gli scenari del dopo voto e la violenza di Roma.

«Battaglia persa, certo. Battaglia persa per tre dissociazioni che fanno male, soprattutto quella di Silvano Moffa, inaspettata e negata fino all’ultimo. E non vale dire (anche se tutti lo dicono) che è una battaglia».
Gianfranco Fini e i finiani hanno perso, Silvio Berlusconi ha vinto, lo ammette sulla prima pagina del Secolo d’Italia (giornale dei finiani) il direttore-deputato Flavia Perina. Il Corriere della Sera riassume così quello che è successo: «La sfiducia non passa per 3 voti, poi il capo del governo al Quirinale. Fli perde pezzi. Il premier: con Fini non tratterò mai più».
Abbondano di metafore belliche, tra sconfitte tattiche, vittorie strategiche, tregue, ritirate e spartizioni del bottino. I bollettini dal fronte riferiscono esiti opposti dello scontro: per i giornali più vicini al governo Fini è stato annichilito, per quelli che propendono per l’opposizione Berlusconi è di fatto finito (ha dimostrato di poter contare su 314 voti, mentre la maggioranza alla Camera è di 316).
Sempre sul Secolo, il deputato centrista dell’Api Bruno Tabacci riassume: «Il governo, preoccupato dai problemi giudiziari del premier, si è premurato di avere una larga maggioranza in Comissione giustizia, però non ha più la maggioranza garantita in tutte le altre». E senza maggioranza nelle commissioni, governare è un po’ complicato.
E adesso? Le tesi su quel che sta per succedere sono molte: Futuro e libertà si sfalderà (secondo Il Giornale), Fini si dimetterà per ricompattare i suoi e preparare le elezioni (lo ipotizza Repubblica), nel gruppo misto nascerà un nucleo di ex-finiani con l’obiettivo di calamitare altri scontenti (Il Foglio), forse sono meglio le elezioni subito se non si trova l’accordo con l’Udc (Libero, che in prima pagina mette Berlusconi mentre dedica il gesto dell’ombrello a Fini, titolo «Tiè»).
L’Unità non si concentra tanto sui finiani quanto sull’altro partito sbocconcellato da Berlusconi: l’Italia dei Valori. Titolo di copertina: «Governo Scilipoti». E dentro si chiarisce a chi vengono attribuite le colpe del salvataggio sul filo di un governo agonizzante: «L’Idv alla resa dei conti. Il Pd: perso per colpa loro».

L’Italia peggiore 

Mentre i deputati si insultavano in Aula, fuori il Parlamento era assediato, il centro di Roma avvolto da fiamme e fumo. «Ha vinto l’Italia peggiore», titola il Fatto Quotidiano, con doppia foto di rissa parlamentare e scontri nelle strade. «Lo schifo per una politica che si prostituisce a chi offre di più non può essere un alibi per i teppisti, ma spiega una realtà», scrive il direttore Antonio Padellaro.
Nessun quotidiano spiega bene chi fossero i ragazzi con i caschi, le sciarpe e le spranghe.
Su Repubblica Carlo Bonini racconta che due leader ormai attempati di altre proteste, Luca Casarini e Francesco Caruso, guardavano la piazza senza capirci poi molto.
Su La Stampa si analizza la scena del finanziere che assediato e picchiato estrae la pistola ma, per fortuna, non spara. Libero lo eleva al ruolo di eroe di una giornata in cui il bilancio poteva essere ben superiore a qualche decina di feriti. «La scelta di chiudere il centro storico creando di fatto una zona rossa ha probabilmente contribuito ad eccitare gli animi dei più facinorosi», scrive sul Corriere Fiorenza Sarzanini.

Scoop

Colpo del Giornale, che in prima pagina riesce a intervistare addirittura Vittorio Feltri, il direttore editoriale del Giornale medesimo che non può scrivere perché sospeso dall’ordine dei giornalisti (colpa del caso Boffo). Sintesi: «Ha vinto Berlusconi come al solito. Fini è stato ridicolizzato: dovrebbe andare in esilio. Ora Casini in maggioranza, oppure al voto in marzo».
E se fossero le ultime parole di Feltri stampate sul Giornale? Luca Telese, sul Fatto, racconta l’alleanza che potrebbe ridefinire gli equilibri nel giornalismo di destra: Feltri torna a Libero, insieme al direttore attuale Maurizio Belpietro rileva quote del giornale (controllato dalla famiglia Angelucci) e i due tentano un rilancio sul modello dei giornalisti-editori di Repubblica ieri e del Fatto oggi. Si vedrà.

Frattanto, nel mondo reale

Superate le paginate politiche, e ci vuole un po’, si scopre che anche fuori da Roma qualcosa succede. A Torino il pm Raffaele Guariniello chiede 16 anni e mezzo per il capo della Thyssen Krupp, accusato di omicidio volontario di sette operai morti nel 2007 in un rogo nella fabbrica. «Era vietato chiamare i pompieri», racconta sul Fatto Giorgio Meletti, in una ricostruzione della notte della strage alla luce di quanto emerso nella requisitoria dell’accusa.
Su Repubblica Conchita Sannino spiega che l’onorevole Marco Milanese avrebbe qualche guaio: «Inchiesta sulle frodi assicurative. Indagato il consigliere di Tremonti». C’è ancora qualche verbo al condizionale, ma il succo è questo: «Oggi sarebbe indagato per oscuri scambi intrecciati con la banda delle scatole vuote», cioè un sistema di truffatori che è finito al centro di un’inchiesta della procura di Napoli.
Muore Richard Holbrooke, forse il diplomatico più importante degli ultimi vent’anni. Alla stampa italiana interessa pochino, sul Giornale Fausto Billoslavo riassume così la sua carriera: «Più bravo in guerra che in pace, a suo agio con Karadzic e Milosevic, chiuse il conflitto in Bosnia. Ma la sua missione in Pakistan e Afghanistan è stata un fallimento».

Da non perdere

Ben nascosto a pagina 54 del Corriere e con il solito titolo respingente, c’è un editoriale di Salvatore Bragantini che va assolutamente letto. Trama: come farà Telecom Italia a promuovere l’azione di responsabilità contro la vecchia gestione se gran parte dei suoi vertici attuali sono legati a doppio, triplo e quadruplo filo alle persone (Marco Tronchetti Provera) a cui l’azienda deve chiedere i danni?
Ci sarebbero le nuove norme della Consob sulle «parti correlate» che «la consueta battaglia di retroguardia ha già in parte depotenziato». Ma comunque potrebbero avere un effetto concreto, perché sono potenzialmente in grado di «spurgare l’aria di tanti miasmi ammorbanti» .